SOFFIO DI SENSO

SEGNI E SOGNI

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Prima di cimentarsi con la difficoltà dell’alfabeto giapponese e di quello coreano, Ludovica de Pinto, studentessa fuori sede a “L’Orientale” di Napoli, ha dovuto decifrare l’alfabeto del suo cuore. Quello che non voleva vederla lontana da Molfetta, la sua città natale, ma anche quello che le suggeriva di trasformare la sua passione nelle fondamenta per la sua carriera.

«Nell’ultimo anno di liceo, al momento della scelta universitaria, ero in crisi, non avevo la minima idea di quale percorso di studi potessi intraprendere. Ho avuto sempre una grande passione per il Giappone, che risale a quando avevo 12 anni, perché la cultura giapponese mi è sempre sembrata tanto distante dalla nostra quanto affascinante. Mi piacciono molto anche i manga e forse proprio questo ha contribuito ad accrescere in me l’interesse per questo Paese. È stato così che ho deciso di trasformare la mia passione in un’opportunità lavorativa di stampo orientalista».

Una volta deciso quale sarebbe stato il suo indirizzo universitario, le scelte di Ludovica non erano terminate. Le toccava scontrarsi con la dura realtà, ossia con il fatto che in Puglia non ci fossero università nelle quali poter apprendere anche la lingua giapponese.

Fu questo l’inizio dell’estenuante ricerca di Ludovica, che iniziò ad informarsi, attraverso varie fonti, sulle università di lingue in Italia in cui fosse previsto l’insegnamento del giapponese; dopo svariate ricerche, la sua scelta è ricaduta sulla vicina e rinomata università “L’Orientale" di Napoli.

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«Il distacco da Molfetta è stato abbastanza brusco, però mi sono fatta coraggio e ho deciso di iniziare una nuova vita a Napoli. La vita da fuori sede è molto diversa rispetto all’utopistica vita piena di felicità, lontana dai genitori: innanzitutto c’è bisogno di responsabilizzarsi. La responsabilità è il punto cruciale del vivere da soli, in quanto comporta il provvedere a tutti i propri bisogni in maniera autonoma, oltre che, naturalmente, un dispendio di energie fisiche e mentali che sottraggono tempo allo studio. Nessuno che prepari da mangiare per te, nessuno che lavi la tua roba: devo pensare davvero a tutto e mi è già capitato parecchie volte di scordare di fare la spesa o magari di dimenticare qualcosa al supermercato».

Ma la giovane studentessa non si è lasciata abbattere da queste difficoltà, che la stanno responsabilizzando sotto più punti di vista, spianando per lei già la strada per quello che potrebbe essere un futuro distacco dalla sua famiglia.

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Tutti i sacrifici che Ludovica sta facendo per studiare la lingua che ama le hanno riservato un’ulteriore possibilità: lo studio del coreano.

«In realtà la scelta del coreano è stata abbastanza dettata dal caso perché nell’università che frequento è previsto l’apprendimento di tre lingue di cui una obbligatoria, l’inglese, e le altre due a scelta dello studente. Per la seconda lingua a scelta ero abbastanza indecisa tra il cinese e il coreano, ma visto che quest’ultima è relativamente più semplice e promette più opportunità lavorative ho optato per questa. Ed ora eccomi qui, alle prese con due lingue estremamente complesse ed estremamente affascinanti».

Mentre la difficoltà maggiore nell’imparare il giapponese per Ludovica risiede nel memorizzare l’alfabeto (che contiene più di 12mila segni!), per quel che concerne il coreano è tutta una questione di pronuncia, considerati tutti i suoni non presenti nella lingua italiana e considerate tutte le regole grammaticali con le relative eccezioni.

«Non si può descrivere la profondità della lingua giapponese. Ogni “kana” (è così che si chiamano gli ideogrammi) cela un significato particolare e una storia ben precisa. Gli abitanti del Giappone sono molto legati al loro sistema di scrittura perché rappresenta non solo il loro codice, ma soprattutto la loro identità, il loro modo di essere».

Un modo di essere che sta diventando anche quello di Ludovica, i cui sogni sarebbero quelli di entrare nell’Ambasciata giapponese o di lavorare come traduttrice per le grandi aziende.

«Mi piace il fatto di mettere in conto che il futuro, dopo la Laurea Magistrale, potrebbe riservarmi qualcosa di completamente diverso da quello che immagino!».

Per Ludovica non era in serbo niente di diverso, perché il diverso non la spaventa affatto...

Sara Fiumefreddo

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