Scoperto in Australia il gene che protegge dai tumori

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Si sa, il corpo è una macchina perfetta, ma qualora anche solo uno dei tanti ingranaggi si fermasse le conseguenze potrebbero essere molto gravi. Questa similitudine serve a introdurre un argomento che per decenni ha caratterizzato le ricerche scientifiche, ossia la lotta contro i tumori. Dopo tanti anni, finalmente la medicina vede un barlume di luce in fondo al tunnel, che potrebbe segnare un primo passo importante per risolvere gran parte dei tumori: si parla di poter arrestare l’avanzata del 70% circa dei linfomi, un numero molto incoraggiante.

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Questa scoperta, a dir poco sensazionale, giunge dall’Istituto Walter and Eliza Hall di Melbourne, in Australia. Andreas Strasser e il suo gruppo di ricerca hanno testato il gene MLH1 a contatto con il P53. Infatti, già da 30 anni, si sapeva che quest’ultimo, definito anche “proteina tumorale” (in quanto previene i tumori nascenti), “guardiano del genoma” (perché preserva la stabilità del codice genetico) o “Santo Graal dell’oncologia” (perché tutt’ora racchiude in sé segreti per debellare i tumori, ancora sconosciuti alla medicina), è la causa di gran parte dei tumori. E l’alleanza con il MLH1 ha permesso proprio al P53 di riparare il DNA e arrestare l’avanzata di un alto numero di tumori, tra cui linfomi e leucemie. Infatti, il P53 da solo, senza alcun supporto, è come una lampadina fulminata, soggetto all’avanzata di linfoma. Ma la grandezza di questa scoperta sta nel fatto che il MLH1 permetterebbe di individuare in anticipo soggetti a rischio, diagnosticare meglio i tipi di tumore e di trovare le cure più adatte per ogni paziente.

cms_9448/3v.jpgAna Janic, parte del gruppo di ricerca che ha contribuito a questa scoperta, ha chiarito meglio le possibilità offerte dalla scoperta del MLH1. “Ad esempio, se un linfoma ha una mutazione che disabilita la capacità del Dna di ripararsi, sarà opportuno evitare terapie che danneggino ulteriormente il Dna, come la chemioterapia, perché queste renderebbero il tumore più aggressivo”.

Ora il prossimo passo sarà capire se il MLH1 sarà in grado di arrestare altri tipi di tumore, come quelli al pancreas e al colon. Ma questo gene, a quanto pare, è solo il primo di una lunga lista: ce ne sarebbero altri che potrebbero offrire un gran supporto al P53 e permettere alla medicina di fare ulteriori passi avanti nella lotta contro i tumori.

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I dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha registrato, che dal 2017, la maggior parte dei Paesi ad alto reddito ha dichiarato di disporre delle cure necessarie a debellare i tumori, rispetto al 30% dei Paesi a basso reddito, dove ogni anno muoiono milioni di persone. Le cause de decessi vanno ricercate non solo nell’inadeguatezza delle strutture mediche per le cure oncologiche, ma anche dall’alto uso di tabacco, alcool, sostanze tossiche, cattiva gestione alimentare che porta a sovrappeso e scarsa attività fisica. L’uso del tabacco, in particolare, resta ad oggi la causa primaria nello sviluppo dei tumori: per quanto riguarda l’Italia, c’è stato un forte incremento di cancro al polmone tra le donne per un consumo sempre più frequente di tabacco.

Francesco Ambrosio

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