Spese sanitarie detraibili anche per chi usa contante

Whirlpool ritira la procedura di cessione - La Perla, intesa per cigs e assegno ricollocazione - Aids, Cassazione: "Talluto responsabile, si valuti aumento pena" - Omicidio Roma, papà di Luca: "Era un ragazzo pulito"

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Spese sanitarie detraibili anche per chi usa contante

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Spese sanitarie - ovvero farmaci e ticket - detraibili anche per chi usa il contante. A quanto apprende l’Adnkronos, questa la decisione maturata dal vertice di maggioranza sulla manovra che si è concluso a Palazzo Chigi.Il testo circolato ieri prevedeva che solo i pagamenti con strumenti elettronici, carte o bonifici, potessero essere conteggiati tra le spese che usufruiscono delle detrazione al 19%, come ad esempio le spese sanitarie. Oggi il cambio di passo: detrazioni anche per chi usa il contante.

Whirlpool ritira la procedura di cessione

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Nessuna cessione per il sito Whirlpool di Napoli. La multinazionale americana ha ufficialmente ritirato oggi la proposta di vendita dello stabilimento a Prs, una società di container refrigeranti. Ad annunciarlo il ministro dello Sviluppo Patuanelli e, poi, una nota ufficiale della multinazionale americana: "L’azienda è pronta a ritirare la procedura di trasferimento del ramo d’azienda, a non procedere con il licenziamento collettivo dei dipendenti di Napoli e a continuare la produzione delle lavatrici. Ora si lavori a una soluzione condivisa per garantire un futuro sostenibile nel lungo termine allo stabilimento di Napoli e ai suoi 400 dipendenti". La decisione è stata "presa con l’obiettivo di ripristinare un clima costruttivo nella trattativa con il governo e i sindacati" e l’annuncio arriva a poche ore dall’avvio della procedura di cessione del sito campano di via Argine e alla vigilia di una manifestazione dei sindacati domani a Napoli.

L’azienda dunque "è pronta a investire" ma esclude la possibilità di trasferire a Napoli nuove produzioni realizzate all’estero. "Abbiamo già fatto queste valutazioni e la risposta è no", ribadisce l’amministratore delegato di Whirlpool Emea, Luigi La Morgia. ’’Abbiamo deciso di condividere un percorso per una soluzione a lungo termine. E la soluzione si è sbloccata perché l’Azienda ha deciso di fare un significativo passo in avanti per ristabilire un clima sereno e di collaborazione tra tutte le parti per garantire l’occupazione’’, ha aggiunto.

Gli operai hanno accolto con applausi e il coro ’la gente come noi non molla mai’ hanno la notizia all’esterno dello stabilimento Whirlpool di via Argine, a Napoli. "Abbiamo appreso la notizia ma continuiamo a rimanere vigili", assicura Vincenzo Accurso, delegato sindacale Uilm e uno degli oltre 400 lavoratori dello stabilimento napoletano. "Vogliamo tornare a lavorare come prima - aggiunge - e, finché non si tornerà al tavolo ministeriale e ci diranno che Whirlpool resta a Napoli con un progetto a lungo termine che porti investimenti, noi continueremo a combattere. Non ci arrendiamo, saremo ancora più forti di prima, andiamo avanti".

"Passive Refrigeration Solutions S.A. prende atto di quanto comunicato dal MISE e delle dichiarazioni rese da Whirpool, che concordano nel proseguire la produzione di lavatrici nello stabilimento di Napoli, pur in presenza di una situazione che, nel lungo termine, confermano essere insostenibile". E’ quanto si legge in una nota della società. "Il progetto industriale della Prs, solido e con forti prospettive di crescita, è stato validato sia a livello nazionale che internazionale, ricevendo numerosi riconoscimenti dall’Eureco-Isa a Napoli, dall’Istituto Agronomico del Mediterraneo di Bari, dalla Cooperazione Italiana, dalle Nazioni Unite (Unido), dalla Commissione Europea e dal Usa Patent Office", sottolinea. "A livello industriale e commerciale, il progetto e il relativo patent industriale sono stati oggetto di un lungo ed elaborato assessment da parte del Governo Cinese, prodromico all’avvio di una JV nella quale il Partner Cinese ha investito oltre 30 milioni di Euro, confermando a sua volta la solidità del progetto. Ulteriori Iniziative industriali con primari Player internazionali sono attualmente in corso di negoziazione sia in ambito Uee che extra Uee ", prosegue la società. "La scelta degli investitori di Prs - afferma - era ricaduta sul sito di Napoli in virtù della posizione geografica della città, baricentrica nel Mediterraneo, e della sua dotazione portuale, coerente con il trasporto navale. Altri elementi di forza erano stati individuati nell’esperienza pluriennale e nella cultura operativa della manodopera proveniente da una multinazionale leader nel settore. Un ulteriore vantaggio per il territorio sarebbe l’impatto sull’indotto, derivante dalla richiesta di produzione di migliaia di container all’anno, sul traffico portuale, sulla politica agricola per le esportazioni delle eccellenze agroalimentari e sull’attività di ricerca e sviluppo, in campo farmaceutico ed automotive, che sarebbe potuta nascere in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli". "Prs e le persone partecipanti al Progetto non sono in grado di confermare che la loro disponibilità nel prendersi carico della situazione dello stabilimento di Napoli rimarrà invariata nel periodo ipotizzato dal governo per la ricerca di un’alternativa, visti i tempi necessari per la realizzazione della propria iniziativa industriale. Restano infine tutte le perplessità sui giudizi espressi rispetto al piano Prs in assenza di un esame dei contenuti e della tecnologia", conclude l’azienda.

Soddisfatto il ministro Patuanelli che riconosce la forza del sindacato nella vertenza. "Il ritiro è un primo passo che sicuramente ci consente di risederci ad un tavolo per provare a risolvere definitivamente i problemi di quello stabilimento", prosegue ricordando come sulla vertenza il governo ci abbia "messo la faccia" e come ora ci siano "nuovamente le condizioni per provare a trovare una soluzione industriale con l’impegno del governo".

E soddisfatti i sindacati. "Non siamo alla soluzione ma guadagnare tempo prezioso è utile", dice il leader Fim, Marco Bentivogli, che però avverte: "ci sarà una tregua fino a marzo. Whirlpool conferma il progressivo calo del mercato e dunque la volontà di cessione resta solo rinviata a inizio 2020". Piedi di piombo anche in Uilm: “è solo un armistizio, ma costituisce una prima vittoria dei lavoratori”, dice il leader Rocco Palombella mentre la Fiom chiede l’immediata riattivazione del tavolo al Mise. "Finalmente si torna alla ragionevolezza e ci si potrà confrontare senza il ricatto della chiusura, individuando, per quanto ci riguarda ed insieme alle parti che hanno sottoscritto l’accordo di ottobre 2018, le condizioni per continuare a produrre lavatrici nello stabilimento di Napoli", dice Francesca Re David, segretaria generale Fiom.

UN BRACCIO DI FERRO LUNGO 6 MESI - La decisione pone così fine ad un braccio di ferro lungo 7 mesi che aveva contrapposto a Whirlpool, inizialmente i sindacati poi affiancati e sostenuti dal governo. Sul tavolo di questa partita che si avvia nel maggio scorso, la salvaguardia di una produzione di eccellenza, quella seppure in crisi delle lavatrici di alta gamma, ma soprattutto il futuro e l’occupazione di 420 lavoratori del sito in un territorio a rischio deindustrializzazione come quello campano.

Per Whirlpool, il sito di Napoli infatti ’pesa’ per oltre 20 milioni all’anno; numeri inconciliabili con un rilancio anche se sottoscritto con un accordo nel 2018. Da qui la decisione di vendere lo stabilimento. Immediata la ’rivolta’ di Fim Fiom e Uilm che rivendicano lo stop alla cessione, il rispetto dell’accordo del 2018 e l’avvio di una trattativa senza ricatti. Temi questi su cui saranno poi appoggiati dal governo che, per trovare la quadra ad una vertenza che rischia di impennarsi, riserva a Whirlpool, nel Dl salva imprese, incentivi per circa 17milioni di euro in 15 mesi attraverso la decontribuzione dei contratti di solidarietà.

Una agevolazione che Whirlpool rinvierà comunque al mittente: le perdite sono troppe e gli incentivi non bastano, sintetizzeranno in un incontro al Mise che si chiuderà con la rottura del tavolo da parte del ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli. Né basta a ricucire lo strappo la concessione di Whirlpool al governo di prorogare a 31 ottobre l’avvio della procedura di cessione: "è una sospensione a orologeria", tuonano Fim Fiom e Uim.

Nella vertenza scende in campo anche palazzo Chigi: è il premier Giuseppe Conte a convocare i vertici per sollecitare un passo indietro. Ma la fumata è nera e l’azienda non offre nessuno spiraglio di apertura. La diplomazia però si rimette al lavoro. E oggi la svolta, annunciata prima del ministro dello Sviluppo Patuanelli e poi da una nota ufficiale di Whirlpool.

La Perla, intesa per cigs e assegno ricollocazione

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Stipulata al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’intesa sulla cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione di attività e sull’accordo di ricollocazione dei dipendenti delle aziende La Perla Manufacturing srl e La Perla Global Management UK Limited. Ad annunciarlo è il dicastero in una nota.

L’incontro, al quale hanno preso parte anche le organizzazioni sindacali di categoria e i rappresentanti della Regione Emilia-Romagna, è stato aperto dall’intervento del sottosegretario al Lavoro e alle Politiche Sociali, Francesca Puglisi, che ha ricordato quanto il marchio La Perla sia un’eccellenza del made in Italy e quanto il territorio sia sensibile verso la vicenda, auspicando che “l’accordo possa chiudere un periodo di grande sofferenza” vissuto dai lavoratori, molti dei quali sono donne e madri.

L’intesa riguarda complessivamente 65 dipendenti del sito di Bologna, impegnati nelle linee “uomo” e “ready to wear”. La cassa integrazione è stata accordata dal 1° novembre al 31 dicembre 2019 pur permanendo in capo all’azienda e alle organizzazioni sindacali l’interesse a che il percorso di cigs prosegua fino a completamento dei prossimi dodici mesi. In considerazione della cessazione di attività, i lavoratori saranno sospesi a zero ore senza rotazione.

La Regione Emilia-Romagna ha garantito l’attivazione di una serie di strumenti di politiche attive, per le quali i locali Centri per l’Impiego hanno già individuato le azioni da compiere rispetto ai curricula dei lavoratori e alle loro competenze specifiche, lungo un percorso che sarà arricchito da incontri individuali e collettivi. Inoltre, saranno organizzati seminari per l’illustrazione dell’assegno di ricollocazione per cigs strumento ancora poco conosciuto dei beneficiari.

"Il lavoro, la dignità delle lavoratrici, dei lavoratori e il futuro delle loro famiglie. Questo prima di tutto. Siamo soddisfatti per i risultati raggiunti fino a qui, ora si apre una fase nuova per il rilancio dell’azienda - hanno commentato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore alle Attività produttive, Palma Costi - Restiamo a fianco delle lavoratrici de La Perla e dei sindacati che in questi mesi si sono battuti per trovare la migliore delle soluzioni possibili, che ora dovrà essere concretizzata, e le istituzioni locali con loro. Continuiamo a seguire da vicino la vicenda e a impegnarci per il futuro dello storico stabilimento di Bologna che rappresenta un pezzo importante del Made in Italy".

Aids, Cassazione: "Talluto responsabile, si valuti aumento pena"

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I giudici della I sezione penale della Cassazione hanno confermato la responsabilità di Valentino Talluto nel contagio con l’Hiv delle sue partner in seguito a rapporti sessuali non protetti. Accogliendo i ricorsi delle parti civili i giudici della Suprema Corte hanno anche disposto un nuovo processo davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello che dovrà valutare se aggravare la pena in relazione a quattro episodi che gli erano stati contestati e dai quali era stato assolto in Appello. A presentare il ricorso in Cassazione, oltre allo stesso Talluto, erano state alcuni parti civili e la Procura Generale della Capitale che chiedeva di riconoscere l’epidemia dolosa. Richiesta non accolta sia dal Pg che dai giudici della I sezione nella sentenza pronunciata oggi pomeriggio.

Talluto era stato condannato in primo grado il 27 ottobre del 2017 a 24 anni di carcere quando i giudici lo avevano riconosciuto colpevole del reato di lesioni gravissime ma non di quello di epidemia dolosa. L’11 dicembre 2018 la pena era poi stata ridotta in Appello a 22 anni per lesioni gravissime con dolo eventuale e assolto dalla Corte d’Assise d’Appello per 4 casi di ragazze che secondo l’accusa erano state contagiate da lui. Ora un nuovo processo dovrà rivalutare le assoluzioni.

"Le ragazze possono a questo punto guardare avanti e ritenere conclusa questa vicenda". A dirlo all’Adnkronos l’avvocato Irma Conti, legale di oltre 15 parti civili nel processo a Valentino Talluto. "Al termine di questa vicenda voglio ricordare - conclude il legale Conti - che tutto è partito dalla denuncia di una giovane donna che ha permesso di arrestare il contagio a opera dell’imputato".

Omicidio Roma, papà di Luca: "Era un ragazzo pulito"

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(Silvia Mancinelli) - "Ad oggi non è ancora stato dato il nulla osta per i funerali di Luca, ma abbiamo deciso di incontrare i giornalisti per correggere il tiro sulla dinamica della vicenda e chiarire alcuni aspetti raccontati in modo non corretto". Così all’Adnkronos l’avvocato Paolo Salice, legale della famiglia Sacchi, prima dell’inizio della conferenza stampa indetta dai legali dei familiari del 24enne ucciso con un colpo di pistola davanti a un pub in zona Colli Albani.

Poi Alfonso Sacchi, il padre di Luca, prende la parola davanti ai giornalisti non senza aver preso una lunga boccata d’aria: "Voglio che comprendiate la mia difficoltà nel venire qui. Mia moglie non ce l‘ha fatta, perché è devastata, ma mio figlio mi sta dando questo coraggio. Luca mi ha dato la forza, oggi, di essere qui". "Mio figlio era un figlio stupendo - prosegue nella sala conferenze dell’Appia Park Hotel - sempre col sorriso, pronto allo scherzo. ‘Oh pa’, facciamo questo, facciamo quest’altro’ mi diceva. Aveva tanta voglia di vivere, lo sport era nel suo sangue fin da piccolo. Il calcio, la palestra, le moto: questo era mio figlio. Oggi ho indossato le sue mutande per prendere coraggio, porto con me i suoi occhiali da sole e dormo col suo pigiama. ‘Luca, dammi coraggio’ gli ho detto. Se c’era da aiutare qualcuno lo aiutava, perfino se vedeva un gattino in strada rientrava per prendergli qualcosa da mangiare. Era un ragazzo pulito, si vedeva anche dal viso".

"Luca vedeva tutti buoni, io gli dicevo di stare attento, di non fidarsi, di guadare anche il fratello più piccolo, Federico. Non so cosa sia successo; forse si fidava troppo dell’altra gente. Ma era all’oscuro di tutto questo retroscena, d’altronde non aveva bisogno di soldi, io ho un ristorante e per qualsiasi sua necessità chiedeva a me e a sua madre. Mi fidavo ciecamente di Luca - aggiunge senza più riuscire a trattenere il pianto - Era un ragazzo cristallino".

"Mio figlio era uno sportivo - ribadisce - E un atleta non va in giro con la droga o con le armi in tasca. Era attento pure a cosa mangiava, mi chiedeva di andare a correre con lui perché ho la pressione alta, beveva solo acqua liscia a temperatura ambiente, perfino il fumo delle sigarette elettroniche che Anastasia fumava gli dava fastidio".

Alfonso Sacchi racconta che disse "a Luca qualche mese fa di controllare suo fratello Federico quando usciva, so che quella sera lo aveva visto al pub, forse poi stava ritornando a casa o andava anche lui nel locale ma non credo dovesse difenderlo. Solo fargli uno sguardo. Ha 19 anni, ha iniziato a uscire da pochi mesi e mi sentivo più tranquillo". "Quella sera Luca era a casa, era in pigiama. Io di solito esco intorno alle 19 per andare al ristorante. Ma ho fatto tardi, perché all’ultimo mi ha chiesto di fargli la terza puntura per il dolore alla schiena, si era fatto male in palestra - racconta ancora - Camminava con un po’ di difficoltà. Dopo la puntura mi ha detto ‘Papà quanto sei stato bravo, non ho sentito niente’. Allora l’ho guardato e gli ho dato un bacio. ‘Papà perché mi hai dato ’sto bacio?’ mi ha chiesto. ‘Perché ti voglio bene’ gli ho risposto. Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto ‘Anche io’. Quella è stata l’ultima volta che l’ho visto. Mi è rimasta l’immagine di quella faccetta così, con quel sorriso".

A una domanda su possibili frequentazioni "sbagliate" del figlio, Alfonso Sacchi risponde: "Gli amici che frequentava Luca sembravano brava gente. Tutti di vecchia data, come Nicolas suo amico fraterno che ora è in Spagna, è venuto da noi appena ha saputo la notizia ed è svenuto. Poi pochi altri e tutti per bene. Ultimamente si era aggiunto questo Giovanni (Princi, ndr) con cui andava in moto. Con lui ha frequentato il liceo classico, poi come spesso succede si erano persi di vista. Aveva ripreso a frequentarlo da 5/6 mesi per la comune passione delle moto. Me ne aveva anche parlato". "Sui ragazzi con cui usciva più di tanto non indagavo - continua - mi fidavo. Dopo la morte di Luca ho abbracciato tutti, c’erano i suoi amici sì ma non so chi di preciso. Avevo la nebbia in testa, pensavo solo a mio figlio. No, a casa Giovanni (ancora Princi, ndr) non si è mai visto".

"Abbiamo donato gli organi - dice ancora il padre del ragazzo ucciso - perché Luca voleva sempre fare del bene. Il primario del San Giovanni ci ha detto di averli donati tutti, tranne il cuore perché aveva i ventricoli troppo grossi, 40 battiti al minuto".

Il papà di Luca in conferenza stampa racconta ai giornalisti anche il rapporto con la fidanzata del ragazzo, la 25enne ucraina: "Luca era sincero, mi chiedeva qualsiasi cosa. Di Anastasia gli dissi che se lui le voleva bene allora per noi era una nostra figlia. Per me Anastasia era una brava ragazza, ma poi un genitore cosa può fare? Spero che sia pulita e sincera, perché al dolore si aggiungerebbe altro dolore. Se poi recitasse così bene, allora, sarebbe la regina di Hollywood". Alla domanda se fosse a conoscenza di eventuali problemi economici della giovane, tali da spingere a commettere sciocchezze, il padre di Luca risponde: "Anastasia faceva la baby sitter per i figli dei titolari del ristorante dove lavorava anche come cameriera. Dunque no, non credo avesse difficoltà. La sera della tragedia è venuta a casa, l’ho abbracciata. La notte ha dormito da noi, per starci vicino. Poi abbiamo avuto solo contatti telefonici, non si è più vista. Abbiamo pianto come una famiglia. Spero sia pulita".

Il figlio minore è distrutto dalla morte del fratello. "Federico piange sempre. Lo ha visto a terra col sangue che gli usciva da tutte le parti. Voglio giustizia per il mio ragazzo, un ragazzo per bene" dice Alfonso Sacchi prima di congedarsi e lasciare la parola ai suoi legali.

Redazione

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