SPAGNA: IL GOVERNO È IN CRISI PRIMA DI NASCERE

Falliti i negoziati tra il PSOE di Sánchez e Unidas Podemos, mancano i numeri per la fiducia in Parlamento

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Secondo il Presidente spagnolo Pedro Sánchez, il leader di Unidas Podemos, Pablo Iglesias, sarebbe “totalmente chiuso in una posizione massimalista”. Così, il leader del Psoe ha annunciato il fallimento delle trattative con l’alleato uscente per una formazione di un governo socialista con l’appoggio di Podemos. Iglesias aveva precedentemente sottoposto la base del partito ad una consultazione sulla possibilità di trattare con il partito socialista per formare un governo. “Una buffonata”, l’ha definita Sánchez, per il quale la consultazione si basava su domande “false”, in quanto non teneva conto delle ultime offerte del partito vincitore delle elezioni. Infatti, dichiara il Capo dell’Esecutivo, nei giorni scorsi egli avrebbe proposto a Pablo Iglesias di inserire nella coalizione governativa dei ministri di Podemos, a patto che si trattasse di tecnici specialisti e non di ideologi. Nella consultazione interna di Unidas Podemos, invece, erano presenti soltanto due opzioni: richiedere un accordo integrale di governo (qualcosa che ricorda il celebre “contratto” avvenuto in Italia), oppure accettare di sostenere esternamente un governo esclusivamente socialista. La denuncia di Sánchez assume dei toni ulteriormente pesanti quando afferma di aver presentato “5 diverse proposte, tutte rifiutate”, e dichiara di voler vedere “se adesso Podemos voterà con l’ultradestra, se Iglesias farà lo stesso che farà Abascal (il leader del partito falangista di Vox, ndr.)”. “La consultazione è stato un mero stratagemma per giustificare l’ingiustificabile, ovvero impedire l’investitura di un Presidente socialista”, ha continuato il Capo del Governo in carica. Podemos, però, afferma praticamente l’opposto di quanto dichiarato dal leader socialista. Secondo il partito guidato da Iglesias, le trattative sarebbero ancora aperte, e le dichiarazioni di Sánchez risultano “sorprendenti”. Il nodo da sciogliere, secondo Podemos, sta proprio nell’ultima offerta presentata dal Presidente del Consiglio: non sarebbe accettabile, infatti, il veto contro la possibilità che siano ministri i leader ideologici di U.P., come Pablo Iglesias o Irene Montero.

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Se questo veto dovesse essere ritirato, Podemos sarebbe pronto a concludere le trattative “in 15 minuti”. Inoltre, ha dichiarato il responsabile dell’azione di governo in quota U.P., Echenique, non sarebbe vero che l’ultima offerta di Sánchez non è inclusa nella consultazione: “Questa proposta è inclusa nell’opzione 2, dove si parla di un governo scelto esclusivamente dal PSOE. Se è il partito socialista che dice quali persone di Podemos sono sufficientemente qualificate per stare nel Consiglio dei Ministri, è il PSOE che disegna il Governo, e per questo l’opzione è contenuta nella consultazione”. Manca poco più di una settimana al voto di fiducia, che si svolgerà il 23 (quando Sánchez avrebbe bisogno della maggioranza assoluta dei voti dei parlamentari) ed il 25 luglio (dove basterebbe la maggioranza semplice, escludendo gli astenuti). La situazione sembra di difficile, se non impossibile, soluzione, e Sánchez si è dichiarato fortemente pessimista. Il leader socialista ha affermato di aver cercato di contattare i leader di tutte le forze moderate elette in Parlamento (escludendo quindi Vox e gli indipendentisti catalani), dunque anche i partiti di centro-destra, PP e Ciudadanos, ma che il leader di quest’ultimo, Albert Rivera, “non risponde neanche al telefono”. L’unica via possibile, seppur improbabile, potrebbe essere quella dell’astensione del Partito Popolare di Pablo Casado. In tal senso, il Presidente si è appellato alla “responsabilità” delle varie forze politiche. Ancora una volta, comunque, la sinistra ha dimostrato su scala internazionale di possedere la fenomenale capacità di farsi del male da sola. Con la chiusura di Podemos (che già nel 2016 aveva impedito la formazione di un governo), Sánchez si ritrova adesso a dover sperare almeno nell’astensione del centro-destra. Se questo non dovesse accadere, gli scenari sarebbero imprevedibili e potenzialmente favorevoli agli avversari, in un momento di grande instabilità, considerando anche la questione catalana.

(Foto AdnKronos)

Giulio Negri

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