Terrorismo online

Il Parlamento europeo mette un freno a chi semina paura

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La lotta al terrorismo negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo legato alle nuove tendenze di gruppi come Isis e Al Qaeda di allacciare le loro azioni alle nuove tecnologie della comunicazione. Il crescente numero di attentati di matrice islamica rivendicati da gruppi terroristici e il ricorso sempre più frequente ai mezzi digitali per aiutare la diffusione del loro messaggio propagandistico, hanno portato gli analisti e gli studiosi in genere a operare un ridimensionamento del concetto di terrorismo, declinandolo a una precisa strategia della comunicazione del terrore. I gruppi terroristici, al di là di quella che poteva sembrare la loro immagine di gruppi appartenenti a entità sociali e territoriali avulse da conoscenze tecnologiche, oggi sfruttano sapientemente per i loro scopi una complessa e a tratti coerente comunicazione digitale in grado di sfruttare i vantaggi di un modus operandi atto a seminare odio, terrore e paura. Il terrorismo si incunea spesso in quei tratti della nostra società globalizzata sempre più in crescita grazie allo sviluppo delle piattaforme di condivisione: l’individualizzazione e la forza delle immagini.

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Proprio come noi occidentali abitiamo e viviamo i social network, così i jihadisti coltivano le stesse sensazioni ed emozioni: appartenenza, comprensione, racconto per immagini. Sulla scorta di queste pericolose tendenze, la Commissione libertà civili e giustizia del Parlamento europeo ha approvato qualche settimana fa un testo per introdurre una proposta di regolamento sulla prevenzione della diffusione di contenuti terroristici online. Il regolamento avrebbe come scopo fornire un innovativo strumento di legge per rendere più rapide e più snelle i metodi per rimuovere i contenuti terroristici online, cercando di responsabilizzare le piattaforme social dove questi contenuti trovano maggior diffusione. Al momento non vi è da parte dei fornitori di servizi come i social di monitorare ciò che viene caricato dagli utenti sulle loro pagine, evitando così casi di censura preventiva causati da algoritmi non capaci di estrapolare il contesto di un’affermazione o di un contenuto liberamente espresso online.

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A decidere cosa rimuovere dalle piattaforme entro un’ora (arco temporale molto esiguo e su cui si sta discutendo per poterne allargare la forbice di intervento in maniera tale da vagliarne meglio la congruità), sarà la magistratura competente che provvederà a segnalare i contenuti dal sapore filo terroristico. La stretta attorno ai potentati social sta avvenendo. La corsa da parte dei governi e delle istituzioni è più che altro su un cattivo costume ormai diffuso che porta a ritenere le piattaforme terra di nessuno in cui liberamente e senza subire sanzioni, è possibile impunemente vomitare odio e intolleranza. È giusto che siano i padroni di casa (i gestori dei social) a spingere fuori a pedate chi non rispetta il prossimo, seminando fanatismo e paura.

Andrea Alessandrino

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