TORINO, COME ROMA, DICE BASTA

Centinaia di persone a Torino per dire no alle politiche del M5S. In calo anche i consensi, a livello nazionale, al Movimento

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Anche Torino, dopo Roma, dice “basta”. Alcune centinaia di persone, circa 500, si sono radunate davanti alla Prefettura, nella centrale piazza Castello, per chiedere una città “senza Appendino” tra bandiere “Si’ Tav”, vessilli olimpici e slogan contro l’amministrazione cinquestelle.

Una manifestazione spontanea, nata sui social, sull’onda emotiva del No del Consiglio comunale alla Torino-Lione. A protestare sono soprattutto semplici cittadini. “A casa a casa, non sono capaci”, “la sindaca a Dubai, quando serve non c’e’ mai”, sono gli slogan scanditi sotto la pioggia. In piazza anche esponenti del mondo produttivo e della politica.

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“Torino non è ferma”, ribatte Chiara Appendino, che contrattacca: “molte delle persone che oggi sollevano legittime preoccupazioni, fanno parte della stessa classe dirigente che, negli ultimi anni, ha osservato i centri direzionali andarsene, il baricentro della finanza e dell’assicurazione spostarsi su Milano e la Fiat disimpegnarsi”

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Ma non basta. Il 10 novembre il mondo “Si Tav” scenderà in piazza, compatto e numeroso. Mette da parte bandiere e distintivi e si appalesa, aprendo un nuovo capitolo nella narrazione delle vicende Tav. Alle 11, davanti alla Prefettura arriveranno quelli che vorrebbero governo nazionale e locale impegnati a non chiudere i cantieri. La saldatura tra le varie anime di questa protesta anti “no”, l’Onda - com’è stata battezzata dai “Si Tav”, nel giorno della protesta sotto il municipio - ha messo da parte le sfaccettature e le visioni differenti e si fa vedere.

Mino Giachino, forte delle oltre 42 mila adesioni alla sua petizione on line, va avanti spedito. E si imbarcano nell’avventura anche quelli della pagina Facebook “Si, Torino va avanti”. Le perplessità sono state accantonate. Ed eccoli gli ideatori di “Si, Torino va avanti”: sono Patrizia Ghiazza, cacciatrice di teste, l’informatica Giovanna Giordano, Simonetta Carbone esperta di pubbliche relazioni e Adele Olivero, avvocato. Non ci sono partiti alle spalle. Le parole “manifestazione apartitica e pacifica” le hanno convinte. E forse anche le adesioni alla loro pagina web: oltre 20 mila, che, pare crescono ancora.

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Che sia forse l’inizio della fine del M5S? Una conferma, tra l’altro, viene anche da un calo di consensi che investe soprattutto il leader politico del Movimento, Luigi Di Maio. La Lega di Matteo Salvini continua invece a raccogliere consensi, raggiungendo così il 34,7%, la percentuale più alta di sempre. La continua ascesa della Lega, dicono i sondaggi, si deve soprattutto a nuovi potenziali elettori: oltre la metà di coloro che oggi la voterebbero, non ha votato per il partito di Salvini lo scorso 4 marzo e si tratta per lo più di elettori delusi dal M5S, a cui si aggiungono poi una parte degli astensionisti e poi per il 12% ex elettori di Forza Italia, per il 4% di un altro partito di centrodestra e per il 3% del Pd. Trainata dal Carroccio, la coalizione di centrodestra passa così dal 37% al 46,5%,superando così la soglia del 40% necessaria per garantire la maggioranza in Parlamento. Non è ancora un segnale vero, ma i pentastellati potrebbero cominciare a pagare le difficoltà degli ultimi mesi, dalla manovra fino alla questione Tap. Di fatto, la crescita di consensi dell’esecutivo gialloverde si è fermata: per la prima volta dal 4 marzo. Di fatto, la crescita dei consensi al M5S vede una battuta d’arresto. Che sia forse l’inizio della fine del Movimento?

Mary Divella

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