Russiagate, Limonov: "Supposizioni, non ci sono prove"

Dazi, von der Leyen: "Senza dialogo con Usa pronti ad agire" - Germania, espulsi due diplomatici russi - Google, cambio al timone di Alphabet

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Russiagate, Limonov: "Supposizioni, non ci sono prove"

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Sul Russiagate "al momento non ci sono prove. Quando ci saranno ne riparleremo". Parola di Eduard Limonov, lo scrittore e dissidente russo, celebre anche grazie alla biografia romanzata di Emmanuel Carrère, che oggi ha incontrato i lettori a Milano per presentare il suo libro ’Il boia’ per i tipi di Sandro Teti editore. "Ogni Stato - spiega Limonov - anche con altri Stati amici, cerca sempre di influire e ascoltare, di spiare, indipendentemente dai rapporti che ci sono tra questi Stati. Ad esempio Israele lo fa tantissimo. E al tempo stesso molte di queste cose sono supposizioni".

Come esempio Limonov cita il caso dei due cittadini russi coinvolti nel caso Skripal, accusati per l’avvelenamento nervino di Serghiei e Yulia Skripal a Salisbury: "Perché non li hanno fatti né vedere né lasciati parlare? - si chiede lo scrittore - E’ tutta una vicenda strana. Questa storia è assurda. Pensate se avessero preso due italiani all’estero e li avessero imprigionati, nascosti e accusati. E’ una storia assurda". "Io - sottolinea ancora - in questi episodi vedo il degrado della vita politica internazionale quando a un certo punto cominciano ad essere presi sul serio. Se cogliete qualcuno sul fatto prendetelo, processatelo, incarceratelo. Ma ci devono essere dei fatti".

"Oggi alcuni giornalisti mi hanno chiesto un commento sul fatto che si dice che i servizi segreti russi sarebbero coinvolti nella vicenda del referendum del 2017 per l’indipendenza della Catalogna - osserva Limonov - Ma ’dicono, si dice che’ non è una prova. Noi, come russi, ci sentiamo abbastanza di moda perché siamo citatissimi e in qualsiasi situazione viene fatto il nostro nome. Non siamo angeli e siamo pronti a compiere misfatti e schifezze ma attenzione, tutti gli Stati sono disposti a farlo e lo fanno. Lo ripeto mille volte: lo fanno tutti, anche gli Stati più piccoli".

Quanto ai suoi rapporti con Alexander Dugin, filosofo e politologo russo con il quale Limonov fondò negli anni ’90 il Partito nazional bolscevico, oggi fuorilegge, lo scrittore osserva: "Nel 1993 io e Dugin abbiamo fondato il partito nazional bolscevico e dopo 5 anni lui ha abbandonato il partito". "Le vicende più importanti di questo partito si sono svolte senza di lui - rimarca - Avevamo delle opinioni e idee comuni, diciamo che bollivamo nella stessa pentola. Ancora oggi provo dei sentimenti di amicizia per lui. Ci siamo incontrati di recente durante un talk televisivo e ci siamo abbracciati davanti alle telecamere. Poi, all’uscita dagli studi televisivi ci siamo abbracciati di nuovo e ci siamo scambiati i numeri di telefono, sapendo benissimo che nessuno dei due avrebbe mai chiamato l’altro". Dugin, spiega ancora Limonov, "è una persona come ce ne sono poche in Russia, lui è un teorico molto forte. Conosce 9 lingue, tra cui l’italiano, e penso che buona parte del suo successo e delle sue intuizioni sia dovuto proprio alla conoscenza della vostra lingua".

Limonov ha parlato anche del presidente russo Putin: "E’ un’autorità - dice - e ci stiamo preoccupando della sua successione e di come avverrà. Una persona molto influente, il signor Valentin Iumachev, che è il marito della figlia di Eltsin, dice che Putin non si ripresenterà alle elezioni. Ma non so chi sarà il suo successore. Alcuni dicono che potrebbe essere Medvedev, che è già stato presidente. Io seguo con interesse Peskov, che era un addetto stampa di Putin e adesso viene definito come un politico a livello statale".

"Non c’è giorno che Peskov non prenda posizione sia su temi di politica interna che estera in modo tranquillo e chiaro - spiega Limonov, riferendosi al portavoce del Cremlino - Penso che Putin lo veda come un aiuto, che gli tolga un po’ il peso del suo lavoro. Ritengo inoltre che Peskov sia una persona di fiducia di Putin perché quando il governo prende delle misure, ad esempio per disastri naturali, è Peskov che va e parla e sulla base di questo penso sia ben quotato" come successore di Putin. Tuttavia, fa notare ancora lo scrittore, "non capisco questa ossessione per Putin, come se tutta la politica in Russia fosse Putin".

"In Russia - spiega - ci sono 30 centri che esercitano il potere. Putin è in qualche modo un frontman, che li rappresenta e sul palco dice sempre la solita solfa in modo monotono. Ma non c’è solo Putin. In realtà molti funzionari e perone di potere tendono ad andare verso Putin perché è stato eletto ed è legittimato nella sua posizione".

Infine l’affondo agli Usa: "Gli Usa sono il Paese più malvagio e hanno questa vocazione a dire a tutti gli altri Paesi che cosa devono fare, come per esempio nel caso della Corea del Nord o del Venezuela. Tutto il pianeta rientra nella sfera dei loro interessi. In realtà hanno paura della guerra", dice Limonov. "Trump - sottolinea - ha questa faccia che sembra un hamburger. Mi hanno chiesto cosa penso dell’America e questo è quello che penso". Quindi aggiunge: "Vi ricordate la tensione con la Corea del Nord? Nonostante inviarono una portaerei tutto motore, poi Trump si è presentato come una specie di pacificatore. Possiamo parlarne all’infinito" di questa storia.

"Negli Stati Uniti - conclude lo scrittore - ci sono due milioni di carcerati e ogni giorni vengono effettuate esecuzioni capitali. Ma che cosa pretendete? Svegliatevi e guardate il mondo con occhi normali. Ci hanno resi schiavi con Hollywood e con il dollaro. Questa è la mia risposta a cosa penso dell’America, penso molto male".

Dazi, von der Leyen: "Senza dialogo con Usa pronti ad agire"

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La Commissione Europea è pronta ad agire "in autonomia" nel caso in cui il dialogo con Washington teso ad evitare l’imposizione di nuovi dazi da parte degli Usa su merci importate dall’Ue non vada a buon fine. Lo dice la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a Bruxelles in conferenza stampa. "Con l’annuncio di potenziali dazi o con la loro traduzione nella pratica - afferma - dobbiamo essere attenti nella scelta delle parole. Quindi, preferisco avere un incontro ben preparato, affrontando i vari problemi che abbiamo e vedere di avere il massimo possibile di situazioni win-win. Sono consapevole che non sarà possibile averle in tutti i campi, ma naturalmente se c’è un risultato negativo in alcuni casi, siamo pronti ad agire autonomamente".

Germania, espulsi due diplomatici russi

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La Germania ha espulso due diplomatici russi in connessione con l’omicidio di un cittadino georgiano di origine cecena a Berlino. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri tedesco. Poco prima dell’annuncio dell’espulsione, la procura federale aveva annunciato di aver assunto la direzione delle indagini, finora affidate alla polizia berlinese. La procura federale ha sottolineato che indagherà sul ruolo di agenti del governo russo nell’assassinio.

Le indagini verificheranno il possibile coinvolgimento della Repubblica federale russa della Cecenia, il cui governo è strettamente legato a Mosca. Il Cremlino ha smentito ogni suo ruolo nella vicenda. "Sono speculazioni senza fondamento. La vicenda sembra aver eccitato la stampa tedesca ma questo non significa nulla" ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia stampa Interfax.

Il ministero degli Esteri di Mosca ha condannato l’espulsione, parlando di azione "ostile" e "priva di fondamento" riferisce ancora Interfax, aggiungendo che Mosca intende rispondere. Il ministero degli Esteri russo stigmatizza "l’inaccettabile" approccio "politicizzato" delle indagini. La stessa agenzia stampa cita il presidente della commissione Esteri della Duma, il deputato Leonid Slutsky, secondo il quale la risposta della Russia dovrà essere "adeguata e simmetrica", ovvero che dovranno essere espulsi altrettanti diplomatici tedeschi.

La smentita di Mosca arriva dopo che lo Spiegel online ha riferito che gli inquirenti ne sospettano il coinvolgimento nell’omicidio di un 40enne, Zelimkhan Khangoshvili, freddato il 23 agosto nel Kleiner Tiergarten a Berlino con colpi di pistola alla testa e alla schiena, sparati da un killer arrivato in bicicletta.

La polizia ha poi arrestato un uomo che era stato visto da due adolescenti mentre gettava una bici, una pistola e una parrucca nel fiume Sprea, che scorre nelle vicinanze. Khangoshvili aveva combattuto in Cecenia contro i russi fra il 2001 e il 2005: viene descritto come uno stretto alleato dell’allora presidente ceceno Aslan Maskhadov, che guidava la guerriglia contro Mosca e che fu poi ucciso dalle forze speciali russe. Khangoshvili era fuggito in Germania dopo essere sfuggito ad un tentativo di assassinio a Tbilisi, capitale della Georgia, nel 2015. La sua richiesta di asilo alle autorità tedesche era stata respinta.

Google, cambio al timone di Alphabet

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Larry Page e Sergey Brin hanno annunciato le loro dimissioni rispettivamente da ceo e presidente di Alphabet, la holding che controlla Google, ma resteranno membri del board della società. Il posto dei due fondatori del noto motore di ricerca, riporta la ’Bbc’, sarà preso da Sundar Pichai, già ceo di Google.

In una lettera congiunta, Page e Brin hanno annunciato che resteranno "coinvolti attivamente come membri del board, azionisti e co-fondatori", sottolineando come sia arrivato il momento di "assumere il ruolo di genitori orgogliosi, offrendo consigli e amore ma non assillo quotidiano".

"Non siamo mai stati quelli aggrappati a ruoli dirigenziali quando pensiamo che ci sia un modo migliore per gestire l’azienda. E Alphabet e Google non hanno più bisogno di due amministratori delegati e di un presidente", hanno scritto nella lettera, evidenziando come "non ci sia persona migliore" di Pichai per guidare l’azienda.

Nato in India 47 anni fa, dove ha studiato ingegneria, Pichai ha continuato gli studi negli Stati Uniti presso la Stanford University e la University of Pennsylvania prima di entrare in Google nel 2004. In una dichiarazione ha affermato di essere "entusiasta" della nomina e ha reso omaggio a Page e Brin.

"I fondatori hanno dato a tutti noi una possibilità incredibile di avere un impatto sul mondo - ha affermato Pichai - Grazie a loro, abbiamo una missione senza tempo, valori duraturi e una cultura della collaborazione e della ricerca che rende entusiasmante andare a lavorare ogni giorno".

Redazione

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