Stop restrizioni a Wuhan e nell’Hubei (Altre News)

Usa oltre 600 morti e 50mila contagi - Mosca: "Nessuno conosce situazione reale in Russia" - Pochi morti in Germania? Altri Paesi fanno meno test - Spagna sfiora i 2700 morti - Francia 1.100 morti e più di 22mila casi - Greta in isolamento

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Coronavirus, stop alle restrizioni a Wuhan e nell’Hubei

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Verrà revocata il prossimo 8 aprile la quarantena di massa alla quale è stata sottoposta la città di Wuhan, epicentro della diffusione del coronavirus nella provincia di Hubei, nella Cina centrale. E’ quanto si legge sul sito del governo provinciale, dove si spiega che sarà possibile entrare e uscire da Wuhan.

Le restrizioni in entrata e in uscita saranno invece revocate a partire da domani per la provincia di Hubei. Oggi la commissione sanitaria, ha riferito di un nuovo caso di coronavirus, il primo in sei giorni.

La Cina ha registrato 74 nuovi casi di Covid-19 importati oggi, portando a 427 il totale. La maggior parte dei nuovi casi registrati in Cina in persone provenienti dall’estero, ovvero 31, è stata registrata a Pechino.

Proprio per questo, a partire da domani, tutti coloro che arriveranno a Pechino dall’estero verranno sottoposti a test per il Covid-19 e sottoposti alla quarantena. Lo riporta il Beijing Daily, precisando che queste operazioni saranno pagate dalle stesse persone che arriveranno nella capitale cinese.

Coronavirus, in Usa oltre 600 morti e 50mila contagi

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I morti per coronavirus negli Stati Uniti sono 646 e i contagiati 50.076. Lo riferisce la Cnn basandosi sui dati forniti dalla sanità pubblica, precisando che i decessi di oggi sarebbero un centinaio. Casi di coronavirus sono stati riscontrati in tutti i 50 stati dell’Unione.

"Il numero dei contagi a New York sta raddoppiando ogni tre giorni", ha detto il governatore Andrew Cuomo in una conferenza stampa durante la quale ha precisato che i casi confermati nella Grande Mela sono almeno 25.665. Il governatore democratico ha aggiunto che si stima che saranno necessari 140mila posti letto, 40mila in terapia intensiva. Attualmente lo stato ne ha 53mila.

Coronavirus, sindaco di Mosca: "Nessuno conosce situazione reale in Russia"

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Il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin sollecita il presidente Vladimir Putin e quindi i governatori delle diverse regioni della Federazione a non sottovalutare il nuovo coronavirus. Il rischio malcelato dietro ai numeri dei contagi, che è ufficialmente assestato a 495 in tutto il Paese, è che i casi siano molti di più ma non vengano registrati a causa di un volume "troppo basso" di test.

"Nessuno in realtà sa quale sia la situazione reale", ha ammesso Sobyanin, che è numero due della task force istituita dal governo per fare fronte alla crisi. "Non tutte le regioni capiscono" le necessità di introdurre misure più rigorose, ha aggiunto.

Oggi Putin ha visitato l’ospedale di Mosca in cui vengono ricoverati i pazienti contagiati da Covid-19. Il presidente russo ha indossato una tuta protettiva gialla e un casco protettivo per visitare i reparti dell’ospedale e si è complimentato con i medici dello staff per il lavoro svolto fino a ora.

Coronavirus, "pochi morti in Germania? Altri Paesi fanno meno test"

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Il fatto che la Germania riporti relativamente pochi decessi dovuti alla Covid-19, rispetto a Paesi come l’Italia o come la Francia, è dovuto a diversi fattori, il principale dei quali è la "sottostima", o under-reporting, dei casi di contagio, che in altri Stati dell’Ue è molto più consistente che in Germania, dove si fanno "molti test", cosa che aumenta il denominatore e lo avvicina di più alla realtà. A spiegare così la letalità relativamente bassa che il coronavirus Sars-Cov-2 ha avuto finora in Germania è l’eurodeputato tedesco Peter Liese, della Cdu, membro della commissione Envi (Ambiente, Salute e Sicurezza Alimentare), di professione medico.

Il motivo per cui la Germania ha registrato finora 126 decessi su oltre 29mila casi (dati Ecdc), spiega Liese durante una conferenza stampa in teleconferenza, "è una domanda che viene fatta spesso. Direi, secondo la mia esperienza, che ci sono diversi motivi. Anzitutto, in Germania abbiamo avuto più tempo per prepararci, e il sistema sanitario è piuttosto buono". Il secondo motivo è "che molte delle infezioni in Germania vengono da persone che sono andate a sciare nell’Italia del Nord, nel Sud Tirolo o nel Tirolo austriaco. Ci sono stati dei focolai nelle stazioni sciistiche: sono andati a sciare, sono tornati, si sono ammalati, sono stati trovati positivi e magari erano gruppi di amici...quando vai a sciare, per definizione non hai più di ottant’anni e non sei seriamente ammalato, cioè non sei sottoposto a cure oncologiche, cardiologiche o per patologie polmonari".

Le persone che non sono in buona salute, e che quindi in generale resistono meglio al virus, "non vanno a sciare. Si tratta di persone abbastanza in salute, e questo è un altro motivo" alla base del numero di decessi relativamente basso in Germania.

"Poi, naturalmente - prosegue Liese - questa cosa potrebbe cambiare: abbiamo ora dei casi anche nella popolazione anziana, in ospedali eccetera, il che vuol dire che potremmo vedere altri decessi. Ma la principale ragione, secondo me, è che c’è un serio ’underreporting’ nella maggioranza dei Paesi europei, anche in Germania". "Questo under-reporting - continua - è di gran lunga maggiore in Italia, in Francia, in Spagna e nel Regno Unito. Se l’Italia ha ufficialmente, secondo l’Ecdc, 63.927 casi: direi che si può prendere questo dato e moltiplicarlo non per dieci, ma per venti. Quindi in Italia forse ci sono seicentomila persone già infettate".

"In Germania - prosegue Liese - facciamo molti test, più che in altri Paesi, quindi probabilmente bisogna prendere le 29mila persone che abbiamo e moltiplicarle per 4 o 5. L’under-reporting è più significativo in Italia, Francia, Regno Unito e anche nei Paesi Bassi rispetto alla Germania". L’Austria "è abbastanza comparabile alla Germania: hanno solo 25 morti, anche se sono vicini dell’Italia. Hanno un focolaio nel Tirolo. In Germania e Austria si fanno molti test", conclude Liese.

Coronavirus, la Spagna sfiora i 2700 morti

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In Spagna sono ormai 39.673 i casi di contagio da Covid-19 e 2.696 i morti con coronavirus. Lo riporta il giornale El Mundo, che cita dati del ministero della Sanità di Madrid. In un solo giorno, si legge, si sono registrati 6.582 nuovi casi, per lo più a Madrid e in Catalogna, e in un solo giorno sono stati 514 i morti. Solo nella regione di Madrid si contano 1.535 decessi e 12.352 contagi.

"Siamo nella settimana difficile" della Spagna. Si è espresso così il responsabile del Centro per il coordinamento delle emergenze sanitarie del ministero della Sanità di Madrid, Fernando Simón. "E’ la settimana in cui dobbiamo lavorare affinché non sia eccessiva la pressione sul sistema di assistenza", ha detto Simón in dichiarazioni riportate da El Pais. La Spagna aspetta ancora il picco dei casi e spera poi di iniziare a "veder scendere il numero" dei contagi. Il quadro che oggi abbiamo di fronte, ha rimarcato, "è un’immagine di quanto accaduto qualche giorno fa a livello di trasmissione".

Coronavirus, in Francia 1.100 morti e più di 22mila casi

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Sono 1.100 le persone morte negli ospedali in Francia a causa della diffusione del coronavirus. I casi confermati di Covid-19 sono 22.300 e sono 10.176 le persone ricoverate. Lo ha confermato il direttore generale della Sanità, Jérôme Salomon. I pazienti in terapia intensiva sono 2.516, mentre sono 3.281 le persone guarite. Stando agli ultimi dati diffusi, la Francia registra altri 240 decessi da ieri sera. L’85% delle vittime aveva più di 70 anni, ha puntualizzato Salomon.

Coronavirus, Greta in isolamento: "Sintomi lievi, ora sto bene"

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Greta Thunberg si è messa in autoisolamento dopo aver registrato i sintomi del Covid-19. Anche il padre, che l’ha accompagnata nel suo ultimo viaggio in treno in Europa per prendere parte ai Fridays for Future prima dell’introduzione delle restrizioni, è in autoisolamento, con sintomi più seri. "Nelle ultime 2 settimane sono stata a casa, quando sono tornata dal mio viaggio in Europa Centrale mi sono messa in isolamento", scrive la teenager su Instagram. "Circa 10 giorni fa ho iniziato ad avvertire alcuni sintomi, proprio nello stesso momento in cui li ha avvertiti mio padre, che ha viaggiato con me da Bruxelles. Stanchezza, brividi, mal di gola e tosse. Mio padre ha avvertito gli stessi sintomi, ma più intensi e con febbre. In Svezia -spiega- non si può essere testati per Covid-19 se non si ha bisogno di un trattamento sanitario urgente. Chi non si sente bene deve stare a casa in isolamento".

"Per questo non sono stata sottoposta a test, ma è molto probabile che abbia contratto il virus visti i sintomi e le circostanze. Ora in sostanza ho recuperato ma -e questo è il punto- non mi sono quasi sentita male per niente. Il mio ultimo raffreddore è stato peggio. Se qualcun altro non avesse avuto il virus nello stesso periodo, forse non avrei nemmeno sospettato nulla -prosegue-. Avrei pensato di sentirmi stanca in maniera anomala, con un po’ di tosse. E questo rende le cose molto più pericolose. Molti, soprattutto i giovani, potrebbero non notare i sintomi per nulla o considerarli molto lievi. Non si rendono conto di avere il virus e rischiano di contagiare altre persone". "Noi -conclude- che non apparteniamo ad un gruppo a rischio abbiamo una responsabilità enorme, le nostre azioni possono fare la differenza tra vita e morte per molti altri. Tenetelo a mente, seguite le indicazioni di esperti e autorità. State a casa per contribuire a rallentare la diffusione. E ricordate di prendervi cura gli uni degli altri e di aiutare chi è in difficoltà".

Redazione

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