STORIE DAL PIANETA TERRA

L’UOMO CHE SCOPRI’ ENOCH

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Europa, anno di grazia 1773. Un discendente di Robert Bruce, il condottiero che secoli prima era divenuto Re di Scozia, portò a Papa Clemente XIV, al sovrano francese Luigi XIV, ed all’Università di Oxford, una copia ciascuno di un testo manoscritto in lingua etiopica “Il libro di Enoch”. James Bruce, questo il nome dell’uomo, era un commerciante che, in seguito alla morte della moglie, trovò la sua ragione di vita nei viaggi e nello studio dei paesi arabi. Ottenuta la carica di console della Corona Inglese ad Algeri, dove restò per circa 2 anni, iniziò l’esplorazione di alcune romane, ed in seguito alla nomina di un nuovo console, si spostò lungo il nord Africa, arrivando fino a Bengasi, dove la sua nave naufragò, e lui si salvo nuotando fino alla riva. Si imbarcò di nuovo, non avendo una destinazione precisa andò a Creta, e poi da lì arrivò in Siria. Non si limitava ad esplorare, ma disegnava ciò che vedeva, i siti, i fregi, le statue semi sepolte dalla sabbia e dal tempo, aiutato anche da un altro viaggiatore, un italiano, Luigi Balugani, più abile nel disegno. Tornò in Africa, deciso a trovare le sorgenti del Nilo, secondo lui situate in Etiopia. Da Alessandria transitò per Il Cairo, poi visitò la tomba di Ramesse III a Tebe, ed infine, dopo un soggiorno a Gedda, in Arabia, raggiunse Gondar, a quel tempo capitale dell’Etiopia. Rimase sconvolto dalle usanze delle popolazioni dell’Abissinia, in particolar modo ciò che lo colpì fu il vedere come i guerrieri tagliassero fette di carne cruda dalle mucche al pascolo, per coprire poi la ferita con dell’argilla, lasciando l’animale libero.

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Rimase alcuni mesi ospite del sovrano del posto, ma poi le guerre intestine, le usanze tribali verso gli sconfitti, la paura di un capovolgimento di fortuna, lo spinsero a riprendere la sua esplorazione, finché nel novembre del 1770 trovò le sorgenti di un fiume, ma era il Nilo Azzurro, e non il principale corso d’acqua della terra delle piramidi. Però James Bruce tornò in Europa tre anni dopo la sua scoperta, preferendo continuare le sue esplorazioni, ed in Etiopia conobbe la leggenda della Regina di Saba e del suo incontro con Salomone. Ascoltò dalla voce dei sacerdoti quanto era scritto sul Kebra Nargast, il libro dei re etiopico, il racconto di come la Regina chiese di pernottare nel palazzo del Re d’Israele, e di come questi glielo concesse purché lei non prendesse nulla del suo palazzo, altrimenti avrebbe dovuto giacere con lui. Lei accettò, non prevedendo che l’astuto sovrano facesse salare tutti i suoi piatti, e la notte l’arsura si impossessò della donna, che bevve dell’acqua da una brocca, non considerando che era nel palazzo di Salomone, e lei non avrebbe dovuto prendere nulla dal palazzo. I due quindi consumarono la notte insieme, e poi la Regina partì per tornare al suo regno, dove lei partorì il figlio di quella notte, che venne poi incoronato come Re Menelik I. questa storia, insieme ad altre, ed unitamente alle descrizioni dei suoi viaggi, furono riportate nel suo diario, che venne pubblicato senza ottenere un gran successo. Troppo bizzarre le sue avventure, le descrizioni delle popolazioni, dei loro usi. Ed anche il Libro di Enoch, da lui portato in Europa, venne dimenticato, assieme al nome di James Bruce. Fu solamente nel 1800 che il testo venne compreso in tutta la sua importanza, grazie ad un orientalista francese, Sylvestre de Sacis, il quale ne pubblicò una parziale traduzione. Venne così riscoperta la storia, scritta I secolo prima di Cristo, del patriarca bisnonno di Noè, del suo rapimento per mano degli angeli, e della sua visita nel luogo da cui proveniva

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Prima di James Bruce si conoscevano pochi frammenti di quel testo apocrifo, poche pagine delle 1800 che lo componevano. Bruce era convinto dell’importanza della sua scoperta, si trattava pur sempre di un testo che faceva luce su un personaggio biblico, ed anche avrebbe desiderato che il suo diario servisse a nuove esplorazioni, per nuovi ritrovamenti. Ma la sorte non gli fu amica, il suo diario venne giudicato poco attendibile e lui si ritrovò emarginato e solo, ed all’età di appena 64 anni trovò la morte cadendo dalle scale della sua abitazione. Terminò così la vita di un archeologo dilettante ed esploratore per passione, che armato solamente della propria convinzione contribuì a rendere il passato meno misterioso, e l’Africa meno sconosciuta. Ed il Libro di Enoch ancora nasconde misteri, legati alle descrizioni degli angeli e del loro mondo. Ma James Bruce non ebbe il tempo di godersi i frutti dei suoi viaggi.

Paolo Varese

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