SIAMO TUTTI UN PO’ ‘DROP OUT’

I sentieri di Psiche

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“Ecco: drop out è una variabile linguistica del termine “emarginati”.

Indica, insomma, il campionario assortito di coloro che, essendo ruzzolati giù per colpa loro o per cattiveria altrui, non sono più presi in considerazione da nessuno.

Vanno così a ingrossarequel deposito di subumanità, contro cui il tirar calci finchè non si sfracella, se non proprio un gesto legittimato del sistema, può apparire una esercitazione iniqua solo per quel tratto che separa l’indifferenza dalla ferocia”.

(Don Tonino Bello)

cms_15131/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…camminando lungo il nostro percorso, troviamo una chiesetta: è immersa nel verde e stanno celebrando la santa messa…un sacerdote sta dicendo messa e sta parlando del concetto di drop out. Il suo nome è Tonino. Don Tonino Bello.

Oggi vorrei dedicare il mio scritto per voi proprio a lui, che oltre a essere stato un grande Uomo, è stato Vescovo della città in cui attualmente vivo. Non ho avuto l’onore di conoscerlo, ma chiunque me ne abbia parlato è riuscito a farmi comprendere la grandezza dell’umanità di questo uomo.

Un po’ di anni fa, mi fu regalato un libro di Don Tonino: “Pietre di scarto” che inizia con questa frase: “Paginealtre…lungo i sentieri della differenza”; questa frase mi ha molto colpita perché la parola sentiero è quella da me scelta per questa rubrica perché in fondo penso che la nostra vita sia come un bosco fatto di sentieri più semplici e più complessi da percorrere su cui un giorno batte il sole e un giorno piove.

Don Tonino ci ricorda un passo del Vangelo in cui si dice che la pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo e si rivolge nel suo libro a diverse ‘categorie’ di umanità: a coloro che non contano niente, a coloro che si sentono falliti, a coloro che non trovano pace, a coloro che soffrono nel corpo, ai giovani disoccupati, a chi non ha il coraggio di cambiare e soprattutto ai drop out.

Quando ho letto il capitoletto dedicato ai drop out, mi è subito venuta in mente la vita dei ragazzi e bambini con cui a quel tempo lavoravo in un centro diurno socio-educativo: la loro ribellione, il loro essere trasandati e senza obiettivi esistenziali; Don Tonino ci dice che occorre immaginare un carretto siciliano pieno di arance che durante il suo impervio tragitto perde qualche agrume che rotola a terra senza che nessuno si degni di raccoglierlo e che sarà preso a calci fino a che non si sfracellerà.

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Ho sempre pensato che la figura del sacerdote sia paradossalmente molto vicina a quella dello psicologo: entrambe le categorie infatti hanno a che fare col disagio, con la sofferenza, con l’emarginazione e mettono in pratica ascolto e impegno nel dare input di salvezza e cambiamento. Se ci pensiamo, i capitoletti del libro di don Tonino potrebbero essere quelli di un vademecum di psicologia e psicoterapia: cercano il benessere psicologico tutti coloro che non trovano pace, che temono il cambiamento, che non hanno più un lavoro e così via; un po’ di tempo fa ho avuto modo di parlarvi del percorso di catechesi e psicologia da me condotto con gli adolescenti della mia parrocchia: oggi più che mai è necessario che i nostri ragazzi abbiano riferimenti che li aiutino a decodificare la realtà attraverso molteplici chiavi appartenenti alla realtà.

Dunque, perché siamo tutti un po’ drop out? Siamo drop out tutte le volte che non siamo i più bravi, che ci ribelliamo al sistema perché pensiamo che ci siano troppe ingiustizie, tutte le volte che non accettiamo di essere ‘presi a calci’ come quelle arance al margine della strada. Può succedere di vivere momenti di estrema difficoltà nella nostra esistenza, ma spesso alla nostra sofferenza si aggiunge l’allontanamento di coloro che ci sono intorno perché è difficile e faticoso stare accanto a chi soffre piuttosto che accanto a chi è sempre in vena di far festa.

Non ho mai mal giudicato chi fugge di fronte alla sofferenza altrui poiché penso che semplicemente abbia una gran paura del contatto con il dolore: soltanto chi conosce la sofferenza della ‘croce’ non teme di salire sulla croce di un amico per togliere i chiodi che affliggono le sue mani; penso che tutti noi che svolgiamo una professione di aiuto dovremmo fare ogni giorno un esercizio di empatia e provare a salire, a scalare i sentieri increspati e bui dei nostri clienti.

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Drop out siamo noi, quando non sappiamo capire qual è la domanda autentica di chi ci chiede aiuto; drop out siete voi quando giudicate male chi non riesce a capirvi sin dal primo istante.

In realtà penso che essere e riconoscere di essere o essere stati drop out almeno una volta nella vita possa aiutarci a diventare più umani e sensibili al dolore così come alla gioia altrui; soltanto chi è stato emarginato e ha superato l’enorme frustrazione dell’essere messo nell’angolo, può camminare lungo il suo sentiero apprezzando le differenze e non condannandole o vivendole come una privazione.

Insegniamo ai nostri ragazzi che il concetto di drop out non è negativo, bensì può diventare un pregio in una società che privilegia chi ha il telefonino o le scarpe all’ultima moda, chi sceglie il branco piuttosto che un solo amico fidato che non lo lascerà mai.

Un grazie immenso che da questa terra va in cielo per Don Tonino Bello.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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