Una cura a domicilio per rallentare la SLA

Avvio del progetto pilota italiano

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La SLA (sclerosi laterale amiotrofica) è una malattia neurodegenerativa che colpisce selettivamente i motoneuroni, sia centrali sia periferici, conducendo a rigidità muscolare e progressiva debolezza, fino a importanti difficoltà riscontrate nella parola, deglutizione e respirazione. Attualmente non esistono cure note, ma l’ammontare delle conoscenze riguardo tale patologia, accumulate in anni e anni di ricerca, lascia ben sperare in un futuro più radioso. Qualche ora fa, infatti, è stato presentato nell’Aula Magna Trapezio dell’Università Campus Bio-Medico di Roma un progetto pilota tutto italiano, a cura della stessa Università Campus Bio-Medico di Roma e dell’Istituto Auxologico Italiano Irces di Milano, volto alla valutazione dell’efficacia della stimolazione magnetica statica della corteccia cerebrale nel contenimento della progressione della malattia.

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Alcuni studi preliminari, effettuati a partire dal 2004 da Vincenzo di Lazzaro, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurologia del Policlinico Universitario di Roma, hanno dimostrato difatti che una stimolazione magnetica cerebrale non invasiva può ridurre notevolmente la velocità di progressione della patologia. L’elemento innovativo e rivoluzionario dell’odierno progetto consiste, però, nell’opportunità di una stimolazione costante nel tempo, effettuata direttamente da casa, tramite apposito caschetto. Uno speciale caschetto rilasciante mini-scosse indolori con l’obiettivo di contenere e ridurre la sintomatologia tipica. “Oggi abbiamo finalmente a disposizione una metodica di stimolazione che i pazienti possono facilmente utilizzare a casa tutti i giorni” precisa di Lazzaro per AdnKronos Salute. La speranza è che una stimolazione transcranica prolungata nel tempo possa avere una efficacia ancora maggiore, rispetto ad una saltuaria e sporadica stimolazione effettuata in ospedale. Lo studio pilota prevede un campione di 40 pazienti affetti da SLA, di età compresa tra i 18 e i 75 anni, suddivisi in due differenti gruppi: un gruppo sperimentale a cui sarà somministrata la stimolazione suddetta e un gruppo di controllo a cui verrà riservata una condizione di placebo.

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Le frontiere della ricerca sulla SLA sono ancora tutte da esplorare: nuovi contributi conoscitivi sull’origine biogenetica della malattia hanno permesso di ottenere nuove informazioni e indicazioni su meccanismi inediti e fattori genetici alla base della patologia. Interessanti risultano proprio le terapie personalizzate per la correzione dei difetti genetici causali, sia per il gene Sod1, sia per il gene C9orf72. “È prevedibile una primavera terapeutica - sostiene di Lazzaro per AdnKronos - per una malattia finora drammaticamente incurabile che può rappresentare, però, il riferimento per tutta la patologia neurodegenerativa”.

Elena Indraccolo

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