Trenta furiosa con Salvini

Dai cellulari alla lavanderia, ecco le ’spese del Palazzo’ - Concorsi truccati, arrivano gli ispettori - Huawei, 3mila posti in Italia - Al via operazione Alitalia

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Trenta furiosa con Salvini

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"Mi aspetto una risposta chiara. Io i miei ragazzi non li lascio soli. Io voglio una spiegazione a questa ingiustizia. Il Viminale spieghi!". Lo scrive la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, su Fb a proposito del no che sarebbe arrivato dal Viminale a un emendamento per fondi a Strade Sicure. Scrive Trenta: "I nostri ragazzi di Strade Sicure vigilano ogni giorno per la nostra sicurezza. Sono uomini e donne che meritano rispetto. E lo ripeto: rispetto! Fanno turni stancanti, pesanti e solo una piccolissima parte di straordinari possono essergli riconosciuti. Sono 7 milioni di euro, la Difesa ce li ha e io ho deciso, attraverso un emendamento al Dl Sicurezza bis, di metterli sul piatto per riconoscere a questi ragazzi quello che, più semplicemente, rappresenta un loro diritto. Se ti spacchi la schiena e lavori il doppio per la sicurezza del Paese, rischiando a volte la vita stessa, lo Stato non si può girare dall’altra parte".

"Ma proprio in questo momento dal Viminale, che ha competenza in materia, ci è stato comunicato che c’è l’orientamento ad esprimere parere negativo sull’emendamento, che tra l’altro ha già avuto il parere positivo di altri dicasteri dopo essere stato rivisto dal Mef". "Ed ora voglio capire il perché. Lo esigo! Voglio capire se esistono figli e figliastri, visto che nemmeno due giorni fa ho sentito alzare la voce sulla presunta inammissibilità di altri emendamenti per i corpi di polizia civile, fortunatamente poi passati. Mi aspetto una risposta chiara. Io i miei ragazzi non li lascio soli. Io voglio una spiegazione a questa ingiustizia. Il Viminale spieghi!", conclude.

Ma sul fatto che dal Viminale sarebbe arrivato un parere negativo rispetto all’emendamento, fonti della Lega in commissione Affari Costituzionali dicono all’Adnkronos: "Non ci risulta nulla di tutto ciò". "Davvero non sappiamo di che parla", sottolineano le stesse fonti.

Dai cellulari alla lavanderia, ecco le ’spese del Palazzo’

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(Vittorio Amato) - Dai cellulari alla lavanderia, dal ristorante alle poste. Quanto ci costano i deputati e il ’condominio’ di Montecitorio? Spulciando il bilancio di previsione del 2019 si scopre che la Camera paga oltre un milione di euro (1 milione 155mila euro) per ’spese telefoniche’. Per la precisione: 400mila euro di telefonia fissa, 330mila euro di mobile e 425mila euro per la connessione internet. La voce è aumentata del 5,48% rispetto all’anno precedente, quando ammontava a 1 milione 095mila euro.

Per i trasporti (in particolare, aerei, treni, pedaggi autostradali e traghetti) si parla, invece, di un esborso di 10 milioni 700mila euro, importo uguale a quello del 2018. In lieve calo la spesa per la ’pulizia’ e ’l’igiene’ del palazzo: 6 milioni 370mila euro in confronto ai 6 milioni 405mila euro della gestione precedente (- 0,55%). La ’posta’ comprende, oltre alla ’pulizia’ (6 milioni 100mila euro) anche lo ’smaltimento dei rifiuti’ (245mila euro) e la ’lavanderia’ (25mila euro).

Oltre 2 milioni di euro (per l’esattezza 2 milioni 095mila euro) vengono utilizzati per i ’servizi di ristorazione’, dalla mensa al piano terra alla buvette in stile Liberty del piano aula: rispetto al passato, anche in questo caso, si è registrata una riduzione, ma cambia la percentuale, parliamo di un -2,10%. In calo pure la ’mobilità’ (-1,32%): 1 milione 125mila euro, di cui 410mila euro per gli accessi alla Ztl e 25mila euro per ’noleggio automezzi con conducente’.

’Crolla’ pure il prezzo per spedire lettere e raccomandate ( -33,33%): si è passati dai 150mila euro del 2018 ai 100mila euro attuali. Resta invariato, invece, il costo della ’fornitura di acqua, gas ed elettricità’ (4 milioni 650mila euro) e quello dei ’servizi sanitari’, a cominciare dalle visite di controllo e dai presidi medici (730mila euro), mentre il ’servizio di facchinaggio’ si riduce del 2,35%: 1 milione 660mila euro.

Non cambia nemmeno la voce ’aggiornamento professionale per il personale e la formazione linguistica e informatica dei deputati’: stessa cifra dell’esercizio di un anno fa, ovvero, 750mila euro. In aumento la spesa per i ’servizi editoriali’ che registra un +1,12%: parliamo di 4 milioni 975mila euro, soprattutto per la preparazione e la stampa degli atti parlamentari.

Con un +24,24% nel 2019 risulta consistente la ’spesa per assicurazioni’ (infortuni dipendenti, malattia del personale non dipendente, RC-RCA e copertura missione in zone di guerra): 1 milione 025mila euro. Come nel 2018, anche quest’anno si prevedono 130mila euro per ’studi e ricerche’, comprese le ’consulenze professionali’ e il servizio ’traduzioni e interpretariato’.

In calo rispetto al passato, la ’comunicazione istituzionale’ (dalla comunicazione esterna ai servizi fotografici) costa 2 milioni 870 mila euro (-1,71%), mentre per i ’servizi di informazione’ Montecitorio spende 2 milioni 995mila euro (-0,33% in confronto all’anno precedente).

Sulle casse della Camera pesano poi i 79 milioni 551mila 571 euro per ’beni, servizi e spese diverse’, cifra che prevede varie voci: dalle consulenze tecnico-professionali (220mila euro) alle ’spese per le procedure di gara’ (110mila euro) e quelle ’per concorsi’ (800mila euro), oltre ai 245mila euro per organizzare ’conferenze, manifestazioni e mostre’.

In particolare, spiccano i costi delle commissioni d’inchiesta (500mila euro), in aumento del 12,87%, visto che nel 2018 le ’previsioni’ erano ferme a 443mila euro. ’Valgono’ 280mila euro, invece, le ’Commissioni permanenti, Giunte e Comitati’: questa somma comprende le ’spese di missione’ (225mila euro) e quelle per ’convegni e conferenze’ (15mila euro). Per le ’attività internazionali’ è prevista una spesa di 1 mln 820mila euro (+4% rispetto al 2018), mentre per il cerimoniale si registra un calo del 2,38% con un esborso di 615mila euro.

La spesa complessiva per i deputati nel 2019 ammonta a 144 milioni 885mila euro. Secondo il bilancio di previsione per l’anno in corso, questa cifra comprende le ’indennità’ degli onorevoli (81 milioni 265mila euro), i rimborsi per le ’spese di viaggio’ (8 milioni 450mila euro), di ’soggiorno’ (26 milioni 500mila euro), per ’l’esercizio del mandato parlamentare’ (27 milioni 900mila euro) e quelle per il telefono (770mila euro). L’importo risulta invariato rispetto all’anno precedente, registrando un lieve calo dello 0,01 per cento, ovvero 144 milioni 905mila euro

’’Grazie alle misure di contenimento in materia di indennità parlamentare e di rimborsi ai deputati adottate nel 2011 e poi costantemente prorogate negli anni successivi - si legge nella relazione del collegio dei questori - la spesa per i deputati rimane sostanzialmente invariata rispetto al 2018’’. Da ultimo, aggiungono, ’’con la delibera dell’Ufficio di presidenza del 20 dicembre 2018, le misure di riduzione in questione sono state prorogate fino al 31 dicembre 2021’’.

Inoltre, riguardo sempre la spesa dei deputati, la proroga fino a tutto il 2021 delle misure di blocco e riduzione dell’indennità parlamentare e dei principali rimborsi, si legge nella relazione del collegio dei questori, determina ogni anno un minor onere, rispetto all’andamento tendenziale della spesa, pari a circa 43 milioni di euro.

In particolare, se l’adeguamento automatico previsto dalla legge che paragona il trattamento economico degli onorevoli a quello dei magistrati non fosse stato bloccato con una delibera dell’Ufficio di presidenza della precedente legislatura (confermata anche in questa), l’indennità parlamentare sarebbe stata di 4mila 662 euro in più rispetto a quella attuale.

Concorsi truccati, arrivano gli ispettori

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato una delegazione di parlamentari delle forze di maggioranza eletti nella circoscrizione di Catania. I parlamentari hanno rappresentato alcune criticità riguardanti il territorio, con particolare riguardo alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto un ampio numero di docenti dell’Ateneo catanese, sull’inchiesta relativa a 27 presunti concorsi truccati.

All’esito dell’incontro il premier Conte ha concordato con il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, l’invio di ispettori per effettuare verifiche amministrative e contabili al fine di accertare la regolarità e la correttezza dei procedimenti amministrativi e dell’impiego di risorse pubbliche, rimanendo impregiudicate le indagini penali di competenza della Procura di Catania. Conte e Bussetti hanno assicurato di seguire con la massima attenzione le evoluzioni delle indagini ispettive.

Huawei, 3mila posti in Italia

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Huawei investirà circa 3,1 miliardi di dollari in Italia nei prossimi tre anni, secondo il suo piano 2019-2021. Lo ha annunciato il ceo di Huawei in Italia, Thomas Miao, durante una conferenza stampa a Milano per una mostra dedicata a Leonardo Da Vinci.

Di questi oltre 1,2 miliardi di dollari saranno su ’Marketing e operazioni’, 52 milioni per la ricerca e sviluppo e circa 1,9 miliardi per gli approvvigionamenti diretti di forniture. In più, punta a creare 3mila posti di lavoro, di cui mille diretti e 2mila indiretti nell’indotto.

Un progetto che vede Italia e Cina "sempre più vicini". Sono, dice Miao, "due Paesi che da un punto di vista economico sono allineati: l’Italia ha bisogno della Cina e la Cina dell’Italia. Da un punto di vista commerciale - aggiunge - sono molto ottimista, i due Paesi d’ora in poi saranno sempre più vicini".

REGOLE 5G - "Noi chiediamo regole trasparenti, efficienti e giuste per l’implementazione del golden power sul 5G" dice ancora Miao, dopo il decreto legge sul 5G. In particolare, regole "giuste" per "tutti i fornitori". Questo golden power al momento è limitato e si applica a nove fornitori "non europei" ma, secondo Miao, le limitazioni e le regole sulla tecnologia "non devono essere geografiche, questo non è giusto".

Il decreto dovrebbe essere quindi applicato a tutti, anche ai "fornitori europei", perché "la tecnologia e l’infrastruttura dovrebbero essere neutrali, non legata a questioni geopolitiche". Il 5G è "molto importante", dovrebbe essere "applicato a tutti per essere certi dal primo giorno che abbiamo un’infrastruttura sicura e affidabile, è una grande necessità del Paese essere pronti prima del roll out". Altra cosa che non piace a Miao è che i giorni per "porre un veto" da parte del Governo a un fornitore sono passati da 25 a 165 giorni.

Al via operazione Alitalia

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Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato Italiane, valutate le conferme di interesse pervenute, ha individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al ministero dell’Economia e delle Finanze per l’operazione Alitalia. FS Italiane inizierà a lavorare quanto prima con i partner individuati per condividere un Piano industriale e gli altri elementi dell’eventuale offerta.

"Prendiamo atto della decisione odierna presa dal cda di Fs restando convinti del valore delle nostre linee guida di piano presentate, basate sulla crescita e sullo sviluppo di Alitalia nel medio e lungo termine" dichiara il gruppo Toto, che aveva presentato la propria manifestazione di interesse per Alitalia ed è rimasto escluso.

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, prende "atto delle decisioni assunte dal governo in merito alla vicenda Alitalia. Tengo comunque a sottolineare di aver ottemperato, con la massima precisione e puntualità alle condizioni che sono state poste dal ministero competente per partecipare all’operazione di salvataggio della compagnia di bandiera: dalla manifestazione di interesse presentata nei tempi richiesti alle garanzie bancarie attestanti la serietà e la solidità della mia offerta". "Non intendo contestare le scelte del governo che - sottolinea Lotito - hanno seguito logiche provviste di ragioni diverse da quelle strettamente imprenditoriali che costituiscono il fondamento della mia manifestazione di interesse, basata sull’essenzialità delle sinergie industriali da apportare al piano". "Mi preme, inoltre, rilevare di aver assunto un’iniziativa con la piena consapevolezza degli impegni economici, finanziari, manageriali e morali che avrei dovuto affrontare e con la ferma volontà di poter mettere al servizio degli interessi del Paese oltre alle disponibilità finanziarie richieste, anche la competenza dell’intero mio gruppo e la mia passione civile", conclude Lotito.

"Alitalia è la nostra compagnia di bandiera, sono i nostri aerei, sono i nostri lavoratori. Io non canto mai vittoria prima di vedere le carte e un serio piano industriale, perché non faccio campagna elettorale sulla pelle delle famiglie e delle persone. Ma oggi possiamo dire di aver posto le basi per il rilancio di Alitalia" ha commentato il vicepremier Luigi Di Maio, in un post su Fb. "E lo possiamo dire a gran voce perché - ha sottolineato - avevamo ereditato una situazione disastrosa, cominciata con il vecchio governo Berlusconi e portata avanti dal Pd. Noi siamo riusciti a trovare una soluzione e questo è un grande risultato. Un grande risultato raggiunto dopo settimane di lavoro intenso. Mentre qualcuno oggi si prendeva un caffè al tavolo e recitava la solita parte, qui abbiamo fatto la differenza".

"Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato, che è autonomo, ha scelto Atlantia come quarto partner del consorzio della nuova Alitalia. Erano arrivate altre offerte, ma hanno scelto Atlantia. Nessun pregiudizio, già lo avevo detto, anche perché lo Stato continuerà ad avere la maggioranza assoluta dell’azienda e quindi anche il controllo della newco", ha evidenziato. "Era questo l’obiettivo che si era fissato il governo. Sia chiara una cosa però: niente e nessuno cancellerà i 43 morti del Ponte Morandi. Niente e nessuno cancellerà il dolore delle loro famiglie. Sulla revoca della concessione ad Autostrade non indietreggiamo di un solo centimetro! Andiamo avanti. Meno parole, più fatti!", ha concluso Di Maio.

Redazione

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