Un mondo sempre più connesso

Social sempre più parte di noi

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La pervasività raggiunta dai social media nelle nostre vite ha ormai raggiunto livelli di copertura mondiale della popolazione. Ci siamo dotati di protesi tecnologiche che ci permettono di amplificare a dismisura i nostri sensi e le nostre emozioni, ma anche di rendere sterili molte nostre relazioni in passato substrato fondamentale di molte e fondamentali esperienze. Il motivo per cui i social di ogni genere sono diventati oggetto d’uso e consumo dal successo pressoché totale e intergenerazionale, è il supporto portatile e tascabile che abbiamo sempre con noi: lo smartphone.

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Oggi i due terzi della popolazione mondiale è collegata alla rete, con oltre 4,4 miliardi di utenti, un numero impressionante di persone impegnate quotidianamente a districare la propria vita tra online e offline attraverso un utilizzo spasmodico e spesso patologico dei propri device. L’utilizzo dei social mantiene spesso modalità di approccio e di metodo d’uso che variano da generazione a generazione e ultimamente, il Global web Index, ha pubblicato un grafico sul quale sono messe a confronto quelle che sono a oggi le principali differenze tra generazioni nell’uso dei social in base ai dati di circa 114.000 utenti di Internet. Partendo dalle consuete e ormai note distinzioni generazionali, è possibile stilare una tabella su come vengano gestite e usate le varie piattaforme di condivisione.

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I nati tra il ’45 e il 1960, i Baby Boomers, ovvero coloro i quali provengono dall’immediato dopoguerra, sono una generazione non ancora schiava della tecnologia, perché non cresciuta già immersa nella tecnologia a differenza dei ragazzi di oggi, e dunque si classificano all’ultimo posto nell’uso dei social nonostante un aumento negli ultimi tempi del loro utilizzo.

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Si passa poi all’analisi della cosiddetta Generazione X, i nati tra il 1960 e il 1980, nota anche come “MTV Generation”. Essa è stata una generazione di passaggio, cresciuta negli anni in cui internet stava prendendo il volo e i new media erano in fase di incubazione. Secondo i dati della Global Web Index, in media, gli appartenenti alla Generazione X trascorrono quasi due ore al giorno sui social media, una cifra che li classifica subito dopo i Boomers.

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I nati nel ventennio successivo ai Gen X, i Millenials (1980-2000), secondo i dati raccolti dal Global Web Index, sono sì coloro i quali hanno vissuto in pieno l’onda lunga del web nelle vite di ognuno di noi, ma sono anche coloro che attualmente mostrano di preferire, anche se di poco, altre attività rispetto al tempo trascorso sui social.

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Arriviamo infine alle nuove generazioni, la Generazione Z, i nati nel XXI secolo, cioè tutti i giovanissimi nati già online. Sono la generazione più collegata alla rete di tutte, un’attività quotidiana indefessa con una media di 2 ore e 55 minuti trascorsi a scrollare, chattare, taggare e postare senza sosta. L’utilizzo dei social nel mondo, così come si può evincere visionando i dati impressionanti del Global web index, è in costante crescita nonostante la disaffezione degli stessi giovanissimi nei confronti di piattaforme come Facebook e Twitter e nonostante i ripetuti scandali sul monitoraggio delle nostre attività e sulla privacy di milioni di cittadini inconsapevoli. Ciò che sembra essere stato rivoluzionato è un vissuto diverso. Nell’immaginario tecnologico trainato dalle protesi che ci portiamo in tasca, il nostro ruolo nel mondo sta cambiando, sta assumendo una prospettiva escatologica diversa che ne determina un ruolo in cui la proiezione di ciascuno diventa desiderio e utopia proiettati all’unisono in uno schermo dai mille colori, specchio di un mondo socialmente frammentato ma, simbolicamente, unificato dalle élite della rete.

Andrea Alessandrino

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