Ritorsione Usa contro Messico, dazi fino al 25%

Le autorità messicane bloccano carovane di migranti

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È agghiacciante il punto di razionalizzazione del fare politico raggiunto sulla questione immigrazione lungo il confine cruciale tra Stati Uniti e Messico; dove per razionalizzazione si intende la riduzione della politica a meccanismo politico, come mero strumento per il conseguimento di fini, estraneo alla sfera valoriale ed in certi casi a quella umana. Nonostante il Messico fino ad oggi abbia tenuto testa alle politiche restrittive del presidente Trump, opponendosi all’innalzamento del muro tramite il rifiuto espresso dal presidente Enrique Peña Nieto in persona di partecipare agli onerosi costi che la sua costruzione comporta, la caparbietà nazionalista ha prevalso. Da due giorni a questa parte le autorità messicane avrebbero avviato nello stato meridionale di Chiapas, un’operazione per bloccare le carovane di migranti che transitano per il Messico con l’obiettivo di raggiungere il confine statunitense. Il 5 giugno sarebbe stata fermata una carovana di circa 1000 migranti provenienti dal Guatemala. Che non si tratti delle stesse carovane solidali immortalate da uno dei vincitori del World Press Photo di quest’anno, Pieter Ten Hooper, che evitano ai migranti tragitti conosciuti per la pericolosità dell’azione de los carteles?

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In tutti i casi, questo cambio di tendenza repentino sembrerebbe essere legato alla volontà espressa da Trump di imporre dazi fino al 25% sui prodotti di esportazione messicani negli States, come ritorsione per costringere il governo messicano ad intraprendere politiche più incisive sull’immigrazione clandestina; notizia che avrebbe già scosso i mercati colpendo il valore del Peso, la moneta messicana. Contradditorio nei riguardi dell’imminente stipula del nuovo accordo per il libero scambio tra Stati Uniti, Canada e Messico, l’Usmca, per cui l’attuale amministrazione preme sui democratici nel Congresso. Dopo lo shutdown più lungo della storia americana, dovuto al rifiuto del Congresso di proclamare lo stato d’emergenza per la costruzione del muro, Trump trova ancora degli ostacoli nella realizzazione del suo progetto; ultimo dei quali, il giudice federale della California Haywood Gilliam, il quale avrebbe firmato un’ingiuzione che non permetterebbe all’amministrazione Trump di traferire fondi del Pentagono per finanziare la costruzione della barriera. Intanto il Ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, è ancora a Washington per fare chiarezza sulla questione dazi e cercare di distogliere il presidente dall’intraprendere un’ulteriore guerra commerciale.

Federica Scippa

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