Sicurezza in rete: gli italiani la preferiscono alla libertà

Sicurezza_in_rete.jpg

Pronti a rinunciare a un po’ di privacy e dunque a una buona dose della propria libertà personale, in cambio di un controllo più serrato del web da parte delle forze di polizia. È questo il risultato di un’indagine di una società di sicurezza informatica, Eset, su un campione di italiani avvezzi al web e alla navigazione in Rete. Ben otto italiani su dieci, ovvero l’80%, sarebbero pronti a sacrificare il loro privato in cambio di un maggior controllo delle forze dell’ordine su ciò che avviene quando si è online.

cms_4244/foto_2.jpg

Solo il restante 20% invece si schiera a favore di una maggiore libertà di azione sul web, e in questa percentuale rientrano molti giovani e studenti, assidui frequentatori della Rete. La ricerca ha preso in considerazione anche quella che è la conoscenza degli italiani di alcune comuni minacce informatiche. Il 17% degli intervistati dichiara di conoscere il Deep Web, la parte oscura di internet non indicizzata dai motori di ricerca più comuni, il 26% ha utilizzato o sentito parlare di Bitcoin, la moneta virtuale utilizzata per gli scambi in Rete. Anche in questi casi, rientra l’elemento della paura e della scarsa fiducia verso luoghi, il Deep Web, percepiti come il regno dell’illecito.

cms_4244/foto_3.jpeg

I dati di questa interessante ricerca dimostrano e fanno emergere in maniera ancor più significativa alcuni elementi caratteristici della nostra società postmoderna. Innanzitutto abbiamo abdicato al ruolo di uomini per assumere quello di utenti, la nuova e diffusa definizione dell’uomo nell’epoca della rete. Utenti consumatori, utenti navigatori, utenti televisivi, ecc. Usufruiamo di beni e servizi in quanto muniti di potere contrattuale. Chi non possiede questa peculiarità, è fuori dal mercato e dunque rappresenta uno scarto, un malfunzionamento di una macchina perfetta e ben oliata frutto della mercificazione moderna prima e della globalizzazione postmoderna poi.

cms_4244/foto_4.jpg

La Rete e i suoi figli tecnologici (smartphone, tablet, app e media digitali) stanno modificando il nostro modo di pensare e conseguentemente di comportarci, sfiorando la meccanicità e la stupidità, come ci dimostra Nicholas Carr nel suo saggio Internet ci rende stupidi? A Carr risponde Derrick de Kerckhove, sociologo allievo del celebre McLuhan, il quale riconosce sì il doppio volto dei new media nell’offrirci sia aspetti positivi che negativi, ma riconosce anche la trasformazione dell’uomo-utente in un nodo ipertestuale tra una pagina internet e un’altra.

cms_4244/foto_5.jpg

La Rete è diventata la memoria dell’uomo che lo rende libero dalla necessità di pensare, coltivando così un’intelligenza artificiale posta fuori dalla mente umana. La memoria e l’identità dell’utente non sono più nel suo corpo, ma risiedono su internet, sono esternalizzate nelle piattaforme che quotidianamente usiamo per comunicare con altri utenti, come noi ma lontani da noi. L’altra considerazione da fare è relativa al sentimento di paura sempre più diffusa, a cui l’utente risponde con richieste sempre più pressanti di sicurezza. I cosiddetti legami umani in un mondo che consuma tutto e destinato a fornire domande corrette e non più ricevere risposte su come funziona la realtà, sono sostituiti dalle connessioni. I legami richiedono impegno costante ed emotivo, le connessioni invece rappresentano un gioco basato sull’on e sull’off, sull’accesso o sul divieto a entrare nel nostro mondo.

cms_4244/foto_6.jpg

Ne guadagniamo in quantità (si vedano quanti conoscenti/amici abbiamo su Facebook), ma ne perdiamo in qualità. Nella stessa maniera, ci ammonisce Bauman, “ciò che si guadagna in facilità (scambiata per libertà) si perde in sicurezza” e viceversa. Il disagio della postmodernità risiede proprio in questa terribile scelta: libertà o sicurezza? L’utente sembra aver deciso: preferisce di gran lunga una maggior dose di sicurezza (guardie giurate, controlli ai varchi, telecamere a circuito chiuso, vigilanza armata, monitoraggio dei dati, ecc.), rispetto a una più umana dose di libertà personale. Ogni uomo è oggi diventato un’isola, con buona pace di Thomas Merton, e ognuno vuole stipulare con lo stato un contratto che gli assicuri sicurezza h24 affinché la sua casa e i suoi cari non debbano soffrire ansia e paura derivante dall’incontro con l’altro e dal clima di incertezza diffuso da una potenziale e pericolosa libertà personale. L’intelligenza connettiva ha trionfato sull’intelligenza personale.

Andrea Alessandrino

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su