Toglieteci tutto ma non i social

Nonostante gli inviti, nessuno ha saputo rinunciarne

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Un po’ in sordina lo scorso 28 febbraio si è festeggiata la giornata senza Facebook. Non si tratta di una di quelle ricorrenze segnate in rosso sul calendario, come per esempio la giornata della vita o la giornata senza tabacco, ma più che altro si tratta di una iniziativa ideata in Francia già tre anni fa che però si è trasformata in un vero e proprio flop. Nonostante lo scarso appeal manifestato dagli ormai milioni di afecionados del social più famoso al mondo, bisogna comunque lodare la volontà di alcuni di promuovere quello che è un vero e proprio invito e atto di coraggio: abbandonare i social per un giorno. Il postmoderno, tra le tante novità portate in dono, ha stabilito quella che ormai è diventata un’abitudine consolidata. Si preferisce cinguettare, postare, taggare, piuttosto che comunicare con i presenti in un’affabile chiacchierata tra amici.

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Facebook ha conquistato platee fino a qualche anno fa inimmaginabili, con quasi due miliardi di utenti attivi nel mondo. In Italia è ormai la piattaforma social più usata, seguita da WhatsApp e Messenger. Gli italiani trascorrono in media due ore al giorno a controllare e leggere i post dei loro amici virtuali, e il nostro Paese si piazza al primo posto in Europa tra gli amanti dei social. A niente sono valsi gli appelli, persino del quotidiano francese Le Monde, a combattere quella che ormai è una vera e propria dipendenza. Non sarà però l’abbandono di un social a disintossicarci dalla dipendenza dai social. Infatti lasciata una piattaforma, ve ne sono molte altre che possono benissimo appagare la crisi di astinenza. I servizi cosiddetti di instant messaging per esempio, come Whatsapp, con quasi un miliardo di utenti attivi nel mondo, Snapchat e Instagram, sono la dimostrazione con i loro grandi numeri che il 28 febbraio, come qualsiasi altra data, non potrà mai essere la giornata giusta per convincere chiunque a lasciare perdere conversazioni, condivisioni e i vari “mi piace”.

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L’idea di diffondere un modello di vita alternativo a quello convulso e caotico al quale siamo ormai abituati e rassegnati, non lascia spazio a stili e priorità green oriented o a un genere di idee che abbiano come esempi e priorità la slow life. Se persino le parole del Papa sono rimaste disattese nel momento in cui ci invitava ad abbandonare le strade digitali per intraprendere un cammino di condivisione vera con l’altro, non penso allora possano servire inviti laici al buon senso, destinati a cadere miseramente nel vuoto a fronte di un habitus consolidato.

Andrea Alessandrino

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