Samjioyon, la città centro dell’utopia comunista voluta da Kim Jong Un.

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C’era una volta … no, non c’era … ed è per questo che Kim Jong Un ha voluto costruirla.

Una città tutta sua, nata in un posto dove prima esisteva ben poco. L’ha chiamata Samjiyon ed è considerata la città dell’utopia comunista coreana, il luogo, dove la sua ideologia trova la massima aspirazione.

La città è uno dei maggiori progetti di sviluppo urbanistico del Paese, che i media definiscono "simbolo della moderna civiltà"dimostrando comeKim Jong Un, continui, di fatto, a rimanere fedele a molte delle politiche messe in campo da suo padre, prima tra tutte la “juche”, che stabilisce l’isolamento della Corea del Nord e l’espansione del programma di armamento nucleare e balistico militare della nazione.

Samjiyong - che sorge nei pressi del monte Paektu, considerato sacro in Corea del Nord e luogo di nascita del padre di Kim Jong-un, Kim Jong-il - non è stata però rifondata del tutto: molti edifici sono stati ristrutturati, mentre altri sono stati abbattuti e ricostruiti.

La città che comprende appartamenti, hotel, una stazione sciistica e strutture commerciali, culturali e mediche, secondo l’agenzia di stampa di Stato KCNA (Korean Central News Agency) potrebbe ospitare 4.000 famiglie nei suoi 380 blocchi di edifici pubblici e industriali che si estendono su “centinaia di ettari”.

Il nastro rosso dell’inaugurazione è stato tagliato dal dittatore nord coreano, lunedì 2 dicembre. L’agenzia di stampa di stato KCNA ha raccontato che c’è stata una grande festa culminata con spettacolari fuochi d’artificio.

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Kim Jong Un muove da sempre verso una maggiore autosufficienza economica e questa città sembra volere concretarne il proposito, anche se la sua costruzione è stata parecchio ritardata per le sanzioni internazionali imposte per frenare il programma nucleare di Pyongyang.

C’è stata inoltre un’oggettiva difficoltà a reperire i materiali di costruzione e soprattutto una grave carenza di mano d’opera, ma il dittatore coreano non si è certo lasciato irretire da questi particolari e, com’è nel suo stile, ha subito provveduto a risolvere le cose a modo suo.

Giovani da tutta la Corea, studenti universitari, militari, sono stati immediatamente mobilitati per assecondare il suo progetto. Niente paga, cibo scadente, turni di lavoro di oltre dodici ore giornaliere per 10 anni in cambio di una migliore possibilità di entrare in un’università o di unirsi al potente partito di regime.

Gli attivisti per i diritti umani si sono mobilitati paragonando il lavoro di quei giovani al “lavoro schiavo”. Il dittatore coreano, sordo a ogni protesta, ha naturalmente ignorato le proteste e perseverato nel suo progetto recandosi più volte a verificare di persona lo stato di avanzamento dei lavori.

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L’agenzia di stampa di Stato, fa sapere che a Samjiyon ci saranno anche un museo sulla storia della Corea del Nord e uno stadio per gli sport invernali ed è prevista la costruzione di una linea ferroviaria diretta a Hyesan.

La nuova città sarà dotata inoltre di uno stabilimento per la lavorazione di mirtilli e patate, i due principali prodotti agricoli della zona.

Tuttavia, secondo l’ong National Committee of North Korea, il nuovo centro urbano sarà in netto contrasto con gran parte del resto del Paese, dove la popolazione vive in povertà, e soffre la scarsità di cibo, elettricità, acqua corrente e altri generi di prima necessità.

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Eppure, il dittatore, non sembra dare peso a tali questioni mostrando di essere invece molto interessato solo alla costruzione della nuova città e delle armi nucleari.

In questi giorni dal Ministero degli Esteri nordcoreano è arrivato un avvertimento all’America: «Abbiamo ascoltato fin troppo dialogo retorico da Washington... ora non ascolteremo più. Decidano gli Stati Uniti quali regali di Natale vogliono». Il regime di Pyongyang esige una riduzione delle sanzioni, altrimenti con l’anno nuovo cambierà strategia, ha ripetuto diverse volte.

La settimana scorsa Kim Jong-un ha dunque assistito alla prova a fuoco del lanciarazzi da 600 millimetri KN-25, un’arma con raggio d’azione di oltre 300 chilometri, capace di colpire in profondità a Sud del 38° parallelo, minacciando le retrovie americane. Da agosto il KN-25 è stato provato quattro volte, sempre sparando due razzi, e gli analisti hanno osservato che l’intervallo nella sequenza di fuoco è sceso da venti minuti il 24 agosto e 10 settembre, a tre minuti il 31 ottobre, fino a trenta secondi il 28 novembre.

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Le continue minacce nucleari contro gliUsa hanno ormai da tempo, messo sotto l’osservazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, il signore della guerra. La Cnnha inoltre recentemente dichiarato che la maggior parte dei suoi fondi personali proviene da attività illegali come traffico di droga, di armi, falso in bilancio, e da operazioni bancarie sospette.

Il Leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, trentatré anni, è accusato d’inaudite atrocità ai danni della sua popolazione tra violenze gratuite e campi di prigionia per i dissidenti, tuttavia le notizie che trapelano dalla Corea del Nord sono sempre difficili da verificare e così si rischia di far passare per vere notizie false e viceversa.

Proprio per fare luce sulla questione l’Huffington Post ha recentemente svolto un’indagine sulle dieci più evidenti follie del dittatorecitando lerelative fonti d’origine e i possibili dubbi sulla loro veridicità, rilevando che si tratta spesso di fake news.

Quello che di certo si può dire, a prescindere dalle verità, falsità e curiosità è che il clima che si respira in Corea è teso, intriso di paura e sospetto.

Lo stesso dittatore ha preso parte alla stesura di rigidi ordini per la sua sicurezza: i suoi spostamenti devono essere limitati, soprattutto quelli che avvengono all’aperto durante le ore prima del sorgere del sole. Tali movimenti sono inoltre tenuti in gran segreto fino all’ultimo istante e i programmi sono sottoposti a controlli rigidissimi al fine di rendere Kim il meno vulnerabile possibile durante gli spostamenti.

Strumenti ed equipaggiamenti, smartphone e altro sono del tutto proibiti ai media. Solo l’agenzia di stampa di stato KCNA è autorizzata alle riprese e ai comunicati stampa.

Nello Stato a regime dittatoriale è proibito perfino fare dell’ironia. Doppi sensi, battute sarcastiche sono puniti dalla Legge, poiché il dittatore teme di non essere preso sul serio. (Indipendent)

Finendo non è possibile sapere se il dittatore si trasferirà con la moglie, un’ex cheerleader, Ri Sol-ju,nella nuova città o se continuerà a vivere in una delle sue tante residenze sparse in Corea, anche se risulta che Kim Jong Un, vive principalmente in quella di Ryongsong, da poco rinnovata.

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Qualunque sia la sua scelta, la speranza è che il dittatore possa trovare un po’ di pace e che finalmente si decida a deporre l’ascia di guerra.

Gianmatteo Ercolino

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