Ritorno all’Europa degli assi?

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Gli ultimi fatti di politica estera suggerirebbero che in effetti la storia abbia una struttura ciclica che si ripete periodicamente, come secondo la ciclicità vichiana, che intende la storia in un alternarsi di periodi parlamentari ed imperiali. La questione migranti catapulta d’un tratto l’Europa al periodo pre-bellico, quando ci si trovava schierati per la concordanza di linea politica più militarista e autarchica da una parte e, al contrario, in una linea più democratica dall’altra. Ad oggi, la ripresa dei nazionalismi pare che stia riportando alla luce questa tendenza alla ricerca di schieramenti che, questa volta, vedono protagonisti sulla scena internazionale Orbán, primo ministro ungherese, e Salvini, portavoci del fronte nazionalista, rigido sul piano economico e dei confini. Basti pensare che Orban è uno dei rappresentanti del gruppo Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), quel blocco di Paesi molto restii all’accoglienza, tra cui il Paese del quale è leader, che ha risposto alla crisi migratoria del 2015 innalzando una barriera antimigranti sul confine.

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Dall’altra parte si distaccano invece i progressisti filoeuropeisti, di cui Macron sembra voler essere il portabandiera affermando: "Abbiamo bisogno di fare dell’Europa un insieme politico coerente. Dobbiamo spiegare ai cittadini che per proteggere non serve tornare al livello nazionale e distruggere l’Europa, ma avere un’Europa realista sul piano della difesa, dell’ambiente, sulle questioni del digitale e delle migrazioni. Dobbiamo fare dell’Europa un modello per affrontare le sfide della globalizzazione. Ci sono persone che vogliono spaccare l’Europa, vogliono meno Europa, meno solidarietà europea". In realtà Macron potrebbe personificare la figura del leader progressista solo per una questione di rendita legata alla Francia e dei principi di cui essa per la sua nobile storia è simbolo, ma non per la politica francese degli ultimi tempi, considerando le condizioni in cui i migranti sono costretti a sostare a Ventimiglia. Salvini infatti risponde: "Da inizio 2017 ad oggi la Francia del ’bravo Macron’ ha respinto più di 48.000 immigrati alle frontiere con l’Italia, comprese donne e bambini. Sarebbe questa l’Europa ’accogliente e solidale’ di cui parlano Macron e i buonisti? Al posto di dare lezioni agli altri, inviterei l’ipocrita presidente francese a riaprire i confini e accogliere le migliaia di rifugiati che aveva promesso di prendere".

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Nonostante questi termini non siano idilliaci per cercare di costruire una collaborazione efficiente e non si rifacciano alla logica della diplomazia, il messaggio non fa una piega. Da una parte Macron ha tutte le ragioni per preoccuparsi della rapida rivalsa dei nazionalismi, ma dall’altra dovrebbe agire nell’ottica dell’effettiva messa a punto delle sue aspirazioni per un’Europa che sia davvero unita e collaborativa piuttosto che elitaria, come al contrario sta dimostrando di essere.

Federica Scippa

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