UNA MAFIA MAI DEL TUTTO COMPRESA

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“Un fenomeno malavitoso che continua a far parlare di sé”. Con queste parole si esprime la Dia nella relazione semestrale volta a circoscrivere l’entità del fenomeno mafioso nella capitanata.

Purtroppo la provincia di Foggia vanta un triste primato, perché, secondo i dati raccolti dal Sole 24 ore, pare che sia la prima provincia pugliese per reati compiuti. Infatti, dall’inizio del 2019 si sono verificate ben otto esplosioni di bombe nei confronti delle varie attività commerciali.

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Ovviamente non si tratta dell’unica tipologia di reato registrata: sono frequenti anche gli attentati fra i vari clan, le estorsioni e il riciclaggio di denaro. Questa mafia non può vantare il giro d’affari della Camorra, di Cosa Nostra o della ‘Ndrangheta, ma è sicuramente una fra le più cruente per le modalità con cui vengono compiuti determinati delitti. Tutto ciò è stato sottovalutato dai media e dall’opinione pubblica, ed è per questo che la mafia della capitanata ha gettato radici profonde sul territorio.

A evidenziare tali sfumature è stato il Procuratore capo della Repubblica di Foggia, nel corso di una relazione presso il Csm. In quell’occasione si parlò di ben tre mafie presenti nel territorio della capitanata: la mafia foggiana, la mafia garganica che opera nei territori di San Nicandro garganico e Apricena, e infine la mafia cerignolana che include Cerignola, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia.

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La “quarta mafia”, come l’ha definita il pm Gatti, è diventata un’emergenza nazionale, spingendo lo stato a contrastare in maniera decisiva la malavita foggiana. Per questo il 5 febbraio l’operazione “Chorus”, condotta da polizia, carabinieri e guardia di finanza, ha inferto un grave colpo a tutto il sistema organizzativo mafioso, dando un chiaro messaggio della presenza dello stato.

Il fenomeno appare in tutta la sua gravità se si considera che tutte le vittime di mafia del 2018 provengono dalla mafia foggiana. Don Ciotti (presidente di Libera), intervenuto nella trasmissione Che tempo che fa, ha tenuto a specificare che le vittime sono persone e non numeri ed è per questo che vanno chiamate per nome.

Momentaneamente non si sa quale sia la soluzione per debellare la mafia della capitanata; sicuramente, con la sinergia fra cittadini e istituzioni si può aspirare alla tanta sospirata “legalità”.

Giuseppe Capano

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