The words of the year around the world, in one map

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The UK’s word of the year wasn’t a word – it was an emoji. And while the choice by Oxford Dictionaries reflected the surge in popularity of the “fastest growing language” in the UK, here we look at other words of the year around the world.

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Several were directly related to the refugee crisis - such as been the impact of the mass movement of more than a million pople into Europe in the past 12 months.

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Germany’s word was ‘flüchtlinge’ (refugees) and Denmark’s was the English phrase ‘refugee flow’. Germany has been widely praised for taking in hundreds of thousands of refugees – more than any other EU country. Denmark, on the other hand, has salshed its benefits for asylum seekers in an attempt to deter refugees. Temporary residents are not allowed to bring their family over for at least a year, and permanent residence is only granted to those who speak Danish.

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Austria’s word of the year was ‘willkommenkultur’ (the culture of welcome) – a phrase that has been used in both Germany and Austria referring to their welcoming attitudes towards refugees. In Austria, the open attitude toward refugees has declined, and stricter sanctions are being placed on those seeking to enter the country. The selection of their word of the year is supposed to be ironic – expressing frustration at their government’s inconsistency. At the Festival Du Mot in France, ‘laïcité’, which loosely translates as secularity of the state, was selected along with ‘liberté d’expression’ – ‘freedom of expression’.

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These two topics have been the topic of much debate in France and around Europe following the attacks on Charlie Hebdo in January, which were said to be due to the magazine’s cartoons being religiously offensive. Belgium’s word of the year is ‘kraamkost’ which literally translates as ‘maternity costs’, but actually refers to the traditional practice of bring a meal to a new mother so the new parents can eat proper meals while looking after a newborn.

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The tradition is not new – but there wasn’t a word for the practice until this year. Australia has gone for ‘sharing economy’, which was used the most to refer to the debate around taxi hire app Uber and its effect on the ‘traditional’ taxi industry. Sharing economy is – simply put – the sharing of goods and services among peers. The app allows people to essentially self-employ themselves as taxi drivers, and most of the money paid by the customer will go to the driver rather than a company.

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In Malaysia, the word of the year was 苦 which means ‘bitter’. Hua Zong president Tan Sri Pheng Yin Huah said that the word represented the attitudes of the people. He may well be right: the second and third words in the running were ‘corruption’ and ‘tax’. In Japan, the word of the year translates to ‘explosive buying of Chinese tourists’. Tourists from China spend the most while travelling, and Japan is the third most popular holiday destination for the Chinese. Singapore’s chosen word was the second character ‘Lee Kuan Yew’ - Singapore’s first prime minister, who died this year, which also translates to ‘shine’ or ‘sparkle’.

cms_3176/italfahne.jpgLe parole dell’anno in tutto il mondo, in una mappa.

La parola dell’anno del Regno Unito non è una parola – è stato un “emoji”. E mentre la scelta del dizionario Oxford riflette l’aumento della popolarità del “linguaggio in più rapida crescita” nel Regno Unito, qui guardiamo altre parole dell’anno in tutto il mondo. Diverse sono direttamente collegate alla crisi dei rifugiati – rappresentando l’impatto del movimento di massa di oltre un milione di persone in Europa negli ultimi 12 mesi. In Germania la parola è stata ‘Flüchtlinge’ (rifugiato) e in Danimarca la frase ‘flusso di rifugiati’. La Germania è stata ampiamente lodata per aver accolto centinaia di migliaia di profughi – più di qualsiasi altro paese dell’UE. La Danimarca, d’altra parte, ha ridotto i suoi benefici per i richiedenti asilo, nel tentativo di scoraggiare i rifugiati. I residenti temporanei non sono autorizzati a ricongiungersi con la loro famiglia per almeno un anno, e, la residenza permanente è concessa solo a coloro che parlano danese. La parola austriaca dell’anno è ‘willkommenkultur’ (la cultura dell’accoglienza) – una frase che è stata utilizzata sia in Germania che in Austria in riferimento ai loro atteggiamenti di accoglienza nei confronti dei rifugiati. In Austria, l’atteggiamento di apertura nei confronti dei rifugiati è diminuito, sanzioni più severe sono state estese nei confronti di chi cerca di entrare nel paese. La scelta della parola dell’anno dovrebbe essere ironica – esprimendo frustrazione verso il governo. Al Festival Du Mot in Francia, la parola ‘laicità’, che si traduce liberamente come laicità dello Stato, è stata selezionata insieme a ‘liberté d’expression’ – ‘libertà di espressione’. Questi due temi sono stati l’argomento di molte discussioni in Francia e in tutta Europa in seguito agli attentati di Charlie Hebdo di gennaio, che si dicevano essere dovuti alle vignette satiriche della rivista essendo offensive da un punto di vista di rispetto verso al religione. La parola belga dell’anno è ‘kraamkost’, che letteralmente si traduce come “costi di maternità”, ma in realtà si riferisce alla tradizionale pratica di portare un pasto per una nuova madre in modo che i nuovi genitori possano mangiare pasti adeguati dopo la nascita di un neonato. La tradizione non è nuova – ma non c’era una parola per questa pratica fino a quest’anno. L’Australia giocherà con l’espressione ‘economia di condivisione’, che è stata utilizzata riferendosi al dibattito intorno alla app di noleggio taxi Uber e ai suo effetti sul settore ’tradizionale’ del mercato del taxi. L’economia di condivisione è – in poche parole – la condivisione dei beni e dei servizi tra i concittadini. L’applicazione permette alle persone di auto-impiegare loro stessi come tassisti, e la maggior parte del denaro pagato dal cliente va al conducente, piuttosto che ad una società. In Malesia, la parola dell’anno è stata 苦 che significa ‘amaro’. Hua Zong, presidente Tan Sri Pheng Yin Huah, ha affermato che la parola ha rappresentato gli atteggiamenti della gente. Egli potrebbe anche avere ragione: la seconda e terza parola sono state ’corruzione’ e ’fiscale’. In Giappone, la parola dell’anno si traduce in ’acquisto esplosivo da parte di turisti cinesi’. I turisti provenienti dalla Cina trascorrono la maggior parte del loro viaggio all’estero, e il Giappone è la terza destinazione turistica più popolare per i cinesi. La parola scelta a Singapore è legata al secondo personaggio ’Lee Kuan Yew’ – primo ministro di Singapore, morto quest’anno, parola che si tradurrebbe in ‘brillare’ o ‘scintilla’.

Tradotto dall’articolo “The Words of the Year around The Word, in one Map” scritto da Elsa Vulliamy, pubblicato mercoledì 23 dicembre 2015 su independent.co.uk.

Domenico Moramarco

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