Tensione sempre più alta tra USA e Iran

Ucciso il generale Soleimani

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Annunciata la morte del generale Qassem Soleimani, scomparso nella notte tra il 2 e il 3 gennaio all’aeroporto di Bagdad per mano americana. Il Presidente Donald Trump, come rivelato dal Pentagono, ha ordinato un attacco in Medio Oriente per rispondere con forza all’assalto da parte di filoiraniani nei giorni scorsi all’ambasciata statunitense in Iraq. Alcuni missili lanciati da un drone hanno distrutto un convoglio delle PMU, le forze di mobilitazione irachene, mentre accompagnavano una delegazione dei guardiani della rivoluzione di Teheran. Otto le vittime totali, tra cui il leader Abu Mahdi Al Muhandis, numero due della coalizione di milizie paramilitari filoiraniane operanti in Iraq, e lo stesso Qassem Soleimani.

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La morte del generale Soleimani rappresenta uno sconvolgente evento di cruciale importanza: Qassam Soleimani è considerato una delle figure centrali della strategia iraniana in Medio Oriente, personaggio chiave del regime degli ayatollah e capo delle Niru-ye Quods, unità delle guardie rivoluzionarie responsabile per la diffusione dell’ideologia khomeinista. Il suo omicidio non rimarrà di certo impunito, così come quello delle altre vittime coinvolte nel raid. “Una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste si sono macchiate del sangue di Soleimani e degli altri martiri dell’attacco” ha affermato Ali Khamenei inequivocabilmente.

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Differenti e variegate le manifestazioni dei cittadini iracheni. In molti festeggiano la morte di Soleimani, marciando e danzando per le strade a ritmo di musica. “L’uccisione di Qassem Soleimani e Abu Mahdi Al – Muhandis eliminerà i partiti corrotti che stanno distruggendo l’Iraq” afferma un iracheno, intervistato da SkyTg24. Altri prendono le distanze dall’evento, consci del rischio di guerra incombente: “L’America e l’Iran avrebbero dovuto risolvere i loro problemi al di fuori dell’Iraq. Non vogliamo che li affrontino qui, questo non servirà alla nostra causa. Noi non festeggeremo l’uccisione di Soleimani o di chiunque altro in Piazza Tahir, perché alla fine dei conti non ci riguarda”.

Secondo Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle: “Quello a Bagdad è un raid vigliacco perché i droni sono vigliacchi. È un raid pericoloso perché il Medio Oriente è una polveriera. È un raid stupido perché potrebbe ricompattare l’opinione pubblica iraniana a sostegno del governo di Teheran”. I rischi incombenti sono evidenti, altre decisioni avventate potrebbero sancire l’inizio di una ulteriore devastante guerra in Medio Oriente.

Elena Indraccolo

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