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Minorenni spiati dal colosso YouTube: maxi multa per Google

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Il colosso YouTube è stato accusato di aver violato la privacy dei bambini che utilizzano i servizi della piattaforma per bombardarli di pubblicità mirate ai loro presunti interessi. La notizia giunge dal Washington Post, il quale sostiene che Google, proprietaria della piattaforma digitale, ha violato il “Children’s Online Privacy Protection Act” -Legge per la protezione dell’infanzia in rete, abbreviato in COPPA-, una legge approvata nel 1998 negli Stati Uniti d’America, relativa alla tutela dei dati personali e della privacy dei minori all’interno della grande rete interconnessa di internet. Prima che tale regolamento entrasse in vigore, infatti, i principali social network prevedevano l’età minima di 13 anni per potersi iscrivere alle varie piattaforme, per tutelare i bambini interconnessi. Per l’esattezza, COPPA prescrive che non si possa raccogliere o tracciare alcun tipo di dato relativo ai minori di 13 anni e vieta il targeting commerciale per gli stessi, prevedendo, inoltre, il preavviso di trattamento dei dati, al consenso diretto dei genitori dei bambini. La tutela dei dati personali, nell’era dei social network, è una grave problematica, soprattutto se a essere violata è la privacy di minori. Il Washington Post continuaspiegando che, nonostante sia stato raggiunto un accordo fra Google e la Federal Trade Commission -FTC, agenzia federale del commercio degli Stati Uniti, istituita nel 1914-, per Big G è prevista una maxi multa.

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E sebbene ancora non sia stato accertato l’ammontare preciso che il colosso di Internet dovrà sborsare, si parla di molti milioni di dollari. Il ricorso contro l’azienda, è stato presentato da oltre venti studi legali e associazioni dei consumatori, in quanto essa ha anche esposto i minori a contenuti dannosi ed inappropriati alla loro età. Per YouTube pare non sia il primo problema relativo alla gestione della privacy dei giovani utenti: la società, infatti, all’inizio dell’anno corrente, ha bloccato la pubblicazione dei commenti sotto i filmati nei quali sono presenti bambini, dopo aver scovato commenti spinti da parte di pedofili. YouTube, sebbene abbia lanciato YouTube Kids, applicazione maggiormente controllata che filtra i contenuti bloccati o pericolosi per i più giovani, adesso sbarcata anche in Italia, sembrerebbe, secondo un rapporto stilato dall’azienda statunitense Bloomberg, che i minorenni tendano ad utilizzare, in ogni caso, la piattaforma tradizionale invece che quella a loro dedicata. Da quanto è emerso, è molto evidente che, spesso, niente può frenare una web society nell’intento di guadagnare raggirando regole e ordinamenti giuridici, sulla pelle dei minori. I genitori e le istituzioni scolastiche, secondo me, sono gli unici che possono alzare una barriera fatta di maggiore attenzione, educazione digitale e pazienza, in loro difesa.

Nicòl De Giosa

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