Sava (Ta): Carabiniere causa Immane Tragedia Familiare

L’intera comunità è sotto shock

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Un militare in servizio presso la stazione radio mobile della Caserma di Manduria (Ta) compie l’estremo gesto di efferatezza nei confronti del padre disabile, sorella e cognato per motivazioni futili.

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Una tragedia familiare ha avuto luogo sabato 18 novembre 2017, verso le ore 12.30, presso il Comune di Sava (Ta) il bilancio è di tre morti. Stando a una prima ricostruzione in una delle vie centrali del paese, Via Giulio Cesare, un uomo avrebbe sparato e ucciso il padre, la sorella e il marito della stessa. Le segnalazioni sarebbero giunte dai passanti e dai residenti in zona, i quali in seguito agli spari sentiti nelle vicinanze, hanno avvertito da subito le autorità intervenute.

cms_7773/raffaele_pesare.jpgUn appuntato dell’Arma dei Carabinieri 53enne, Raffaele Pesare, ha ammazzato con colpi di pistola il padre, la sorella e il cognato. Le povere vittime sono state il padre Antonio Pesare di 85 anni, la sorella Pasana di 50 anni e il cognato Salvatore Bisci di 69 anni. La coppia brutalmente uccisa, aveva un figlio che, al momento della strage si trovava fortunatamente ancora fuori casa, molto verosimilmente da un compagno di scuola. Dopo aver commesso i tre efferati omicidi, il carabiniere omicida, ha tentato il suicidio: ha rivolto l’arma contro se stesso e si è sparato, provocandosi ferite molto gravi alla testa. Questi è stato trasportato d’urgenza presso il nosocomio messapico, il quale presentava evidenti ferite di arma da fuoco alla testa. Le sue condizioni sembrano, ancora disperate.

cms_7773/dott__Maurizio_Carbone_.jpgIl carabiniere è in servizio al reparto radiomobile della Caserma di Manduria. Sul posto è intervento il procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Taranto, il dott. Maurizio Carbone e il medico legale che fin da subito, ha iniziato ad esaminare le salme a supporto delle indagini coordinate dai Carabinieri. Sarebbe stato lui stesso, inseguito ad un raptus omicida, a chiamare i colleghi della caserma di Manduria dichiarando: «Venite, ho fatto una c...». La tragedia si è consumata nella casa della sorella del killer, dove abitava anche il padre, nelle pertinenze del comune e in pieno centro storico. Alla base della lite, in base ai primi accertamenti, vi sarebbero motivi economici: una eredità divisa male o la gestione di un terreno agricolo di proprietà di Damiano Pesare, gestito da suo figlio Raffaele e suo genero Salvatore. All’origine del folle gesto, dunque, una questione relativa a una piccola proprietà contesa.

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Sul posto, in una via ostruita a partire da via Mazzini a via Vittorio Emanuele, sono giunti i Carabinieri della locale stazione, i Vigili Urbani, e la massima assise cittadina di Sava, il Sindaco l’Avv. Dario Iaia. Tanto sgomento e incredulità tra la popolazione, non appena appresa la devastante notizia dell’insano e folle gesto. Con chiara evidenza, i commenti fin da subito sono risultati superflui in momenti di immane disperazione, poiché nessuno è e sarà in grado di poter proferire in merito a una tragedia del genere. Il silenzio, fin da poche ore dalla tragedia, ha fatto da sottofondo alle innumerevoli perplessità e i molteplici interrogativi che, oggi ma soprattutto a lungo andare, attanagliano e faranno parte della quotidianità della piccola provincia tarantina. L’essere umano, a volte, e in alcuni casi molto spesso, diviene ancora una volta, autore di un gesto disumano e la triplice tragedia di sabato 18 novembre 2017, ne è l’estrema verità. Non vi è umanità in un contesto del genere, ma solo assenza di emotività e pathos per colui che avrebbe compiuto l’efferata carneficina, senza alcun motivo, concreto. Forse, il loro silenzio, in parte, spaventa la comunità stessa, perché diviene sinonimo e, al contempo, simbolo di rispetto, come forma di lutto unanime dell’intera cittadinanza pietrificata da quanto verificatosi nella tarda mattinata odierna.

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Un sabato che si macchia di sangue e che cela agghiaccianti verità che, forse solo con le indagini che effettueranno i militari, potranno emergere. Sull’agghiacciante teatro della triplice tragedia, è intervenuto il Sindaco del Comune di Sava, che stando ai primi sopralluoghi ha rilasciato una prima dichiarazione alla stampa intervenuta: «Siamo tutti sconvolti, non avremmo mai potuto immaginare che potesse accadere una cosa del genere. Si tratta di una famiglia assolutamente perbene. Ed ancora: Era una famiglia tranquilla, una famiglia come tante, che non ha mai dato motivo di preoccupazione – ha dichiarato commentando la notizia alla stampa, accorsa sul luogo dei delitti, una persona tranquilla, molto professionale e nulla lasciava presagire quanto accaduto».

L’accaduto, purtroppo, in un primo luogo in via di accertamento da parte degli investigatori, ha smosso gli animi e le coscienze dei concittadini, che ancora adesso non sanno cosa pensare. Un evento del genere ha scombussolato, letteralmente una cittadina, lontana da avvenimenti di cronaca, così brutali ed efferati, che molto spesso avvengono tra le mura domestiche.

cms_7773/Sindaco_di_Sava__Avv_Dario_Iaia.jpgDi seguito, un’altra dichiarazione del Sindaco di Sava (Ta) l’Avv. Dario Iaia, rilasciata integralmente a 24 ore dal tragico evento: « Quando sono stato allertato ieri mattina mi sono recato subito sul posto dove sono giunto pochi minuti dopo che il carabiniere, presunto autore del triplice omicidio, era stato portato via in autoambulanza. Ho intravisto dall’uscio della porta sangue copioso per terra, ma ho preferito non entrare; ciò innanzitutto perché era necessario non inquinare la scena del crimine, ma anche perché non ho ritenuto opportuno farlo.

Ritengo che in ogni caso la morte vada rispettata e non essere mai oggetto di curiosità o peggio ancora di spettacolarizzazione. Ho sentito voci che accostavano quanto accaduto a Sava alla nota vicenda di Avetrana. Ritengo che non vi sia alcun tipo di collegamento fra i due eventi sicuramente caratterizzati nella loro diversa dinamica. Il caso di Avetrana sin dall’inizio ha presentato molti lati oscuri, a cominciare dall’iniziale scomparsa del corpo della vittima; nel caso di Sava, al netto di quelle che saranno le risultanze dell’indagine, la situazione è abbastanza chiara. Certamente si è consumato un delitto in ambito familiare e le possibili cause potrebbero essere legate a questioni di natura patrimoniale. La questione più rilevante in questo momento è la necessaria assistenza al figlio della coppia uccisa, affidato al momento ad alcuni parenti; l’auspicio è che si possa trovare una adeguata collocazione del bambino; in caso contrario come comune sicuramente faremo la nostra parte. Per il giorno dei funerali sarà proclamato il lutto cittadino ».

A 48 ore distanti dalla tragedia, in base agli ufficiali approfondimenti scientifici, si è appurato che il carabiniere, in preda ad un raptus omicida, il quale ha commesso gli efferati delitti con la propria arma da fuoco, pistola d’ordinanza, successivamente ha tentato l’estremo gesto, sparandosi al mento. Ora è tenuto in coma farmacologico presso il Policlinico di Bari, ricoverato in reparto maxillofacciale. Il proiettile forando il palato, è uscito fuori dal setto nasale senza provocare altri danni, ora è ufficialmente fuori pericolo. L’appuntato per maggiori cautele, è piantonato in stato di arresto per omicidio plurimo. L’interrogativo di garanzia avrà luogo quando le sue condizioni di salute lo permetteranno e sarà in grado dare luogo ad una ricostruzione cronologia dell’accaduto. Secondo una prima ipotesi investigativa, Raffaele Pesare avrebbe compiuto la triplice strage per dissidi con il cognato, a causa dei proventi della raccolta di olive di uno dei terreni di proprietà del padre, che gestiva assieme a Salvatore Bisci, il cognato, a cui lavoravano entrambi alternandosi. Si annovera nuovamente l’ipotesi, secondo cui si deve seguire la strada, fondata su motivazione banale.

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Ciò che è realmente accaduto, il motivo che ha spinto a tale gesto, lo potrà descrivere solamente l’autore, durante l’interrogatorio con gli investigatori. Secondo i rilievi scientifici, condotti dall’unità speciale del R.I.S. il militare ha esploso almeno 10 colpi di pistola, sparando a distanza molto ravvicinata, centrando l’anziano padre sulla sedia a rotelle, la sorella e il cognato alla testa. Le tre vittime, sono morte sul colpo. Stando ai rilevamenti, al momento dei primi soccorsi, le vittime si trovavano nella sala da pranzo, teatro funesto della bega familiare, mentre l’appuntato, gravemente ferito, era rannicchiato su una sedia. L’uomo è stato soccorso e trasferito prima al nosocomio “Marianna Giannuzzi” di Manduria e dopo nel reparto maxillofacciale del Policlinico di Bari. Sul luogo della immane tragedia sono intervenuti il comando dei Carabinieri di Manduria, il Comando Provinciale di Taranto, il R.I.S. con il medico legale Alberto Tortorella, il Procuratore aggiunto Maurizio Carbone e il Pubblico Ministero Maria Grazia Nastasia. Da alcune indiscrezioni esterne, trapelate nelle ore successive all’accaduto, il carabiniere era in licenza e il fatto che avesse portato con sé la propria arma d’ordinanza in casa dei parenti, fa presumere che egli stesso ne aveva premeditato l’utilizzo. Raffaele Pesare è sposato e ha due figli maggiorenni, rispettivamente di 18 e 24 anni.

Vincenzo Ludovico

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