SCACCO MATTO AL CYBERBULLISMO?

Dal prossimo 18 giugno entrerà in vigore la legge a tutela dei minori. Coinvolti anche gli istituti scolastici

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“Quando ero in seconda media, decisi di fare una webcam di gruppo con alcuni amici. Mi fotografarono a torso nudo, riempiendomi di complimenti. Un anno dopo, ricevetti un messaggio su Facebook da uno di loro: mi minacciò dicendo che se non gli avessi mostrato altro, avrebbe diffuso le foto del mio seno. L’alba del giorno di Natale, alle 4 di mattina, qualcuno bussò alla mia porta. Era la polizia: le mie foto erano state spedite a tutti”: queste le ultime parole della 15enne canadese Amanda Todd, racchiuse nel video che lei stessa pubblicò poco prima di togliersi la vita, il 10 ottobre del 2012. Diventata virale in poche ore, la sua toccante storia ha mostrato al mondo le conseguenze distruttive del cyberbullismo, fenomeno che, nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione, continua a crescere in Italia e all’estero. Secondo l’indagine condotta nel 2015 da Telefono Azzurro e Doxa Kids, 1 ragazzo su 10 (su un campione di 600 adolescenti dai 12 ai 18 anni) avrebbe diffuso foto e/o video in rete con l’intento di umiliare qualcuno, spesso un proprio coetaneo; il 12% delle vittime di bullismo, infatti, dichiara di aver subito almeno una volta molestie “virtuali”, in un’escalation di offese, scherni, foto e video imbarazzanti diffusi sui social.

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Dopo un lungo rimpallo, il provvedimento contro il cyberbullismo è stato pubblicato lo scorso 3 giugno sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore domenica prossima. L’Italia – forse scossa dal caso Cantone, che ha riacceso i riflettori sul tema – ha voluto dire basta alla violenza psicologica che scorre attraverso la rete, capace di distruggere silenziosamente l’esistenza di milioni di adolescenti. La legge numero 71 del 29 maggio 2017, composta da 7 articoli, si propone di tutelare i minori dal bullismo online, partendo proprio dalla definizione del reato: “per ‘cyberbullismo’ si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni realizzato per via telematica – si legge nel testo - nonché la diffusione di contenuti on line aventi come oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore”.

Gli utenti ultraquattordicenni che vedranno violata la propria dignità potranno rivolgere autonomamente al gestore del sito Internet o del social media una “istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale”, da adempiere entro le 48 ore. In caso contrario, la parte lesa potrà segnalare l’accaduto al Garante per la protezione dei dati personali, che stabilirà poi eventuali sanzioni a carico del titolare del servizio. Per i minori di 14 anni il procedimento resta lo stesso, a patto che l’esposto venga presentato dai genitori del minore o da chi ne fa le veci.

L’articolo 3 del provvedimento legislativo istituisce presso la Presidenza del Consiglio un “tavolo tecnico per la prevenzione del cyberbullismo coordinato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”. Ogni istituto sarà chiamato a elaborare specifici programmi di prevenzione del fenomeno e a designare un docente di riferimento, in grado di collaborare con le Forze di polizia, oltre che con associazioni e centri di aggregazione giovanile territoriali, qualora dovessero crearsi situazioni di rischio. A tutte le istituzioni scolastiche spetterà il compito di educare i ragazzi all’uso consapevole della rete internet, istruendoli sui diritti e doveri connessi all’utilizzo delle tecnologie informatiche e stabilendo sanzioni disciplinari proporzionali alla gravità degli atti compiuti. I servizi territoriali dovranno invece occuparsi della “riabilitazione” di vittime e bulli, attraverso specifici programmi di rieducazione e di sostegno psicologico (nel testo si parla anche di “attività riparatorie o di utilità sociale”). La somma stanziata per le attività di prevenzione del fenomeno è di 203mila euro annui fino al 2019; cifra che, tuttavia, potrebbe essere soggetta a revisione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il settimo e ultimo articolo fa chiarezza circa le sanzioni riservate ai minorenni di età superiore ai 14 anni, da attuarsi al di fuori del contesto scolastico: in assenza di una vera e propria denuncia da parte della vittima, il cyberbullo sarà convocato in questura insieme ad almeno un genitore e sottoposto ad ammonimento verbale. Qualora la parte lesa lo ritenesse necessario, sarà possibile sporgere denuncia per i reati di offesa all’onore e al decoro di una o più persone (art. 594 e 595 del codice penale) e minaccia (art.612), a seconda delle violazioni subite.

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Il testo di legge è certamente destinato a far discutere, non solo per quanto riguarda le azioni punitive previste, ma anche per l’assenza di corrispettive norme internazionali a supporto, che rischiano di far precipitare nel vuoto il provvedimento. I punti più interessanti sono quelli relativi alla prevenzione negli istituti scolastici: si tratta di una tendenza già affermatasi negli ultimi anni grazie alla volontà di docenti e dirigenti, che certamente troverà maggior vigore grazie all’emanazione della legge. Investire sull’educazione dei giovani all’uso degli strumenti digitali significa porre le basi per un futuro migliore, spargendo il seme della tolleranza e del rispetto reciproco fin dai primi anni di scolarizzazione: la generazione più a rischio, si sa, è costituita proprio dai “nativi digitali”, che fin dalla nascita hanno potuto sperimentare uno stretto contatto con le nuove tecnologie. In fondo, il dialogo e la consapevolezza sono armi potentissime, in grado di plasmare le coscienze molto più di qualsiasi sanzione o pena.

Federica Marocchino

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