SOLITAMENTE SI DICE “PARLA COME MANGI”

MA NON BISOGNEREBBE ESAGERARE!

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Quando si leggono sui social o si ascoltano frasi inaccettabili, la prima domanda che bisognerebbe porsi è la seguente: ma costoro hanno fatto una gaffe o sono veramente ignoranti?

cms_3530/foto_3_.jpegLo scrittore, giornalista e autore televisivo Cesare Marchi, autore di due libri ironici ma veritieri che tutti avrebbero dovuto leggere e studiare:“Impariamo l’Italiano” e “Siamo tutti latinisti”, era solito ripetere:“ I modi di dire dialettali non sono “trasferibili”ma andrebbero gustati sul posto. Un po’ come il lambrusco”. Benedetto Croce invece asseriva che “ Le frasi dialettali costituiscono il monumento parlato del genere umano. A questo proposito mi piacerebbe confermare che il termine “parla come mangi” sia veramente appropriato a patto chè non distorca l’uso corretto della costruzione della frase “.

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Il prof. Umberto Eco, oltre che indiscutibile saggista e scrittore di romanzi di successo è stato anche docente di semiotica semantica, sintattica e pragmatica all’università di Bologna. Lo stesso consigliava come scrivere e comunicare in maniera corretta avendo elaborato 40 consigli pratici tra i quali, al punto quattro, consigliava in maniera fin troppo elegante:”esprimiti siccome ti nutri”mentre al punto 21 suggeriva caldamente: “ Se non trovi mai l’espressione adatta italiana non ricorrere mai all’espressione dialettale.Di fronte a codeste considerazioni non ci resta che chinare la testa e accettarle come “il verbo”. Oggigiorno grazie ai social, leggere commenti o considerazioni dialettali, spesso risulta simpatico ma italianizzare gli stessi, pur di apparire colti, potrei considerarlo un esecrabile abominio. Cosa ancor più grave è “ascoltare” in diretta quanto descritto prima. Accade così quando il macellaio, con un sorriso velatamente falso, rivolgendosi ad una cliente esordisce:...Dimmi “signora”...quante fettine ti servono? Oppure: ...signora...sono due etti e mezzo che “dici” lasciamo? Questa metodica, purtroppo, è diventata di uso comune. Torniamo al nocciolo della questione. Dopo aver mandato in disuso il “voi” e viste le difficoltà di costruire frasi dando all’interlocutore del “lei”, dare del tu a tutti, al giorno d’oggi, sia diventato abituale. Dalle commesse dei negozi d’abbigliamento ai profumieri, dai commercianti di auto alle infermiere e così via. Pare che pur di creare una forma confidenziale si debba assolutamente dare del tu.

cms_3530/foto4_.jpgA parer mio coloro i quali sono adusi comportarsi in tal maniera potrei definirli portatori sani di ignoranza crassa e non grassa come dicono coloro i quali non sanno che la locuzione esatta è:“ignoranza crassa”, con la “c” e non con la “g” in quanto l’aggettivo“grasso” si usa essenzialmente in espressioni del tipo:“grasse risate”. Prima di chiudere l’articolo mi piacerebbe farvi sorridere regalandovi una serie di strafalcioni, dovuti davvero alla pura “ignoranza”. In un blog “le confessioni di una cassiera word press.com” ho trovato e estrapolato alcune richieste che alcune clienti, finte saccenti , facevano alle commesse di un supermercato. Potrebbero sembrarvi incredibili ma, purtroppo, sono tutte vere.

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Buona lettura e...buon divertimento.Solitamente le richieste erano le seguenti: signorina “scusimi” dove posso trovare: “...l’acqua leggermente naturale, la scopa di vaggina, il prosciutto di prada, le padelle aderenti, le prugne samsung, i rasoi butta e getta, l’acqua demoralizzata, il deodorante freccia azzurra, l’anticarie per la lavatrice, le vongole feroci, la birra antialcolica, l’acqua parzialmente scremata, i biscotti al plasma, o i prodotti alimentari senza glutei.

Tra le corsie il commento della donna delle pulizie, era ripetitivo ma fantastico. La stessa commentava sorridendo: “...meno male che...“abbiamo“ rimasti in pochi a parlare l’italiano...”

Ninni Di Lauro

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