Tassa su plastica, Casasco: "Messi dazi su prodotti nazionali"

Nuova Imu, come sarà -In arrivo 7 milioni per personale e dirigenti Presidenza del Consiglio

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Tassa su plastica, Casasco: "Messi dazi su prodotti nazionali"

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"Trump mette i dazi ai prodotti esteri, noi a quelli nazionali. La concorrenza straniera paga la materia prima 1,20 euro, noi pagheremo 2,20 al chilo". E’ quanto denuncia all’Adnkronos il presidente di Confapi, Maurizio Casasco, nel commentare le misure introdotte dal governo in manovra che prevedono una tassazione sugli imballaggi in plastica. "Il costo medio della materia prima per la produzione di imballaggi - spiega infatti Casasco - è di circa 1,20 euro al chilo. La tassa di un euro al chilo raddoppia quasi il costo. A questo - dice ancora - si devono aggiungere i contributi da versare ai consorzi di filiera" quali Conai, Corepla, Polieco.

"In alcuni casi - denuncia ancora Casasco - alle aziende produttrici viene richiesto un duplice contributo, preteso da consorzi diversi per lo stesso materiale".
Infine, dice il presidente di Confapi, "in merito ai consorzi preciso che Conai/Corepla sono quasi la stessa cosa, ma solo di filiera. Il doppio contributo Conai Polieco per legge non dovrebbe esistere - aggiunge - perché uno tratta gli imballaggi, l’altro tutti gli altri beni ma tra i due litiganti oggi in qualche caso chi rischia di pagare due volte sono le aziende", conclude Casasco.

Nuova Imu, come sarà

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Al via la nuova Imu con l’accorpamento con la Tasi. L’intervento di unificazione viene confermato anche nell’ultima bozza del disegno di legge di bilancio. Un’operazione dove la ristrutturazione delle aliquote "non determina l’aumento della pressione fiscale", si legge nella relazione illustrativa.

Nel dettaglio, viene previsto che per le cosiddette abitazioni di lusso, classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 e adibite ad abitazione principale, seppure l’aliquota di base è pari allo 0,5 per cento il comune può aumentarla solo di 0,1 punti percentuali; per cui l’aliquota massima per tali immobili è pari allo 0,6 per cento. La sostanziale innovazione risiede, invece, nella circostanza che i comuni possono annullare completamente, con apposita delibera del consiglio comunale, l’imposizione di tale fattispecie.

Per i fabbricati rurali a uso strumentale, l’aliquota di base è pari allo 0,1 per cento e i comuni possono solo ridurla fino all’azzeramento. La disciplina per la quantificazione dl tributo per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati, prevede che, fino all’anno 2021, l’aliquota di base è pari allo 0,1 per cento, con facoltà di aumento fino allo 0,25 per cento o di diminuzione fino all’azzeramento da parte degli enti locali. A decorrere dal 1° gennaio 2022, invece, gli stessi fabbricati sono esenti dall’Imu. In definitiva la nuova disciplina recepisce le disposizioni agevolative vigenti per questi immobili in materia di Tasi.

Per i terreni agricoli, l’aliquota di base è fissata nella misura dello 0,76 per cento e i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono aumentarla sino allo 1,06 per cento o diminuirla fino all’azzeramento. Anche per gli immobili a uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, l’aliquota di base dello 0,86 per cento non è suscettibile di aumentare la pressione fiscale in quanto, nel precisare che la quota pari allo 0,76 per cento è comunque riservata allo Stato, stabilisce che i comuni, con deliberazione del consiglio comunale, possono manovrare detta aliquota aumentandola fino allo 1,06 per cento o diminuendola fino al limite dello 0,76 per cento.

Per gli immobili diversi dall’abitazione principale l’aliquota di base è pari allo 0,86 per cento. Anche in questo caso gli enti impositori possono aumentarla sino allo 1,06 per cento e quindi mantenendo, come sempre, invariata la pressione fiscale o diminuirla fino all’azzeramento.

In arrivo 7 milioni per personale e dirigenti Presidenza del Consiglio

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Arrivano 5 milioni di euro in più per il personale della Presidenza del Consiglio e 2 milioni per i dirigenti della Presidenza, per un totale di 7 milioni di euro, a decorrere dal 2020. La novità è contenuta in un emendamento, bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato, al decreto legge ’Riordino dei ministeri’, che l’Adnkronos ha potuto visionare.

"A decorrere dall’anno 2020 il fondo per le risorse decentrate del personale non dirigenziale della Presidenza del Consiglio dei ministri è incrementato di 5 milioni di euro annui - si legge nella proposta normativa - e il fondo per la retribuzione di posizione e per la retribuzione di risultato del personale di livello dirigenziale non generale è incrementato di 2 milioni di euro annui".
Gli incrementi, comprensivi degli oneri riflessi a carico dell’Amministrazione, si spiega, sono disposti in deroga ai limiti stabiliti dal decreto legislativo del 25 maggio 2017, nell’ambito degli stanziamenti del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il decreto per il riordino dei ministeri dovrebbe approdare nell’Aula del Senato martedì prossimo, il 5 novembre.

Redazione

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