Turchia, Trump: "Grati a Erdogan per lotta al terrorismo"

Gaza 24 morti e più di 70 feriti - Hong Kong, notte di sconti: sgomberata università

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Turchia, Trump: "Grati a Erdogan per lotta al terrorismo"

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"Sono un grande fan di Erdogan e sono grato al presidente ed al popolo turco per la cooperazione nella lotta al terrorismo". Lo ha detto Donald Trump in una conferenza stampa alla Casa Bianca dopo l’incontro con Recep Tayyip Erdogan. La Turchia è "un grande alleato della Nato ed un partner strategico, abbiamo avuto un colloquio franco e molto produttivo", ha aggiunto il tycoon che poi ha lanciato una frecciata all’Ue: "Penso francamente che l’Europa dovrebbe spendere di più per i rifugiati" siriani che si trovano in Turchia, "al momento paga soprattutto la Turchia".

"Abbiamo arrestato oltre 200 terroristi che erano fuggiti dalle prigioni dell’Isis" in Siria, ha annunciato dal canto suo Erdogan, sottolineando la necessità di "continuare a combattere Daesh, specialmente dopo la morte di Abu Bakr al Baghdadi". "Non abbiamo problemi con i curdi, abbiamo problemi con i terroristi. Combattiamo i terroristi, punto. Terroristi non hanno nazionalità, etnia o bandiera. Se non li combatti, pagherai il prezzo", ha spiegato poi Erdogan, ribadendo di "non avere problemi con i nostri fratelli e le nostre sorelle nel nord dell’Iraq e nel nord della Siria". Quanto ai rapporti con gli Usa, la risoluzione approvata dalla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti sul genocidio armeno "getta un’ombra", ha detto Erdogan.

Trump ha parlato anche della fase pubblica dell’indagine che potrebbe portare al suo impeachment: "Non ho visto neanche un minuto delle udienze sull’impeachment, ero con il presidente Erdogan, che è molto più importante", ha detto il presidente Usa, tornando a parlare di "caccia alle streghe, è una vergogna".

Gaza 24 morti e più di 70 feriti

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Sale ancora il bilancio dell’escalation di violenze nella Striscia di Gaza dopo l’uccisione ieri in un raid israeliano del comandante militare della Jihad Islamica, Baha Abu al-Ata. Secondo il portavoce del ministero della Sanità di Gaza, Ashraf al-Qudra, da ieri mattina sono almeno 23 i palestinesi morti e 71 quelli rimasti feriti nell’enclave palestinese. Tra le vittime ci sono anche donne e bambini. La Striscia di Gaza è controllata da Hamas.

Intanto le forze della sicurezza israeliana hanno colpito obiettivi della Jihad Islamica questa mattina nella Striscia di Gaza. Lo ha reso noto un portavoce dell’esercito israeliano citato dal sito di Ynet e spiegando che il gruppo palestinese si sta riorganizzando dopo il raid di ieri. L’esercito ha quindi rivendicato l’uccisione del comandante della Jihad Islamica Khaled Moawad Farraj. Era uno dei leader delle Brigate al-Quds, aveva 38 anni. La Jihad Islamica ha confermato su Twitter l’uccisione di Farraj, postando la foto del suo corpo senza vita e promettendo vendetta. Intanto, alle prime ore di oggi, affermano le autorità israeliane, sono circa 400 i razzi lanciati dalla Jihad Islamica verso Israele.

La Jihad Islamica si sta preparando a ’’diversi giorni di combattimenti e ha diverse opzioni sul tavolo’’. Lo ha affermato questa mattina il portavoce dell’esercito israeliano, il generale Hidai Zilberman, dicendo che la calma durante la notte non era indicativa di un cessate il fuoco, ma piuttosto che la Jihad Islamica stava gestendo la propria scorta di armi per diversi giorni di combattimenti. "La Jihad islamica palestinese ha ripreso a sparare questa mattina e il gruppo intende sparare missili in un modo simile a quello che abbiamo visto ieri - ha detto Zilberman ctato dal Jerusalem Post -. La Jihad islamica è meticolosa e gestisce le sue scorte per diversi giorni di combattimenti. Mantiene tutte le loro opzioni sul tavolo".

Secondo il portavoce, Hamas non è ancora stato coinvolto nei combattimenti, ma "la situazione è fragile" e per questo l’esercito israeliano ha preso di mira posizioni e infrastrutture che la Jihad Islamica potrebbe usare per ferire o uccidere civili. "Non stiamo attaccando Hamas e gli obiettivi della Jihad Islamica che colpiamo non sono al centro di Gaza City, perché comprendiamo che stiamo camminando su una corda tesa. Non vogliamo uccidere civili che potrebbero portare Hamas a unirsi al combattimento".

L’esercito israeliano è quindi impegnato a raccogliere informazioni sui bersagli della Jihad Islamica nella Striscia di Gaza. "Abbiamo una banca dati abbastanza ricca degli obiettivi della Jihad Islamica e continueremo a preparare opzioni aggiuntive, sia difensive che offensive", ha affermato Zilberman. Mentre l’esercito israeliano afferma di non volere che la situazione si intensifichi in un’operazione militare all’interno della Striscia di Gaza, questa mattina c’è stato un piccolo aumento nello schieramento di truppe lungo la barriera di confine di Gaza. L’esercito israeliano ha quindi affermato che il 90 per cento dei missili lanciati dalla Striscia e diretti verso le aree residenziali sono stati intercettati dal sistema di difesa missilistica Iron Dome. Dei razzi non intercettati, il 60 per cento è caduto in aree non abitate.

Hong Kong, notte di sconti: sgomberata università

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La polizia ha sgomberato il campus dell’Università cinese di Hong Kong, teatro di violenti scontri iniziati nella notte. Gli agenti sono intervenuti con gas lacrimogeni e pallottole di gomma, mentre gli studenti si sono difesi con barricate e bombe molotov, ma anche archi e frecce in dotazione del centro sportivo universitario. Intanto, giunti ormai alla 23esima settimana di protesta, la città appare paralizzata con la metro ferma, le scuole chiuse e diversi blocchi stradali. E all’ora di pranzo, centinaia di colletti bianchi hanno manifestato a favore degli studenti a Central, il distretto degli affari.

La polizia di Hong Kong ha dichiarato di aver usato 1.567 bombole di gas lacrimogeni, 1.132 pallottole di gomma e 126 ’granate spugna’ per cacciare gli studenti barricati nell’università, 142 dei quali sono stati arrestati. Secondo gli agenti, il campus era diventato "una fabbrica di armi" e gli studenti hanno lanciato almeno 400 bombe molotov contro le forze di sicurezza.

Lo sgombero dell’università non ha messo fine alle proteste. All’ora di pranzo, racconta il Guardian, centinaia di impiegati in abito da ufficio sono scesi per il terzo giorno di seguito nelle strade di Central, il distretto degli affari.

"Non sparate sui nostri giovani" era uno degli slogan sui cartelli di protesta dei colletti bianchi, che hanno disseminato le strade di mattoni per ostacolare il traffico. Ci sono stati insulti e lanci di oggetti contro la polizia davanti alla Borsa, con gli agenti che hanno picchiato alcuni manifestanti. Davanti ad un grattacielo di uffici, la polizia ha ammanettato un giovane con la testa insanguinata, mentre la folla urlava: "liberatelo".

Redazione

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