Tristezza, rabbia e quella straordinaria voglia di farcela

Uno spaccato di quotidianità che normalità non è...

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“Tra le tende dopo il terremoto i bambini giocano a palla avvelenata, al mondo, ai quattro cantoni, a guardie e ladri, la vita rimbalza elastica, non vuole altro che vivere”. (Gianni Rodari)

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Abbiamo intrapreso l’ennesimo viaggio, Antonello ed io, con l’intento di portare a termine la missione finalizzata all’adozione di una delle sessantanove frazioni di Amatrice, Capricchia per la precisione. Dovevamo consegnare gli aiuti materiali consistenti in generi di prima necessità e in denaro, che ci erano stati affidati dai nostri sostenitori, alle persone di riferimento del luogo. Volevamo inoltre raccontare la quotidianità a due mesi dal sisma, quali fossero le iniziative e come la popolazione stesse affrontando il freddo e gli ovvi disagi derivanti dalla nuova realtà.

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Durante il viaggio di andata tuttavia, abbiamo appreso di forti scosse che miracolosamente non avevano provocato vittime ma molti crolli di chiese e di luoghi d’arte di grande valore oltre che di edifici civili. Arrivati in serata a Capricchia ci siamo quindi rimessi immediatamente in auto diretti ai centri colpiti dal nuovo, importante sisma.

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Alle quattro di notte arriviamo a Castel Sant’Angelo sul Nera mentre il mattino seguente siamo a Visso e Ussita, centri nei quali la quasi totalità degli edifici è crollata. Gli abitanti infreddoliti sono indifferenti a questa non cercata popolarità, il loro unico desiderio è rientrare nelle proprie abitazioni, risistemate o ricostruite, con efficaci - si spera - criteri anti sismici.

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Ritornati a Capricchia, siamo stati accolti nella struttura creata dalla pro-Loco e gestita dai residenti del luogo; abbiamo ricevuto ed accettato un invito a cena e a pranzo del giorno seguente in occasione dei quali abbiamo gustato pietanze amorevolmente preparate dalle signore ospiti della struttura. Non si può parlare di normalità, specie dopo che il sisma ad agosto li ha privati degli affetti più cari, ma qualsiasi impegno può risultare utile a distogliere la mente dal dolore che purtroppo può solo cronicizzare.

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Non vogliono esser “deportati” gli abitanti di questi luoghi. Non vogliono, pur sapendo che si tratta di un periodo di transizione, occupare gli alberghi in Riviera. C’è un’intera esistenza impigliata in queste terre martoriate. Sono convinti che solo restando sul posto potrà esserci una rinascita culturale, economica e turistica. Il nostro contributo come associazione servirà a costruire un parco per i piccoli della frazione.

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Ma abbiamo preso un importante impegno: mantenere sempre alta l’attenzione, anche a distanza di tempo, affinché la ricostruzione avvenga secondo criteri sicuri, che non ammettano mai più catastrofi. Mai più crolli di campanili messi “in sicurezza” secondo vergognosi criteri di risparmio. Mai più morti di madri, padri, figli. Mai più drammi nel malaugurato, quanto purtroppo non escludibile, caso di nuove forti scosse.

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I funghi ricevuti in dono da Emiliano, la testimonianza accorata di Virginio, le tagliatelle fatte a mano per il pranzo e la musica a fine pasto, sono espressioni di una forte condivisione il cui calore ha attenuato il freddo delle due notti trascorse a dormire in auto.

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Ben poca cosa rispetto al gelo che questi bambini, donne, uomini, animali dovranno ancora affrontare ... Ed è per questo che invito a non dimenticare, a tenere sempre alta la guardia, a continuare ad esserci, non solo col pensiero, ma con un aiuto concreto, anche quando sarà passato del tempo.

Roberto Pedron

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