Riaperta in anticipo la stagione venatoria

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L’attesa è terminata prima del previsto. L’apertura della nuova stagione di caccia, prevista per il 15 settembre, è stata anticipata in molte regioni italiane ai primi giorni di settembre, come testimoniato dai primi spari uditi nelle campagne. Per ora, però, si tratta perlopiù di caccia di appostamento limitata a poche specie.

Da sempre l’attività venatoria ha rappresentato nel nostro paese un pericolo per molte specie protette, ma anche per i cittadini. Basti pensare che lo scorso anno sono morte 21 persone in incidenti di caccia, mentre ammontano a 59 i feriti.

Il mondo della caccia è sempre in bilico tra illegalità e legalità, visti i continui reati commessi e l’indecisione delle istituzioni nel prendere dei provvedimenti, sia per le specie animali che ne sono vittime sia per le persone che, per pura casualità, si trovano in aree protette dove gli spari sono sempre più frequenti.

Con l’apertura anticipata della stagione di caccia, nel Lazio si è registrata la prima infrazione: infatti, è stato colpito un gheppio, un rapace appartenente a una specie protetta, che è stato rinvenuto in condizioni critiche.

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L’anticipo della stagione venatoria potrebbe causare ingenti danni all’ambiente, soprattutto in molte foreste devastate dagli incendi e aree depauperate dalla siccità. Infatti per via di queste difficoltà ambientali, molti uccelli sono costretti a migrare in altri territori.

La Lipu (Lega italiana protezione uccelli) continua la sua lotta al bracconaggio, denunciando ancora una volta alla Commissione Europea i reati commessi nei confronti di specie in via d’estinzione.

L’associazione ha inoltre rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Sono state inserite nei calendari venatori numerose altre specie che ne dovrebbero essere rigorosamente escluse, tra cui il moriglione e la pavoncella, due specie globalmente minacciate per le quali la Commissione europea e il ministero dell’Ambiente, quasi del tutto inascoltati, hanno chiesto alle regioni di vietarne la caccia”.

Anche il Wwf è dello stesso avviso, affermando che devono essere le regioni ad assumersi le proprie responsabilità per limitare il fenomeno del bracconaggio, dato che in molti territori italiani la questione non viene affrontata come si dovrebbe.

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In questo senso risulta emblematica la situazione delle Marche, in cui il tar aveva accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste, sospendendo l’apertura anticipata della stagione venatoria. Tuttavia, due giorni dopo ha cambiato idea e ha autorizzato la preapertura con una delibera.

Altre regioni, invece, sono corse ai ripari vietando la caccia di alcune specie protette o in via d’estinzione.

Francesco Ambrosio

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