Terremoto, a 3 anni dal sisma la ricostruzione è lenta

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A tre anni dal primo evento sismico del 2016, la ricostruzione fatica a partire e i progetti presentati sono pochi: su circa 73mila edifici dichiarati inagibili, le domande dei cittadini per il contributo per la ricostruzione sono circa 10mila (poco più del 13%) e presso le Casse Edili i cantieri avviati negli ultimi mesi sono poche centinaia.

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Non esiste ancora un monitoraggio complessivo della ricostruzione né della raccolta e gestione delle macerie. Lo denunciano Osservatorio Sisma, Fillea Cgil e Legambiente. Le Marche sono l’unica Regione ad avere un sito dove si può verificare la raccolta delle macerie. Eppure, lo Stato italiano ha già finanziato una piattaforma per verificare in tempo reale la rimozione delle macerie pubbliche e private e la loro destinazione per le aree colpite dal terremoto del 2009.

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Problemi anche sul fronte della gestione delle macerie: le Marche all’inizio di luglio hanno lanciato un allarme pubblico sul rischio di sospendere la raccolta delle macerie per la mancanza di fondi disponibili da parte del governo, mentre in Umbria per otto mesi la raccolta delle macerie si è fermata per incomprensioni tra il Commissario e la Regione.

Con la ricostruzione privata si è poi presentato il problema della gestione delle macerie private, che saranno molte di più di quelle pubbliche e che senza una pianificazione, un indirizzo sia ministeriale che regionale si rischia che non siano gestite correttamente.

CONFINDUSTRIA

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"Noi, in Abruzzo, abbiamo un grosso problema perché la ricostruzione dopo l’ultimo terremoto è ferma, visto che l’ufficio per la ricostruzione non ha l’organico adeguato per riuscire a smaltire le tante pratiche ricevute". Così, ad Adnkronos/Labitalia, il presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, ha commentato la situazione post-terremoto. Secondo Ballone, "il problema è che si affronta con la normativa ordinaria l’emergenza e non si può fare perché la burocrazia rallenta tutto".

AMATRICE

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"Il problema della ricostruzione a rilento è a monte, il commissario straordinario di Genova per il ponte Morandi ha agito con poteri straordinari, in un anno sono già arrivati all’inizio dei lavori. Sul centro Italia no, perché la politica non ha il coraggio di dire che nei 30 comuni quasi distrutti bisognava agire come sta agendo il commissario di Genova. Tutto lì, è inutile che ci arrovelliamo". Così, all’Adnkronos, Sergio Pirozzi sindaco di Amatrice nei giorni terribili del terremoto del 24 agosto 2016 e poi consigliere regionale. "Parlai con Di Maio e Salvini - ha aggiunto - gli dissi proprio questo, se volete agire concretamente bisogna nominare un commissario con poteri straordinari che conosca le terre e le dinamiche, garantito dal Governo qualsiasi colore sia".

"Diversamente queste saranno terre dove ci sarà il business della ricostruzione con la desertificazione del territorio. E’ mancato il coraggio e la capacità, perché siamo pochi e divisi - ha continuato - il rischio è che le persone che rimangono in questi territori diventino terremotati a vita perché si abituano al sussidio, al contributo, alla solidarietà. A Genova, se avessero avuto gli stessi poteri di qua, avrebbero dovuto aspettare 3 anni se gli andava bene per ricostruire il ponte Morandi. Sono stati usati due pesi e due misure e non si è avuto quel coraggio".

ACCUMULI

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Anche il vicesindaco di Accumuli, Stefano Petrucci, denuncia grave incuria: "La situazione è ferma a com’era l’anno scorso. Non è stato fatto alcun passo in avanti, né per quanto riguarda la ricostruzione, per la quale ci aspettavamo uno snellimento delle procedure, né per i proprietari delle seconde case, che non possono ancora tornare sul territorio in aree attrezzate".

Critica anche la situazione della scuola materna e primaria, che ospitava 22 bambini del comune: "La nuova struttura, che doveva esserci consegnata a settembre 2017, è arrivata a luglio 2019 - puntualizza Petrucci -. I bambini si sono tutti iscritti nei comuni di Arquata ed Amatrice, quindi la nuova scuola, arrivata con due anni di ritardo, rimarrà chiusa".

ARQUATA

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"A tre anni dal terremoto abbiamo avuto tre governi e tre commissari, ma non sappiamo ancora chi sono i nostri interlocutori. Ognuno di loro ha fatto qualche ’leggina’, qualche decreto, tante promesse, ma poi non ci hanno più fatto sapere niente. Ognuno, poi, rimette in discussione ciò che ha fatto l’altro. Nel mentre la ricostruzione è ancora ferma”. Ha parlare all’AdnKronos anche Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto, il ’comune che non c’è più’.

"Ad Arquata del Tronto più della metà degli abitanti sono rientrati - ha continuato - ma sono tutti nelle casette di legno, che creano non poche difficoltà. Gli altri sono altrove, i loro figli vanno a scuola nelle grandi città, trovano lavoro e non tornano più. Viviamo in una zona di montagna: lo spopolamento era un problema già prima del sisma, ma ora la situazione è peggiorata. La nostra sarà una terra abbandonata. I cittadini mi chiedono perché le istituzioni ci hanno abbandonati. La nostra più grande paura è di non essere ascoltati".

(Fonte AdnKronos - Foto dal Web)

Redazione

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