Twitter, stop alla propaganda politica in difesa della giusta informazione

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cms_14767/2.jpgIl blocco partirà da novembre e saranno banditi gli annunci politici fatti su una della piattaforme più note al mondo, Twitter. L’azienda di San Francisco intende con questa mossa difendersi dalla critiche piovutele addosso a proposito della diffusione di disinformazione che molti esponenti politici hanno manifestato accusando proprio i social network di far proliferare messaggi atti a confondere e spesso a indirizzare verso false affermazioni politiche i cittadini.

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È stato uno dei fondatori di Twitter nonché ad dell’azienda americana Jack Dorsey, a spiegare i motivi di questa scelta attraverso una serie di tweet in cui veniva sottolineata la forza propulsiva e dirompente che ha la pubblicità/propaganda in rete, causa di rischi politici in grado di influenzare l’opinione pubblica. La policy di Twitter da novembre in poi dunque vieterà annunci su ogni tipo di questione politica e ogni tipo di propaganda a favore di candidati politici. I motivi di questa scelta rivoluzionaria è da ricercare nella forza insita nel mezzo social. È in corso da alcuni anni un assalto alla diligenza dei social network, nuovo mezzo di propaganda politica molto più efficiente perché diretto, immediato e dal forte engagement, rispetto ai tradizionali canali di comunicazione come televisione, radio e stampa.

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Un esempio sono state le ultime elezioni americane vinte dal tycoon Donald Trump che ha sovvertito i favori della vigilia espressi dai sondaggi tutti indirizzati a favore della candidata democratica Hillary Clinton. Sulla scia di questo prestigioso antecedente, vi è stata un’infornata di politici di ogni schieramento nello sfruttare le piattaforme di condivisione anche con annunci pubblicitari, in particolare su Twitter e Facebook, non solo ottimi strumenti per scopi propagandistici, ma anche eccezionali mezzi per tastare quotidianamente l’umore degli elettori grazie all’immediatezza della comunicazione.

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Da parte sua e al contrario il maggior competitor di Twitter, Facebook, lascia ampio margine di manovra riguardo agli annunci politici, permettendo spesso il proliferare sulla sua piattaforma di notizie non sempre attendibili. Si pensi all’algoritmo che regola la cosiddetta News Feed di Facebook, ovvero il flusso di notizie - post degli amici, “mi piace” e tutte le attività personali -, che appare quando effettuiamo l’accesso (login) alla piattaforma. L’algoritmo in questione opera in maniera autonoma e genera una selezione di quei dati (si calcola siano oltre 1500 storie per ogni utente) che, sulla base delle nostre attività e dei nostri gusti, sono identificati come i più rilevanti, si presume, per noi. Il processo di selezione alla base della selezione delle notizie che ci appaiono sulle nostre bacheche è manovrato sì da un algoritmo, ma si ricorre anche all’intelligenza artificiale, ovvero all’apprendimento automatico, in gergo machine learning, che consente alla piattaforma di riconoscere e fissare in memoria tutte le nostre preferenze per far sì che vi sia una News Feed con il tempo su misura in base ai nostri gusti e alle nostre preferenze.

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Il wall che giornalmente scrolliamo con il dito quando accediamo a Facebook dunque è frutto di una complicata elaborazione dati filtrata attentamente attraverso un gatekeeping, un cancello che fa passare o meno, tutte le informazioni (testo video, foto) preferite da parte di noi utenti perché selezionate su misura dei nostri gusti. Tornando a Twitter, l’inversione a u sulla propaganda politica sembra una mossa in prospettiva: nel 2020 vi saranno le elezioni americane, e probabilmente per evitare ciò che è accaduto nel 2016 (russiagate e tweet sponsorizzati), si cerca di ridurre la portata delle inserzioni politiche. Se però da una parte l’intento di Twitter è nobile perché si schiera dalla parte dell’utente difendendone il diritto a un’informazione scevra da contaminazioni esogene, dall’altra le nuove regole dettate contro la disinformazione si scontrano con la natura liquida del mezzo, ovvero della capacità di sviare dal seminato tracciato per avere un’opinione pubblica consapevole grazie o a causa di, per esempio, meccanismi come i bot in grado di generare e proporre tweet in maniera automatica, un’arma potentissima in mano a chi fa della disinformazione una risorsa propagandistica non indifferente.

Andrea Alessandrino

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