Shakespeare and Company

La storia della libreria più celebre del mondo

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Camminando sulle rive della Senna, ci si può imbattere in luoghi molto caratteristici, tra cui anche la più famosa libreria del mondo: la Shakespeare and Company. Questo piccolo edificio seicentesco è attualmente situato al 37 di Rue de la Bucherie, sulla Rive Gauchedi Parigi. Tra i suoi tanti libri disseminati dappertutto, questa libreria ha ospitato anche autori del calibro di Ernest Hemingway, Ezra Pound, Francis Scott Fitzgerald, Man Ray e James Joyce, alcuni dei quali avrebbero anche pernottato in uno stanzino all’interno di essa per trovare maggiore ispirazione, alimentando le tante leggende letterarie intorno a questo posto. Per capire meglio il valore culturale, ma soprattutto affettivo, di questa libreria, tramandato fino ad oggi ai tanti visitatori che vi entrano, bisogna però ripercorrere la sua storia. Negli anni ‘20, l’americana Sylvia Beach aprì una libreria a Rue de l’Odeon, che però dovette chiudere nel 1941, in quanto la stessa fu deportata dai nazisti nei campi di concentramento.

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Nel 1951, la Beach cedette la libreria all’americano George Whitman, che è deceduto nel 2011. La libreria si spostò all’attuale indirizzo di su Rive Gauche, con lo stesso Whitman che abitava proprio sopra la Shakespeare and Company, fino a quando non lasciò la libreria in eredità alla figlia, attuale proprietaria, che si chiama Sylvia Beach Whitman, proprio come la prima fondatrice. La libreria all’interno è un vero e proprio labirinto di libri, con passaggi angusti e caratteristiche pareti in legno scuro. Nello storico edificio si possono trovare: uno stanzino con una macchina da scrivere, una stanza con un vecchio pianoforte, una sala incontri fatta di moquette e un’ultima stanza che termina con un letto. Il vecchio proprietario Whitman descriveva la sua libreria come “una nicchia da cui poter guardare al sicuro l’orrore e la bellezza del mondo”, in cui è tuttora possibile viaggiare nella storia della letteratura. “Ho creato questa libreria nel modo in cui un uomo scriverebbe un romanzo, costruendo ogni stanza come se fosse un capitolo. Voglio che le persone aprano la porta nello stesso modo in cui aprono un libro; un libro che porta nel mondo magico della loro immaginazione”. Con queste parole lo stesso Whitman, rimarcava come la sua libreria dovesse essere una seconda casa per i lettori, che addirittura hanno la possibilità di pernottare tra i tanti libri disseminati nelle sue stanze, anche solo per una notte. Solo così essi possono vivere un’esperienza unica e familiare, perché come dice un motto all’interno “accogli gli sconosciuti, potrebbero essere angeli travestiti”. Infatti, per gli aspiranti scrittori erranti, che il vecchio Withman chiamava tumbleweed (rotolacampi), all’interno della libreria c’è una vecchia macchina da scrivere, in cui essi, sentendosi inevitabilmente ispirati dai tanti libri presenti, non possono fare altro che scrivere, sulle orme dei grandi scrittori che l’hanno frequentata in passato.

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Alcuni visitatori hanno soggiornato nella libreria e hanno lasciato tracce scritte del loro passaggio, attraverso le loro storie, diventando poi scrittori, proprio grazie a questa esperienza unica nel suo genere. Nella Shakespeare and Company non si vendono libri antichi, come si potrebbero pensare, ma testi recenti di edizioni molto particolari, spesso leggermente più costosi di quelli che si trovano nelle grandi librerie. Questo perché acquistare un libro alla Shakespeare and Company significa immergersi in un pezzo di storia, entrare in una famiglia, che è riuscita a mantenere salda la propria attività nel corso degli anni. In un certo senso, i visitatori, contribuiscono con l’acquisto di libri a perpetuare l’esistenza di quello che potremmo definire un vero e proprio tempio dei libri. Bisogna ricordare anche che proprio in questa storica libreria furono sdoganati libri proibiti in altri paesi. Basti pensare che proprio la Shakespeare and Company pubblicò la prima versione completa dell’Ulisse di James Joyce.

Francesco Ambrosio

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