Time, Greta Thunberg persona dell’anno

Regno Unito domani al voto, Johnson in vantaggio - Afghanistan, autobomba vicino base militare Usa - Niger, attacco jihadista a campo militare: 72 morti

MONDO_12_12_19.jpg

Time, Greta Thunberg persona dell’anno

cms_15249/Greta_Time.jpg

Greta Thunberg, la 16enne attivista svedese in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici, è la persona dell’anno 2019 secondo la rivista americana ’Time’. "La forza della gioventù" si legge sulla copertina dedica alla persona più giovane mai indicata finora.

"Nel corso di poco più di un anno, una sedicenne di Stoccolma è passata da una protesta solitaria fuori dal Parlamento del suo Paese a guidare un movimento giovanile mondiale" si legge in un articolo. "Per aver lanciato l’allarme sulla relazione predatoria dell’umanità con l’unica casa che abbiamo, per aver portato in un mondo frammentato una voce che trascende le origini e i confini, per averci mostrato come potrebbe essere quando una nuova generazione conduce, Greta Thunberg è la Persona dell’anno 2019".

Regno Unito domani al voto, Johnson in vantaggio

cms_15249/londra_big_ben_3_afp.jpg

(Marco Liconti) - Mentre i leader politici continuano incessantemente a lanciare gli ultimi appelli nell’ultimo giorno prima del voto, più che sui sondaggi - che negli ultimi anni hanno clamorosamente fallito - gli occhi sono puntati sulle previsioni meteo. Le elezioni nel Regno Unito a dicembre sono un evento abbastanza raro e le ultime risalgono al 1923. Per domani, quando i seggi saranno aperti dalle 7 alle 22 (8-23 ora italiana), ci sarà per lo più pioggia e, in alcune zone della Scozia anche neve. E’ un dato importante ai fini dell’affluenza ai seggi, che potrebbe spostare gli equilibri nei collegi in bilico, determinanti per il risultato finale.

Stando alla media dei sondaggi degli ultimi giorni, i Tories di Boris Johnson mantengono un vantaggio di 10 circa punti sui Laburisti di Jeremy Corbyn. Si tratta esattamente dello stesso margine fotografato all’inizio della campagna elettorale. Questo non significa che nelle ultime settimane non si sia mosso nulla, anzi, Sia i Conservatori che il Labour, hanno guadagnato 5 punti percentuali. I primi a discapito del Brexit Party di Nigel Farage, i secondi ai danni del Liberal democratici di Jo Swinson, che all’inizio della campagna si erano proposti come argine più credibile ai Tories e alla Brexit.

Sulla vittoria di Johnson, sono pochi gli osservatori che sembrano avere dubbi. Il punto non è tanto il risultato finale, quanto il margine - i seggi - che i Conservatori otterranno domani. Con un sistema uninominale maggioritario, fare i conti in anticipo è difficile. Secondo le previsioni, i Tories potrebbero ottenere fino a 339 seggi, ma non c’è certezza che possano superare la fatidica soglia dei 326 seggi, necessaria per la maggioranza assoluta.

L’autosufficienza parlamentare è fondamentale per Johnson, se vuole sperare di realizzare il suo mantra elettorale "get the Brexit done", secondo i termini dell’accordo rinegoziato con Bruxelles. E senza sottostare agli altolà dei precedenti alleati di coalizione, i nordirlandesi del Democratic Unionist Party, in linea di principio contrari alla soluzione raggiunta con la Ue per la questione del confine tra le due Irlande. Proprio l’assenza di una solida maggioranza parlamentare, ereditata da Theresa May, alla quale si è aggiunta la defezione di una ventina di deputati conservatori ribelli anti Brexit, hanno spinto Johnson a chiedere il voto anticipato.

Se Johnson, che in campagna elettorale ha puntato tutto sulla Brexit, otterrà una maggioranza in grado di consentirgli tranquilli margini di manovra, l’uscita dalla Ue procederà speditamente. Il Withdrawal Agreement, la legislazione per il distacco da Bruxelles, potrebbe essere approvata entro la fine dell’anno, o al massimo entro metà gennaio. Con la ratifica del Parlamento europeo, il trattato di ’divorzio’ consentirebbe a Londra di rispettare la scadenza del 31 gennaio.

Subito dopo, partirebbero le trattative per negoziare il nuovo accordo commerciale tra Regno Unito e Ue, tenendo a mente che il periodo di transizione - nel quale tutto rimarrà come è adesso - scadrà il 31 gennaio del 2021. Di fronte all’obiettivo principale, la Brexit, poco spazio hanno avuto gli altri impegni elettorali dei Tories. Dall’aumento dei finanziamenti per il Servizio sanitario nazionale, ad una serie di esenzioni per i redditi più bassi, all’assunzione di 20mila nuovi poliziotti.

Lo scenario sarebbe ben diverso in caso di - improbabile - vittoria laburista. Corbyn ha promesso di chiedere una proroga dell’Articolo 50 (un rinvio della Brexit) e che entro tre mesi dal suo insediamento a Downing Street negozierebbe un nuovo accordo con la Ue, che a differenza di quello voluto da Johnson prevederebbe legami più stretti tra Londra e Bruxelles. Una volta chiuso, entro sei mesi il nuovo accordo per la Brexit verrebbe sottoposto al giudizio popolare, con un nuovo referendum, nel quale la scelta sarebbe tra i termini del nuovo trattato e il Remain, la permanenza nella Ue. Il Labour sceglierebbe quale opzione scegliere, in un congresso ad hoc, organizzato prima del referendum.

Sul fronte interno, il programma del Labour è uno dei più a sinistra degli ultimi decenni. Corbyn ha promesso che nei primi 100 giorni di governo avvierebbe la rinazionalizzazione di alcuni settori chiave, dall’acqua, al gas, ai servizi di banda larga. Previsti inoltre aumenti delle tasse per i redditi più alti (la soglia è quella delle 125mila sterline), aumento del carico fiscale per le aziende petrolifere, aumenti di spesa per la Sanità e il welfare e l’introduzione dell’equo canone per circa 11 milioni di persone che attualmente vivono in affitto.

Due programmi totalmente contrapposti, quelli di Tories e Labour, che potrebbero uscire più sfumati dalle urne, se entrambi i partiti non riuscissero ad ottenere una chiara maggioranza. Il gioco delle alleanze, più facile per i Laburisti che per i Conservatori, porterebbe inevitabilmente i due partiti ad annacquare le loro proposte, col rischio forse di un nuovo stallo parlamentare, come quello al quale abbiamo assistito negli ultimi anni.

Afghanistan, autobomba vicino base militare Usa

cms_15249/Afghanistan_polizia_ambulanza_Xin_rit.jpg

Un’autobomba è esplosa verso le 6 di questa mattina ora locale vicino alla principale base militare americana in Afghanistan, quella di Bagram, nella provincia settentrionale di Parwan. Lo rende noto l’emittente Tolo News, spiegando che alla deflagrazione è seguita una sparatoria.

Nell’attacco è morta una donna e altre 62 persone sono rimaste ferite nell’esplosione. Gli abitanti hanno parlato di una ’’grande esplosione’’ che ha anche danneggiato una serie di case. ’’L’obiettivo era la base di Bagram’’, ha detto il governatore provinciale Abdul Shakoor Qudousi, affermando che ’’sette assalitori si sono scontrati con le forze di sicurezza’’ e che ’’sono stati usati quattro veicoli esplosivi, due dei quali sono stati fatti saltare in aria’’.

’’L’attacco è stato contenuto rapidamente ed è stato respinto dalle nostre forze e dai partner della coalizione’’, si legge in una nota del gruppo di supporto rapido, che parla di ’’forze nemiche’’ entrate in azione. ’’E’ stata molto danneggiata la struttura medica che stava per essere costruita per aiutare la popolazione afghana’’, prosegue la nota. ’’Non ci sono state vittime tra americani e membri della coalizione e la base resta in sicurezza’’, aggiunge il testo.

Qudusi, citato dalla Dpa, ha spiegato che l’esplosione e gli scontri tra assalitori e forze di sicurezza si sono registrati vicino a una clinica che si trova nei pressi di uno degli ingressi della base.

La base aerea di Bagram si trova a circa 50 chilometri a nord di Kabul. La zona è stata isolata dalle forze internazionali.

Niger, attacco jihadista a campo militare: 72 morti

cms_15249/Fermo_Imm_France24_youTube.jpg

Sono 72 i militari uccisi in un attacco di matrice jihadista contro un campo militare in Niger. Lo ha reso noto un comunicato dell’esercito letto alla televisione nazionale. I militari precisano che sono stati uccisi 57 degli aggressori, 12 soldati sono rimasti feriti e diversi altri sono dispersi.

Ritornato precipitosamente dall’Egitto dove partecipava ad una conferenza internazionale, il presidente del Niger Issoufou Mahamadou guiderà una riunione del Consiglio nazionale di sicurezza del Paese africano. L’attacco armato è avvenuto martedì sera a Inates, nel Niger occidentale, vicino al confine col Mali.

Redazione

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App