SCNT E PERFETTIBILITA’ DELL’ESSERE UMANO

DALLA PECORA DOLLY A “GEMINI MAN”: UN DIBATTITO LUNGO PIU’ VITE

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Nonostante fosse un film prevalentemente d’azione, “Gemini Man” si è dimostrato un prodotto estremamente attuale, ponendo l’accento su due concetti di difficile comprensione e discussione.

In un’epoca dove l’argomento più controverso è la politica, e basta un minimo accenno per scatenare dibattiti pressoché infiniti, ci sono persone, come il regista Ang Lee e l’attore Will Smith, che riescono a indurre alla riflessione gli spettatori con argomenti definiti alquanto ingiustamente “di nicchia”.

Quando si riesce a stare al passo coi tempi ragionando sul ruolo che può avere la scienza per migliorare le nostre vite o disquisendo se l’etica può ancora far parte del percorso di miglioramento dell’uomo, ebbene, si è fatto centro.

La trama della pellicola, infatti, si imperna, oltre che sui giochi di potere tra uomini senza scrupoli, su come questi si avvalgono degli strumenti loro forniti. E l’uso che ne fanno induce a riflettere su come certe possibilità possono indurre a disastri se chi ne fa utilizzo sono le persone sbagliate.

Come suggerisce il titolo - e i trailer pubblicati -, il protagonista deve affrontare una versione più giovane di se stesso, che ha l’obbiettivo di soppiantarlo per sempre. Questa copia (impersonata da un Will Smith con una capacità attoriale, ancora una volta, fuori dal comune) è stata creata attraverso il processo di clonazione.

La clonazione non è mai stata tra i temi di tendenza riguardo l’ambito scientifico, complice i misteri che ancora la avvolgono. Non a caso, se si cerca su dizionari ed enciclopedie, si trova la seguente spiegazione: “procedura atta a creare una copia con tutte le caratteristiche genetiche del soggetto originale”.

Il processo utilizzato nel film, e ancora in fase sperimentale nella realtà, va però più a fondo. Cercando su Internet si troverà che corrisponde all’occulto somatic cell nuclear transfer, abbreviato in SCNT e italianizzato in trasferimento di nucleo di cellule somatiche. È una pratica tanto sconosciuta quanto pericolosa, poiché tende a violare delle leggi naturali universali. Consiste nel prelevare una qualunque cellula dal soggetto che si vuole clonare ed enuclearla. Il nucleo viene fatto fecondare in vitro mentre tutto il resto viene sacrificato (e, appunto, non si dovrebbe fare). Una volta che la cellula si è rigenerata a partire dal nucleo, viene impiantata in una madre surrogata che la crescerà come un embrione.

La fecondazione in vitro è molto importante poiché permette alla cellula di azzerare il proprio codice genetico e riformarlo ex novo. Scienza insegna che il DNA raccoglie le nostre informazioni vitali e “cresce” insieme a noi, registrando nei geni il passare degli anni. Per fare un esempio: i geni collegati ai recettori del dolore, col trascorrere del tempo, perdono efficacia; infatti gli anziani, rispetto ai giovani, soffrono di più contusioni e traumi muscolari, proprio perché quando il corpo invecchia lo fa in toto.

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Citata anche nel corso della trama, l’esempio più famoso della riuscita (parziale) di questo processo è la pecora Dolly. Nata nel 1996 e deceduta nel 2003, è il primo mammifero in assoluto ad esser stato clonato con successo partendo da una cellula somatica. La sua breve vita ancor oggi è al centro di dibattiti di natura scientifica ed etica.

Si è parlato dei recettori del dolore non a caso. Durante il lungometraggio le copie del protagonista ad apparire sono ben due, con l’ultima estremizzazione di cosa l’uomo può fare quando gioca con il DNA. Questa clonazione è priva dei recettori del dolore, motivo per il quale sarà un avversario particolarmente ostico da sconfiggere per i buoni.

La chiave risiede, ancora, nella fecondazione in vitro. Quando il nucleo è in fase di ricreazione del codice genetico è possibile disabilitare determinati geni, che influiranno pesantemente nelle sensazioni che il corpo può provare. Un qualcosa che la natura non contempla, assolutamente. Quando l’uomo ha provato, più o meno involontariamente, a giocare con il codice genetico è stato pesantemente punito, come dimostrano i disastri di Hiroshima, Nagasaki e Chernobyl.

Eppure, come l’antagonista di “Gemini Man”, c’è un motivo che alimenta queste azioni pericolose. Non si tratta soltanto di dimostrare di essere superiore agli altri, no, l’uomo punta a qualcos’altro. Qualcosa di estremamente astratto ma, al contempo, profondamente concreto.

La storia lo ha dimostrato a più riprese: l’essere umano, soprattutto quando accumula potere, ha la cattivissima abitudine di porsi un obiettivo già di per sé lontano; una volta raggiunto, se ne pone uno ancora più lontano, e poi uno impossibile.

Il filo sottile che lega scienza ed etica, in questo caso - e quindi la SCNT ai desideri irraggiungibili dell’essere umano - alberga nella parola “perfezione”. I cattivi del film la citano e la esplicitano come la casus primae della clonazione del protagonista.

La definizione più asettica recita: “In senso lato, uno stato di completezza e ineccepibilità”. Appare chiaro come questo sia impensabile per dei “comuni mortali”, come ogni tanto ci definiamo. Ciò nonostante, dalla notte dei tempi i più grandi filosofi hanno dibattuto su questo concetto etico.

Analizzando i loro pensieri, emerge un punto in comune a tutti: l’uomo è perfetto? E se non lo è, dovrebbe esserlo? Oppure potrebbe esserlo?

Dare una risposta certa non è concepibile, poiché si troverebbero sempre appigli per discordare e far cadere tutti i ragionamenti che si possono costruire. Sarebbe come chiedersi quale sia lo scopo della vita, in senso lato. Quesiti esistenziali che porterebbero via lassi di tempo di dimensioni bibliche per ricevere una risposta.

Tralasciando il significato scientifico di perfezione (che la indica come uno stato limite al quale la natura può avvicinarsi), la religione è uno dei campi che si è preoccupato di dare una propria risposta ai quesiti di cui sopra. Risposta che è negativa.

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La religione associa il concetto di perfezione, in tutti i suoi significati (prediligendo quello di “eccellenza”) a Dio. Secondo cristiani, islamici, buddhisti e chi più ne ha più ne metta, la perfezione è una condizione preclusa da principio all’uomo.

Trascendendo il sacro e allargandoci il più possibile, si può notare come tutti i villain delle opere di finzione amino dire che “giocano a fare Dio”. Purtroppo non riguarda solo la fantasia: molti uomini si lasciano prendere dai propri deliri di onnipotenza, convinti di svolgere azioni perfette.

È ciò che ha portato ad interpretare in senso negativo una procedura nata con le migliori intenzioni: la SCNT era conosciuta inizialmente (e ancora lo è oggi, anche se in misura minore) come “clonazione terapeutica”. Quando fu scoperta, il suo scopo era la moltiplicazione di cellule staminali.

Questo particolare tipo di cellule è in grado di svolgere qualunque tipo di compito (muscolari, ossee e così via), e vengono utilizzate per sostituire per quanto possibile cellule tumorali. Recentemente alcuni ricercatori spagnoli e canadesi hanno scoperto che i geni che codificano le proteine possono incorrere in “autocure” se portati da una cellula malata a una staminale.

La speranza è che questa importante scoperta venga utilizzata per scopi nobili. In definitiva la storia, la pecora Dolly e “Gemini Man” dimostrano che non solo campi dello scibile apparentemente non compatibili l’uno con l’altro sono più vicini di quanto si pensi, ma che l’essere umano è capace di unire queste due sfere del sapere per azioni inimmaginabili.

Il passo che porta dalla salvezza alla catastrofe è breve, e la linea di demarcazione è sempre più sfumata.

Francesco Bulzis

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