ROMA E LA PIAGA DELLA DROGA

Al vaglio nuove possibili soluzioni, Morra: “Occorre prevenzione giovanile”

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Ormai è risaputo da un bel po’ di tempo anche se costa fatica ammetterlo: Roma, è oppressa dalla droga. La capitale vanta il triste primato con ben 5.000 denunce per reati legati alla detenzione e spaccio di stupefacenti, 177,6 ogni 100 mila abitanti. A rendere verità questi dati, sono stati gli ultimi tragici eventi a Manuel Bortuzzo e Luca Sacchi, quest’ultimo ha perso la vita nel difendere la ragazza da un tentativo (sembrerebbe) di scippo, anche se sono al vaglio degli inquirenti altre ipotesi circa l’efferato epilogo dell’episodio accaduto alcuni giorni fa alla periferia della città. Da tempo ormai si cercano svariate soluzioni, ma senza riuscire a mettere d’accordo tutti. Roma è schiava perché non è più libera in molte piazze o luoghi pubblici. Infatti, pusher e baby spacciatori invadono molti quartieri creando dei veri e propri ghetti. Eppure, in questo immenso sfondo nero, un piccolo spiraglio sembra aprirsi lasciando intravedere un po’ di luce. Paradossalmente, la strada più percorribile è quella inerente alla figura del medico, capace di monitorare tutta la situazione.

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A tal proposito Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, agenzia nazionale per le tossicodipendenze della Croce Rossa, rilancia la pre- arrest deflection. Questa terapia, già adottata negli Stati Uniti per contrastare gli oltre 70 mila morti per overdose negli ultimi 3 anni, si pone come elemento principale la prevenzione. Precisamente, Barra delinea in maniera più razionale gli elementi cardini del suo progetto: “Ci vogliono poliziotti di quartiere che possano avviare i tossici al circuito terapeutico”. Sembra utopico tutto questo, viste le condizioni in cui viene affrontato il tema droga. Purtroppo, se una mamma chiede aiuto per il figlio, si ritrova subito una pattuglia pronta ad arrestarlo. Quello che in questi anni è mancato, va ricercato proprio sul tema della prevenzione. Negli ultimi anni, questa tematica è stata del tutto accantonata se non per commentare eventi drammatici. Nicola Morra, presidente dell’Antimafia lancia un grido d’allarme, facendo percepire tutta la sua preoccupazione: “Si, da presidente dell’Antimafia ma anche da insegnante lancio un invito all’educazione. I giovani, sono colore che dovrebbero avere un pensiero strategico e non pensare alle droghe”. Tante idee ma poca concretezza, questo è lo specchio di un’Italia irretita dalla droga, la quale sembra essere oggi più che, mai invincibile. Le proposte ci sono, adesso occorre metterle in campo per ridonare luce e tranquillità soprattutto alle nuove generazioni.

Giuseppe Capano

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