STORIA DI STORIE DIVERSE” - CAPITOLO XI

Insegnanti di sostegno allo specchio: la disabilità tra difficoltà e gratificazione

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cms_18030/Foto_1.jpgOgni capitolo scritto è una parte di una sorta di autobiografia professionale che si intreccia con momenti di vita personale.

“Storia di storie diverse”, ovvero storie di alunni disabili, persone con caratteristiche speciali, con limitazioni visibili ed innegabili potenzialità.

Il loro percorso scolastico, le difficoltà incontrate e quanto sia ancora difficile oggi parlare di integrazione nella scuola italiana.

Gli articoli saranno pubblicati con cadenza settimanale nella omonima rubrica.

CAPITOLO XI

“ Didattica a distanza e disabilità: le testimonianze degli insegnanti”

La scuola sta finendo, siamo in dirittura d’arrivo: ultimi incontri dedicati alla formazione su Google Suite for educational e collegio finale.

Il collegio dei docenti è, da un punto di vista numerico, il più ampio organo di governo della scuola ed è composto dal Dirigente scolastico e da tutti i docenti in servizio nei diversi plessi di cui può essere formato l’istituto.

Google Suite for education è la piattaforma messa a disposizione dall’azienda statunitense di Mountain View, in California: essa contiene una serie di applicazioni, come ad esempio Classroom o Meet, progettate per aiutare educatori e studenti ad imparare ed innovare insieme.

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L’utilizzo delle applicazioni è assai funzionale, oltre che in presenza, anche nei collegamenti da remoto. È per questo che, in contemporanea al periodo del lockdown, in molte scuole italiane sono partiti corsi di formazione per rendere insegnanti, alunni e genitori capaci di utilizzare la suite di strumenti educativi progettati da Google.

È doveroso, a questo proposito, aprire un inciso relativo alla formazione degli insegnanti. È purtroppo assai diffusa quella che è stata definita dai più come una nuova e più moderna forma di analfabetismo: l’analfabetismo informatico.

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Un gran numero di insegnanti (e non solo quelli più in avanti con gli anni) non sa usare, nemmeno nelle funzioni più basilari, la strumentazione informatica.

Ecco dei semplici esempi: alcuni insegnanti non sanno scaricare una applicazione da Play Store, non riescono a impostare, secondo una grafica corretta ed esteticamente accettabile, un documento scritto in Word, hanno difficoltà a memorizzare le procedure per avviare le video-conferenze o per programmarle in anticipo, non riescono a condividere dei documenti durante le presentazioni, non conoscono ed usano Google Drive…

È stato dunque inevitabile che, quando durante il periodo del confinamento l’insegnamento si è svolto solo a distanza utilizzando, in via esclusiva, strumentazioni di tipo informatico, alcuni insegnanti si rifiutassero di svolgere le videolezioni in quanto del tutto privi delle necessarie competenze per utilizzare nuovi strumenti educativi.

La selezione di ingresso degli insegnanti, prima che essi vengano assunti nei ruoli, è priva di una prova in grado di valutare le loro competenze in ambito informatico così come avviene, ad esempio, per quanto riguarda la conoscenza della lingua inglese, per la quale oggi viene anche richiesto il possesso della certificazione linguistica Cambridge.

Gli ultimi mesi per gli insegnanti sono stati obiettivamente difficili; si è affrontata, scolasticamente, una situazione mai vissuta: la didattica a distanza ha sostituito quella in presenza e gli esiti di questa mutazione non sono stati, a mio avviso, del tutto positivi in quanto non si è fatto altro che trasferire l’insegnamento tradizionale, verbalistico e mnemonistico, in un luogo virtuale quale è quello della videolezione.

Il cambiamento della modalità di insegnamento non ha modernizzato né i contenuti dell’insegnamento e né le metodologie, anzi gli insegnanti, invece di snellire il lavoro, rendendolo più agile ed adatto alla situazione che si stava vivendo, non hanno fatto altro che inondare le famiglie di e-mail contenenti un numero spropositato di consegne scolastiche.

Che cosa ha significato, invece, proporre l’insegnamento a distanza agli alunni disabili? Non è stato facile ma abbiamo dovuto anche e prioritariamente prenderci cura del delicato rapporto educativo con tali studenti.

Insegnare davanti a uno schermo è stato, a mio avviso, triste e scarsamente motivante oltre che didatticamente difficile soprattutto se, dall’altra parte dello schermo, ci sono alunni che hanno delle difficoltà.

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Con alcuni di loro, a causa di patologie gravi, non si sono nemmeno riusciti a mantenere dei contatti: penso ad un alunno autistico che, quando si collegava con la sua insegnante, correva via e si rifugiava in altre camere rifiutando ogni forma di comunicazione.

Tuttavia, anche in casi meno gravi, ci sono state grandi difficoltà. L’alunno che ho seguito è affetto da disturbo oppositivo provocatorio, ha un ritardo mentale e le sue capacità di attenzione e di concentrazione sono scarse e lo sono diventate ancora di più non lavorando in presenza e non avendo l’insegnante al suo fianco. È risultato più difficile coinvolgere Antonio (nome di fantasia) nel lavoro scolastico, poiché la sua motivazione tendeva ad avere momenti frequenti di calo.

Nella mia relazione finale ho fatto menzione di tutte le difficoltà incontrate nell’insegnamento a distanza. La mancanza della vicinanza fisica e di un rapporto diretto con l’alunno ha reso la relazione educativa meno efficace e, d’altronde, tutti abbiamo avuto modo di comprendere, sulla base dell’esperienza vissuta, che la vera scuola è quella svolta in presenza.

Inoltre bisogna anche valutare, come non secondarie, le interferenze dell’ambiente di vita quali, ad esempio, le continue distrazioni create dalla presenza di una famiglia numerosa che viveva in un ambiente ristretto: padre, madre e quattro figli. La mancanza di spazi adeguati in cui seguire le videolezioni, nel silenzio e con una concentrazione adeguata; la necessità degli altri fratelli di collegarsi nei medesimi tempi e di seguire anche loro videolezioni.

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I tempi da dedicare all’insegnamento erano veramente limitati e, a volte, anche la prevista ora di lezione giornaliera si riduceva a molto meno a causa delle frequenti difficoltà di collegamento anche per il fatto che l’alunno non aveva un luogo tranquillo in cui poter studiare. A volte non aveva nemmeno un tavolo su cui poter poggiare computer e quaderni, a volte la sorella maggiore faceva videolezione in contemporanea e si doveva condividere lo stesso ambiente con evidente disturbo e sovrapposizione di voci. Le condizioni ambientali, assai sfavorevoli, hanno determinato una situazione di agitazione anche motoria nell’alunno, che non riusciva facilmente a recuperare la necessaria concentrazione.

Il contatto con Antonio, in ogni caso, non è mai stato interrotto nemmeno nei primi giorni di mancata frequenza, quelli in cui la scuola stava attraversando una iniziale fase di disorientamento dovuta alla necessità di dover impostare diversamente le modalità di insegnamento. In accordo con le colleghe ed anche con i genitori dell’alunno si è deciso di dedicare le prime lezioni ad interventi di tipo individualizzato - che si svolgevano giornalmente e avevano la durata di un’ora - per recuperare alcune lacune che Antonio aveva mostrato di avere in alcune discipline.

Nel momento in cui sono partite le lezioni di classe, Antonio non le ha seguite sempre ed assiduamente poiché spesso o non comprendeva le spiegazioni o si trovava in uno stato di agitazione motoria che gli impediva di concentrarsi.

Per converso l’alunno, nel periodo della didattica a distanza, ha notevolmente incrementato le sue competenze digitali ed è stato in grado di utilizzare autonomamente dispositivi diversi come smartphone e computer.

Usava Google Suite ed entrava nell’applicazione Classroom consultando i materiali didattici inseriti, era in grado di unirsi alle lezioni di classe attraverso gli appositi link forniti dall’applicazione Meet. Tra gli strumenti digitali di studio proposti ricordiamo il libro messo a disposizione dalla casa editrice con accesso on-line e possibilità di scaricare materiali sul computer.

La restituzione degli elaborati svolti è avvenuta tramite una funzione contenuta nell’applicazione Classroom, che indicava i tempi di consegna segnalando anche se essi non venivano rispettati dai singoli alunni. Sono state selezionate, per ogni disciplina, un numero limitato di esercitazioni da restituire: a seguito delle correzioni l’insegnante forniva, tramite messaggio, un feedback all’alunno in merito al lavoro svolto sollecitando, in tal modo, la sua motivazione all’impegno e mantenendo, così, un ulteriore e diretto canale di contatto con lo studente.

Ecco uno spaccato, una testimonianza diretta di quella che è stata l’esperienza della didattica a distanza con gli alunni disabili.

Vincenza Amato

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