TRA ARTE E RIVOLUZIONE

Revolutija: viaggio attraverso la sensibilità degli artisti Russi a cent’anni dalla Rivoluzione. Al MAMbo di Bologna fino al 13 maggio

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Il Museo d’Arte Moderna di Bologna ospiterà fino al 13 maggio Revolutija, una mostra creata in occasione del centenario della Rivoluzione Russa che racconta, con oltre settanta capolavori del Museo di Stato di San Pietroburgo, la straordinaria modernità dei movimenti culturali russi agli albori del XX secolo. Questo è uno dei periodi più fruttuosi dell’arte russa e in particolare di artisti celebri come Kandinsky, Chagall, Malevich e Repin che ci mostrano come il panorama artistico fosse saturo della varietà di stili e visioni differenti su quello che il Paese stava affrontando.

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Crepuscolare (1917)di Wassily Kandinsky, è un esempio di come il turbamento dell’artista, traslato su tela, sia elemento unificante dell’esistenza precaria vissuta dalla maggior parte della popolazione durante quel periodo: la tela, dalle geometrie aggressive e tinte scure, trasmette terrore e insicurezza.

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Dello stesso anno è il dipinto Terra contadina (1917)di Boris Grigor’ev, simbolo del legame profondo che si instaura fra arte e rivoluzioni. I contadini inermi, raffigurati con uno sguardo severo, ma privo di una luce sull’avvenire, sono l’emblema del pensiero dell’artista nei confronti di una rivoluzione che, per lui, non avrebbe mutato la realtà delle classi rurali.

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La passeggiata (1917) di Marc Chagall, al contrario, mostra una visione ottimistica della forza rivoluzionaria dell’arte. Il dipinto raffigura l’immaginazione di una realtà piena di vitalità, colore e di libertà conquistata dopo la tempesta rivoluzionaria. Lo stesso artista, afferma: “La rivoluzione mi ha scosso con tutta la sua forza, impadronendosi della personalità, del singolo uomo, del suo essere, traboccando dai confini dell’immaginazione e irrompendo nel mondo sentimentale delle immagini, che diventano a loro volta parte della rivoluzione”. La mostra traccia un percorso di crescita delle avanguardie russe, protagoniste assolute di un periodo contraddistinto da molto fermento creativo. Nasce, così, una ideologia artistica che inizia a essere funzionale al nuovo sistema socio-politico e che non tollera chi non accetta questa nuova visione culturale. Per esempio, le opere di artisti del calibro di Kazimir Malevich vengono molto criticate, poiché rappresentano una realtà arida, per niente oggettiva e incapace di dar lustro a una società basata su ideali comunisti.

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Chiude la mostra il Ritratto di I.V. Stalin(1936) di Pavel Filonov, costretto a tradire la propria tecnica per guadagnare le simpatie del regime.

Nicòl De Giosa

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