STORIA DELLE ERE GIAPPONESI, UN VIAGGIO AFFASCINANTE

DAGLI ESORDI ALL’INCORONAZIONE DELL’IMPERATORE NARUHITO

STORIA_DELLE_ERE_GIAPPONESI.jpg

Cinque grandi isole circondate dal mare e tanti isolotti lì attorno. Un viaggio verso queste terre equivale ad una catapulta in un nuovo mondo, completamente diverso dal nostro. D’altronde questo è solo uno delle tante e affascinanti caratteristiche del Giappone.

Un paese caratterizzato da una storia unica, differente da tutte le altre. Si sono susseguite ere, imperatori e tanto altro, donando a questo paese un alone di attrattività pressoché inarrivabile. Una delle peculiarità della storia nipponica è la suddivisione in ere storiche, caratterizzate ognuna da un imperatore.

cms_14834/2.jpg

Tutto inizia in un’epoca letteralmente sperduta nel tempo, tanto che i primi imperatori del Giappone sono più figure mitologiche che realmente esistite. Kanyamato Iwarebito, conosciuto poi nei libri di storia come Imperatore Jinmu, è colui che apre questa storta di Preistoria.

Il primo vero periodo storico nipponico prende il via nel 270 con Honda Ojin, ed è chiamato Era Kofun. Attorno al 550 avviene la prima successione storica: comincia il periodo Asuka. Il suo nome è dovuto all’allora capitale imperiale, ora nella prefettura di Nara. Agli esordi della storia giapponese viene introdotto il buddhismo, ancora presente nella cultura del paese.

Questo primo scorcio temporale si chiude nel 710, con lo spostamento della capitale proprio a Nara (all’epoca denominata Heijo). In quegli anni si sviluppa anche la corrente del shintoismo e, soprattutto, si inizia a utilizzare il moderno sistema di scrittura: i kanji, o ideogrammi.

Nel 794 ancora un cambio: la capitale viene spostata nell’odierna Kyoto, aprendo così il periodo Heian (dal nome antico della città che conosciamo oggi). In questa fetta di storia il potere politico dell’imperatore inizia ad affievolirsi favorendo l’ascesa al potere della classe militare, la cosiddetta “bushi”, che dominerà fino alla modernizzazione.

Mentre il mondo occidentale saluta la Storia Antica e dà il benvenuto al Medioevo, esattamente nel 1192 la dinastia Kakamura (proveniente dall’omonima città) si iscrive nei libri di scuola, divenendo la prima famiglia a dare il proprio nome a un periodo storico del proprio paese. Durerà sino al 1333.

Non toccati minimamente dalla Peste Nera, i giapponesi conobbero comunque il loro primo scossone. Risale al periodo che va fino al 1392, denominato Nanboku o “Periodo delle Corti del Nord e del Sud”. Il Giappone si scinde: esistono e si contrappongono due corti imperiali, con capitali Kyoto (nord) e Yoshino (sud). La guerra che ne conseguì vide vincitori gli imperatori del sud, considerati dagli storici i legittimi reggenti mentre i governanti del nord furono declassati a “pretendenti”.

Parallelamente al Rinascimento europeo, il paese del Sol Levate accoglie proprio gli occidentali, in uno dei periodi più importanti: il Sengoku, o “degli Stati combattenti”. Oltre all’arrivo delle armi da fuoco, viene “importata” la religione cristiana, che comunque non intaccheranno più di tanto la filosofia zen del paese.

La cacciata dell’ultimo discendente della dinastia di Ashikaga Takauji (che aveva governato sino al 1467) sancisce il cambio del 1573: si passa al secondo periodo importante, se non fondamentale, della storia giapponese. Periodo Azuchi-Momoyama, l’epoca degli unificatori, le cui sedi daranno il nome a quest’epoca. Anche per chi non mastica cultura nipponica questi due nomi sono noti e scolpiti nell’immaginario popolare: sono Nobunaga Oda e Tokichiro Kinoshita, meglio conosciuto come Hideyoshi Toyotomi.

Il Giappone diventa pian piano quello che oggi conosciamo. A queste due figure leggendarie seguirà, nel 1603, Ieyasu Tokugawa: è il punto di inizio del Periodo Edo. Non è un paragone troppo azzardato, quello con il Barocco del Vecchio Continente: parliamo di due epoche profondamente rivoluzionarie, che getteranno via i vecchi crismi per poi riprenderli successivamente e trasformarli.

Eppure il nome Edo suona familiare, no? Beh, sì, poiché è l’antico nome dell’attuale capitale giapponese: Tokyo. Tra le tante cose che hanno reso celebre questo periodo c’è la nascita dei mitici samurai e la fioritura delle stampe ukiyo-e (il cui massimo esempio è l’opera “La grande onda” di Katsushita Hokusai).

cms_14834/3.jpg

Il periodo più lungo della storia nipponica, che da lontano ha visto succedersi l’Illuminismo e il Romanticismo, cede il passo all’Età Moderna (o Contemporanea), che inizia nel 1868. È l’importantissima Restaurazione Meiji, portata avanti dall’imperatore Mutshito. Si chiude dopo ere il governo dei militari, che restituiscono il potere politico a chi lo deteneva all’inizio.

Da qui in poi sarà un susseguirsi degli imperatori Taisho, Hirohito e Akihito, fino ad arrivare all’incoronazione (1 maggio 2019) di Naruhito, che inaugura l’era Reiwa (dopo quelle Showa e Heisei), divenendo il 126esimo sovrano del Trono del Crisantemo.

Francesco Bulzis

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su