UK IN STALLO PER UNA BREXIT SEMPRE PIÙ “HARD”

Mind the gap!

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Il Regno Unito sembra trovarsi ancora in un punto morto tra vari sbocchi che, per un motivo o per un altro, risultano in realtà vicoli ciechi; e tutto ciò a poco tempo dal Consiglio europeo straordinario, indetto per il prossimo 10 aprile. Sarà in occasione di questa plenaria che il governo May dovrà decretare la sua scelta definitiva riguardo l’indirizzo da assumere sulla questione Brexit, un tema cruciale su cui si è fermi da mesi e che sembra essergli sfuggito di mano. Quattro “indicative votes” sono stati presentati alla House of Commons nelle ultime settimane; si tratta di un iter proprio del Parlamento britannico, di natura consultiva, dunque non vincolante, per captare le varie posizioni presenti nella Camera, in riferimento a determinati argomenti. In questo caso specifico si è trattato di alcune proposte alternative al piano previsto da Theresa May sull’uscita dall’UE, fortemente sentite dall’opposizione; sarebbero stati presentati piani opzionali quali: la permanenza di Londra post-Brexit nell’unione doganale, l’appartenenza addirittura al mercato unico, la richiesta di un secondo referendum su qualsiasi piano approvi il Parlamento e un ulteriore rinvio della Brexit per evitare il No Deal. La maggioranza di governo, che anche secondo quanto criticato dal deputato autodimessosi dal partito, sarebbe «incapace di compromessi», ha affossato queste proposte.

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Un ulteriore tentativo per gli «indicative votes» è però già previsto per mercoledì prossimo. Intanto la premier inglese ha indetto un consiglio dei ministri random che si protrarrà per una durata di 5 ore, per permettere all’esecutivo di comprendere il modo migliore per uscirne da questa situazione di stallo. Nonostante la forte instabilità che scuote attualmente il partito conservatore, considerando anche la fragile condizione fiduciaria della May, infatti si è consapevoli che l’ipotesi di nuove elezioni, soluzione che richiederebbe l’UE di fronte alla richiesta di un nuovo rinvio, è impensabile sia per il paese che per il partito stesso. Ma anche l’ipotesi No Deal non è molto auspicabile, in quanto oltre ai rischi per l’economia britannica, comporterebbe il pagamento di un’indennità che potrebbe arrivare a sfiorare i 10 miliardi. L’opzione di un nuovo referendum, soprattutto di fronte a nuovi sondaggi che pare offrano risultati opposti a quelli della prima vicenda referendaria, sembra la più coerente tra tutte, come replica anche Hammond, Cancelliere dello scacchiere. Preoccupa invece la possibilità di un’azione kamikaze della May, che potrebbe voler presentare alle camere il suo piano per la quarta volta, dopo ben tre bocciature; questa volta però accompagnato da un voto di fiducia sul governo. Intanto, in queste ore, Il Primo ministro del Regno Unito, rivolgendosi alla nazione e ai laburisti, ha detto da Downing Street di desiderare un nuovo rinvio per trovare un accordo a questa Brexit sempre più hard: “La miglior soluzione è lasciare la Ue con un deal”. Mind the gap!

Federica Scippa

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