Rinfiamma il conflitto in Siria

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Torna settembre col suo vento spumeggiante quanto malinconico, pronto a rinfiammare bracieri quiescenti, sfumando definitivamente quell’atmosfera fiacca e pesante della “siesta” a oltranza, che perdura per l’intero tempo dell’estate. Ebbene sì, il mondo continua a girare anche se noi non ci prestiamo attenzione e, soprattutto, gira a modo suo. Idlib, città della Siria nord-occidentale, al confine con la Turchia e capoluogo dell’omonimo governatorato, da sempre roccaforte dei ribelli, si ritrova nella traiettoria dell’offensiva su vasta scala prevista da Damasco per la riconquista della regione. Sarà proprio questa la questione centrale del trilaterale fissato per il domani 7 settembre a Tabriz, nel nord-est dell’Iran, tra gli alleati di Assad, Hassan Rohani, presidente iraniano, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan.

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Questi stessi Paesi sono i fautori del processo di Astana, parallelo a quello portato avanti dalle Nazioni Unite, volto a limitare le ostilità sul territorio siriano, oltre ad esser un ottimo mezzo attraverso cui prendere il controllo dell’iniziativa diplomatica siriana. L’obiettivo di questo incontro sarebbe dunque quello di recuperare i presupposti definiti inizialmente ai fini del processo, considerando le conflittualità dovute ai diversi interessi celati dietro le strategie delle diverse parti; basti pensare all’evidente tentativo da parte della Turchia di ritagliarsi una zona di influenza diretta sul territorio siriano, sfruttando il pretesto dell’operazione sull’enclave curda di Afrin, tentativo mal sopportato dall’Iran.

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Il meeting sarà dunque propedeutico a ristabilire gli equilibri per ottimizzare l’attività diplomatica e pensare ad un possibile assetto post-conflitto. Da non dimenticare naturalmente la volontà del regime di Assad di recuperare i territori sfuggiti dal suo controllo, senza timore di dover usare le maniere forti. Anche in questo senso i padri del processo di Astana non hanno una voce unitaria, perchè mentre Russia e Iran si dimostrano sostenitori fedeli e incondizionati di Assad, la Turchia teme che interventi invasivi nella regione di Idlib possano avere ripercussioni sui flussi verso il proprio confine. Anche Donald Trump interviene nella vicenda e mette in guardia Bashar al Assad contro un "attacco sconsiderato", twittando: "Il presidente al-Assad non dovrebbe attaccare in modo sconsiderato la provincia di Idlib. I russi e gli iraniani commetterebbero un grave errore umanitario partecipando a questa potenziale tragedia umana. Centinaia di migliaia di persone potrebbero essere uccise. Non lasciate che accada". Intanto i bombardamenti già sono iniziati e con essi l’evacuazione dei civili. Si può solo sperare nel buon senso del regime, che prenda in considerazione le ripercussioni a livello internazionale ottenute in seguito all’uso dei gas chimici su Douma.

Federica Scippa

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