Social network, una crescita continua: 3 miliardi di utenti

E la privacy è una chimera

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Siamo sempre più social. Il popolo del web che è iscritto a uno dei tanti social media ormai esistenti ha ingrossato ulteriormente le sue fila: 3 miliardi di persone. È questo il dato che emerge dall’ultima stima di “We Are Social” e “Hootsuite” su quanti almeno una volta ogni mese visitano una piattaforma qualunque tra Facebook, Twitter e compagnia cantando. Il 40% della popolazione mondiale, e il dato si incrementa ogni trimestre sempre più, “abita” anche su un social media, un dato impressionante se riflettiamo su come nel giro di poco più di 15 anni, si siano inseriti di prepotenza nelle nostre vite. L’aumento degli iscritti complessivi a uno qualsiasi dei social sono aumentati rispetto allo scorso trimestre di circa 120 milioni e la diaspora social di miliardi di persone nel mondo ad oggi non sorprende più di tanto, essendo le stesse piattaforme di condivisione opportunità di comunicazione, informazione e svago.

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Si può invece discutere sui potenziali pericoli sottesi non solo all’uso degli stessi social ma anche su chi (ancora per poco?) non li usa. Per quanto paradossale possa sembrare da uno studio effettuato da un ricercatore di Zurigo emerge che i social media sfruttino i dati anche di chi non li usa, ovvero di chi non è ancora membro. L’invasività della rete e dei suoi prodotti come appunto i social network, è cosa ben nota a tutti, e le raccomandazioni alla prudenza nella gestione delle informazioni che con tanta nonchalanace lasciamo nel mondo digitale, spesso cadono nel vuoto e rimangono disattese.

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La protezione dei propri dati personali come della privacy non è una priorità, rispetto alle enormi prospettive di accedere a ogni tipo di informazione del web. I social sono agenti invasivi, apparentemente discreti, ma estremamente pericolosi per la loro capacità di estrapolare informazioni non solo di chi è iscritto, ma anche verso coloro che utenti non sono. Secondo lo studio del Politecnico Federale di Zurigo, i social media creano dei profili cosiddetti fantasma di persone che non possiedono un account, grazie ai contatti privati degli iscritti. Facebook infatti propone spesso ai propri iscritti di importare la propria lista di contatti affinché l’utente possa con più facilità ritrovare un amico. In questo modo sono raccolti i dati registrati nelle nostre agende personali come indirizzi e-mail, numeri di telefono, ecc., e dunque anche i contatti di tutti quelli utenti ancora non iscritti vengono fagocitati dai padroni del web. Le informazioni desunte attraverso questo modo formalmente legale di accesso ai dati, portano alla possibilità di ottenere anche notizie e dati sensibili che, con il passare del tempo, possibilità che aumentano viste le probabilità che il numero di utenti ingrossino le piattaforme social. Se rinunciare a una vita social è diventato pressoché impossibile rimane valido l’invito a usare le dovute cautele affinché venga difesa l’incolumità e la riservatezza di quel poco che ancora rimane della nostra e dell’altrui vita privata.

Andrea Alessandrino

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