UNA MORTE DIMENTICATA

A DISTANZA DI ANNI, IN POCHI RICORDANO L’EROICO SACRIFICIO DI GIORGIO AMBROSOLI

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"L’eroe borghese, un fedele servitore dello stato". Con questi elogi viene ricordato Ambrosoli, simbolo della lotta ai potere occulti.

Eppure, a distanza di quarant’anni dal suo assassinio, in pochi ricordano la figura carismatica di quest’uomo, che ha contribuito a risvegliare negli animi degli italiani il concetto dimenticato della legalità unito al senso del dovere.

Chi era Giorgio Ambrosoli? Nominato nel 1974 liquidatore della Banca privata italiana di Sindona, negli anni del suo lavoro scoprì gravi irregolarità nella gestione facendo emergere il lato oscuro dello stesso.

Sapeva bene a cosa andava incontro, ma nello stesso tempo non si è risparmiato un attimo per arrivare alla verità. Quella verità che doveva passare per forza di cose attraverso un duro scontro con Sindona.

Non ha bisogno di presentazioni il banchiere siciliano, capace, nel corso della sua carriera, di stringere importanti alleanze come quella con le gerarchie vaticane.

Lo stesso banchiere, agli inizi del suo crollo finanziario nel 1974, definirà Ambrosoli “un grandissimo incompetente".

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Purtroppo, come ben sappiamo, Giorgio Ambrosoli è stato lasciato solo dallo stato, quello stesso stato che era stato capace di affidargli una situazione difficile. La sua incolumità è stata sottovalutata da tutti, nonostante avesse ricevuto sei mesi prima diverse telefonate minatorie, una delle quali affermava in maniera atroce: "Merita di morire come un cornuto".

Quelle che erano solo paure si sono concretizzate l’11 luglio 1979, quando lo stesso Ambrosoli venne ucciso per mano di William Aricò, detto “Billy lo sterminatore”.

La triste storia non si conclude qui, perché ai funerali, che si sono svolti tre giorni dopo, non era presente nessuna rappresentanza delle istituzioni statali, gettando nell’incredulità l’opinione pubblica.

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Ambrosoli non era simpatico a tutti per via della sua trasparenza. A farlo capire chiaramente è stato Andreotti in un’intervista: "Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo era una persona che se l’andava a cercare" ha dichiarato.

Al di là delle incomprensioni, resta la testimonianza viva di un uomo che ha saputo esprimere al meglio la fedeltà verso lo stato. Lui stesso scrisse in una lettera indirizzata alla moglie: "Sapevo bene a cosa andavo incontro, ma non mi lamento perché per me è stata un’occasione unica per fare qualcosa a vantaggio del paese".

Giuseppe Capano

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