TRUMP MINACCIA DI TAGLIARE I FONDI ALL’OMS

Gli interessi economici statunitensi e la guerra contro la Cina

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La situazione negli Stati Uniti, secondo gli ultimi dati, tende a peggiorare costantemente al punto che il numero di contagiati continua a crescere e le misure di sicurezza sembrano insufficienti. L’epidemia negli U.S.A. comincia con un primo caso a gennaio, seguito da un aumento esponenziale di contagiati. Certamente una pandemia complicata da gestire per un paese di notevole estensione, sempre in movimento, fondato sulle attività di importazione ed esportazione e, soprattutto, caratterizzato da un sistema sanitario improntato sulla privatizzazione. A fine gennaio Trump agisce creando una task force guidata dal Segretario della salute Alex Hazar e incaricata di gestire la pandemia di Covid-19 in ogni sua fase, monitorandone la curva epidemiologica; a febbraio, il testimone passa al vicepresidente Mike Pence. Tuttavia, con un milione e mezzo di contagiati, l’incapacità di una risposta efficace di fronte all’emergenza e l’impossibilità di risolvere velocemente il problema, gli Stati Uniti boccheggiano. Dunque Trump, infastidito dalla spinosa questione, minaccia di tagliare definitivamente i finanziamenti all’OMS nel caso in cui l’organizzazione non prenda seri provvedimenti entro 30 giorni, sottolineando l’esistenza di una evidente “simpatia” tra il suddetto ente e la Cina.

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Nella lettera inviata direttamente ai vertici dell’organizzazione, il Presidente mette in discussione l’atteggiamento “di parte” manifestato dall’OMS, la quale, pur sapendo, avrebbe taciuto sull’esistenza di un pericolo globale e, successivamente, avrebbe cercato sottilmente di coprire la Cina. È l’inizio ufficiale di una guerra che si può dire fosse già in atto, fin da quando la Cina ha deciso di allontanarsi dal rigido monopolio statunitense e cominciare a dar forma a un proprio status nel mondo. La “terra del dragone”, come viene spesso definita, non piace perché organizza un nuovo modo (più economico) di vendere e comprare, crea prodotti di qualità sostenuta a prezzi nettamente inferiori e si impadronisce così di una fetta di mercato da sempre monopolizzata delle multinazionali americane.

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La questione coronavirus è stata, come si suol dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ad oggi Trump non risparmia accuse e commenti, tant’è che anche la stampa americana si lascia influenzare dall’immagine di una Cina “cattiva”, da isolare a tutti i costi. Ma gli interessi in gioco sono parecchio elevati se si pensa che i maggiori contributi destinati all’OMS derivano dagli Stati Uniti, con un bilancio annuale di 400/500 milioni di dollari; d’altro canto, però, la Cina ha le mani in pasta dovunque. La lotta per il predominio economico, probabilmente, è solo all’inizio. Il Covid-19 è un ottimo espediente per sistemare definitivamente la questione e, magari, risparmiare qualche soldo da investire diversamente togliendo fondi alla poco collaborativa OMS.

Alessia Gerletti

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