Trump ’chiude’ con l’ambasciatore Gb

Finisce l’era Tsipras - Marò, l’udienza finale - "Vittime sottomarino hanno evitato catastrofe planetaria"

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Trump ’chiude’ con l’ambasciatore Gb

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"Non tratteremo più con lui". Con un tweet al vetriolo, Donald Trump dichiara di non volere più aver nulla a che fare con l’ambasciatore britannico Kim Darroch che in documenti riservati pubblicati dai media lo ha definito "goffo" e "inetto". Il presidente americano non risparmia stilettate alla premier britannica uscente Theresa May, che oggi ha rinnovato la sua fiducia al diplomatico, aggiungendo di non vedere l’ora che ci sia un nuovo capo del governo.

"Sono stato molto critico del modo in cui il Regno Unito e il primo ministro Theresa May hanno gestito la Brexit - ha twittato Trump - Che pasticcio hanno fatto lei e i suoi rappresentanti. Io le ho detto come doveva fare, ma lei ha scelto di fare altrimenti. Non conosco l’Ambasciatore, ma non è apprezzato negli Stati Uniti. Non tratteremo più con lui. La buona notizia per il meraviglioso Regno Unito è che presto avremo un nuovo Primo ministro. Ho veramente apprezzato la meravigliosa visita di Stato del mese scorso, ed è stata la Regina che mi ha colpito di più".

L’amministrazione Trump "è molto efficace" e le parole dell’ambasciatore britannico a Washington sono frutto di un suo "punta di vista personale", ha affermato il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt aggiungendo: "Ci sono 13mila persone che lavorano per il Foreign office estremamente brillanti, capaci e devote - ha sottolineato il capo della diplomazia britannica in una conferenza stampa - E li paghiamo perché ci diano valutazioni franche sulla situazione nei Paesi in cui servono, che è quello che il nostro ambasciatore a Washington sta facendo. Ma è un suo punto di vista personale". Secondo Hunt, "in questo edificio ci saranno molte persone che non concordano con quel suo punto di vista. E io stesso non sono d’accordo con alcune delle opinioni che abbiamo visto in quei memo". "Ho detto - ha concluso il ministro degli Esteri - che penso che l’amministrazione sia molto efficace e noi abbiamo la relazione più forte ed una partnership basata sulla condivisione di valori comuni".

Nel frattempo il governo britannico ha annunciato di voler aprire un’inchiesta formale sulla fuga di memo riservati risalenti al 2017 e contenenti i giudizi di Darroch sull’amministrazione Trump. "Ora si procederà all’avvio di un’inchiesta formale sulla fuga di memo", ha reso noto un portavoce del Foreign Office parlando con la Dpa con riferimento alla pubblicazione del materiale da parte della stampa.

Finisce l’era Tsipras

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Si è conquistato il credito dell’Europa traghettando la Grecia fuori dal bailout internazionale e risolvendo l’annosa disputa sul nome della Macedonia. Ma ad Alexis Tsipras non è servito a molto: il suo popolo gli ha voltato le spalle, segnando la fine della sua era. Alle elezioni anticipate trionfa il centrodestra e il partito Nea Demokratia guidato da Kyriakos Mitsotakis prende il 40%, aggiudicandosi 158 dei 300 seggi complessivi in Parlamento.

Il nuovo primo ministro ha diffuso la lista dei suoi ministri, solo due sono donne. Alle Finanze va Christos Staikouras, 45enne economista, mentre agli Esteri è stato scelto il 59enne europeista Nikos Dendias, che è già stato titolare di Giustizia, Difesa e Protezione civile. Nikos Panagiotopoulos diventa ministro della Difesa, Adonis Georgiadis va allo Sviluppo e gli investimenti, mentre Vassilis Kikilias sarà il titolare della Salute.

L’ex presidente del Consiglio di Stato Panagiotis Pikrammenos, che nel 2012 è stato brevemente primo ministro ad interim nel picco della crisi economica, sarà vice primo ministro. Le uniche due donne del nuovo governo ellenico sono Niki Kerameus alla Pubblica Istruzione e Lina Mendoni alla Cultura. La maggior parte dei membri dell’esecutivo sono fidati collaboratori di Mitsotakis, sottolinea il sito Ekhatimerini. La lista dei ministri è stata annunciata dal nuovo portavoce del governo, Stelios Petsas. Domani ci sarà il giuramento, mentre la prima riunione dell’esecutivo è fissata per mercoledì. Mitsotakis ha prestato oggi giuramento.

Discendente di una delle principali dinastie politiche della Grecia, il nuovo primo ministro ha comunque saputo ritagliarsi un’immagine di uomo nuovo, cui la Grecia può affidarsi per rilanciare l’economia su basi più solide, diventando un Paese più moderno che non cresce soltanto grazie al turismo. Liberale in economia e in politica, ha scelto un linguaggio rassicurante e pacato verso gli elettori, promettendo riforme e tagli alle tasse. Cosmopolita, con studi ed esperienze di lavoro in campo finanziario all’estero, Mitsotakis ha vinto le primarie del suo partito nel 2016 contro il vecchio establishment di Nuova Democrazia. Il doppio profilo di outsider e leader rassicurante è riuscito a riconciliare i greci con lo storico partito conservatore, che pure ha avuto fortissime responsabilità nella bancarotta del 2009.

Marò, l’udienza finale

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Si è tenuta ieri e si proseguirà il 20 luglio all’Aja, presso la Corte arbitrale permanente (Permanent Court of Arbitration, PCA), l’udienza finale dell’arbitrato nel caso della ’Enrica Lexie’ riguardante Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina che vennero accusati di aver ucciso due pescatori indiani il 15 febbraio 2012 al largo della costa del Kerala, nel sud dell’India, durante una missione a protezione di un mercantile italiano.
L’udienza - si legge in un comunicato sul sito della Corte - riguarderà la competenza del Tribunale arbitrale e il merito delle argomentazioni di parte italiana e delle controargomentazioni di parte indiana. L’udienza si aprirà con una breve dichiarazione di apertura dei rappresentanti delle due parti.

"Agli occhi dell’India - ha detto in apertura l’ambasciatore Francesco Azzarello - Salvatore Girone e Massimiliano Latorre erano già colpevoli di omicidio" di due pescatori "prima ancora che le accuse venissero formulate, non c’è stata presunzione di innocenza" da parte di Nuova Delhi. L’ambasciatore ha parlato di "pregiudizi indiani nei confronti" dei due marò, che erano "ufficiali dello Stato, che svolgevano compiti ufficiali, esercitavano funzioni ufficiali a bordo di una nave", la Enrica Lexie, che "batteva bandiera italiana e navigava in acque internazionali oltre le acque territoriali indiane". Per questo, il diplomatico ha sostenuto la giurisdizione italiana del caso, denunciando tra l’altro "ingiustificabili rinvii nel processo" in India contro Latorre e Girone.

Entrambi, ha sottolineato Azzarello, "sono stati privati della loro libertà senza alcuna imputazione per oltre otto anni: le considerazioni umanitarie in questo caso sono rilevanti" e, ha detto, riguardano anche i due pescatori uccisi, per cui "l’Italia prenderà ogni misura appropriata perché i loro interessi siano rispettati nelle indagini e nei procedimenti" che porterà avanti l’Italia nel caso venisse riconosciuta la sua giurisdizione. Italia è "grata per il nuovo corso" nei rapporti tra Italia e India sulla base della cooperazione richiesta dal Tribunale dell’Aja, rapporti "normalizzati dopo anni di tensione causati da questi incidenti". E auspica che la sentenza del Tribunale, attesa entro sei mesi, "risolva pienamente e in modo definitivo la disputa" sulla giurisdizione del caso. Dal canto suo, l’agente indiano, il sottosegretario agli Esteri Balasubramanian ha detto ai giudici dell’Aja che "l’Italia sostiene di avere la giurisdizione esclusiva sul caso, ma deve tenere conto del fatto che l’India ed i due pescatori sono le vittime di questo caso".

TRENTA - "Si è aperta oggi l’udienza sui nostri due marò. Il governo italiano ha massima fiducia nel Tribunale arbitrale internazionale. Cari Salvatore e Massimiliano, non siete soli. Ne’ voi, ne’ le vostre famiglie. Vi mando un forte abbraccio a nome del governo e di tutta la Difesa". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

DI PAOLA - "Sono fiducioso che la Corte dell’Aja riconoscerà le ragioni del governo italiano". Così all’Adnkronos l’ammiraglio Giampaolo Di Paola a proposito dell’udienza finale. Di Paola era ministro della Difesa quando, nel 2013, i due fucilieri di Marina dovettero tornare in India. "Siccome la Corte non si pronuncia sul merito dei fatti – sottolinea Di Paola - ma su chi avrà il diritto di giurisdizione, sono fiducioso che, in questa interminabile vicenda, darà ragione all’Italia". Questa la posizione dell’ammiraglio, che rinnova la sua "vicinanza più affettuosa ai due ragazzi".

DEL SETTE - "Aspettiamo questa decisione, che ci sarà nell’arco massimo di pochi mesi, con estremo interesse. Siamo soddisfatti di quello che abbiamo ottenuto a suo tempo con il ritorno in Italia dei due marò". Così all’Adnkronos l’ex comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette. Oltre all’impegno profuso in difesa dei diritti dei due militari italiani in virtù dei suoi incarichi istituzionali, Del Sette, il 15 giugno scorso ha partecipato in veste di testimone al matrimonio tra Massimiliano Latorre e Paola Moschetti. Dunque, i due fucilieri di Marina, prosegue Del Sette, "sono in attesa con una certa ansia di sapere l’esisto definito della cosa, essendo consapevoli del fatto che l’Italia sta facendo il massimo del possibile, con uno staff di Difesa estremamente qualificato e che non li abbandonerà mai".

TERZI - "Nel corso di questa procedura arbitrale attivata in origine dal governo Monti e solo dopo numerose mobilitazioni pubbliche rilanciata dal governo Renzi, si sono accumulati troppi ritardi, specie dopo la dissennata decisione presa all’epoca di rimandare i marò in India". Lo dice all’Adnkronos Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri nel governo Monti. Terzi si dimise da ministro degli Esteri del governo Monti proprio in dissenso per la linea adottata dall’esecutivo. "La decisione -ricorda- è in qualche modo procedurale, perché attiene alla risposta da dare sulla competenza a giudicare nel caso, se sia dell’’India o dell’Italia. E dubito che ci sia un giurista disposto a negare che la giurisdizione sia italiana, a meno, naturalmente, che non si tratti di un giurista indiano". Terzi sottolinea che in base agli stessi documenti prodotti da parte indiana si rileva "che la localizzazione della ’Enrica Lexie’ era ben più lontana dalle acque territoriali indiane rispetto a quella indicata in origine e anche che le modalità con cui la nave fu costretta ad attraccare risultano illegali. Speriamo che si metta al più presto la parola fine a questa lunga vicenda che ha colpito i diritti di due marò italiani impegnati secondo le norme internazionali in attività di anti pirateria. L’udienza potrebbe limitarsi ad un dibattimento breve, posso solo auspicare che la decisione non richieda un’attesa di mesi".

"Vittime sottomarino hanno evitato catastrofe planetaria"

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"Con la loro vita, hanno salvato i loro compagni, la loro unità e hanno evitato una catastrofe su scala planetaria". Lo ha dichiarato il capitano Sergei Pavlov, aiutante del capo di Stato maggiore della Marina russa, presente ai funerali dei 14 sommergibilisti morti nell’incendio del sottomarino russo con cui erano in missione nel Mare di Barents. A riportarlo l’agenzia di notizie Fontanka, citata da Bloomberg.

Fino a ora le autorità hanno confermato solo che il sottomarino su cui si trovavano, identificato da fonti come l’As-12 Losharik, era a propulsione nucleare. Il ministro della Difesa Sergei Shoigu ha riferito giovedì al presidente Vladimir Putin che l’incendio ha interessato le batterie e il reattore nucleare era stato sigillato ed era rimasto operativo, anche dopo l’incidente. Putin ha approvato la proposta di Shoigu di conferire onorificenze di stato ai 14 militari le cui azioni erano state definite "eroiche" già nel primo comunicato del ministero della Difesa sull’incidente.

Redazione

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