RENATO MAMBOR IN MOSTRA ALLA TORNABUONI DI FIRENZE

Eclettico autore che ampliò i confini della pittura

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Un’ampia esposizione dedicata a Renato Mambor si aprirà il prossimo 15 ottobre presso la sede fiorentina di Tornabuoni Arte. La mostra - accompagnata da un dettagliato catalogo che ripercorre la carriera dell’artista - è curata da Federico Sardella in collaborazione con l’archivio Mambor.

Renato Mambor è certamente annoverabile tra gli artisti più poliedrici della scena europea nella seconda metà del XX secolo. Si deve a lui, infatti, l’innovazione che portò la pittura ad ampie contaminazioni con altre forme artistiche, quali fotografia, cinema, performance, installazioni e teatro. Avviò inoltre una sperimentazione sul rapporto tra organismo e ambiente, tra arte e vita, separazione e unità…

Molto eclettico, Renato vive appieno la Roma dei suoi anni, quelli de La Dolce Vita (tanto da essere scelto da Fellini), facendosi interprete della sperimentazione e dell’avanguardia. Con Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Cesare Tacchi, Mambor è tra le figure di primo piano della Scuola di Piazza del Popolo.

La sua prima esposizione ha luogo nel 1959 alla Galleria "L’Appia Antica” e l’anno successivo lo si vede tra i vincitori dei Premi assegnati dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Di seguito, le sue opere vengono proposte, ripetutamente, negli spazi della Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis.

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Renato Mambor, I protettori, 2007

«Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere». In una frase Mambor offre una precisa immagine del suo essere artista. Alla pittura, l’amore di sempre, resterà infatti fedele sino all’ultimo. Negli oltre 55 anni di impegno artistico, rinnovò instancabilmente le forme ed approfondì la conoscenza di sé, coinvolgendo lo spettatore e lasciando opere incompiute come “testamento” per i posteri.

Ho conosciuto e frequentato Renato Mambor - ricorda Roberto Casamonti, titolare della Tornabuoni Arte - ogni volta stupendomi per quanto questuomo, per molti versi straordinario, sapesse creare vera arte ovunque e su qualsiasi ‘cosa’ si applicasse. Era un artista che aveva l’urgenza di esprimersi e il coraggio di farlo con i media più diversi. Lo stesso Mambor sosteneva che il lavoro di un artista andrebbe letto e considerato innanzitutto a partire dall’oggi, dagli ultimissimi elaborati e dalle riflessioni più recenti. In tale ottica, è stato naturale pensare a questa mostra considerando i lavori degli anni Sessanta, ma nella raccolta delle opere ho scelto di assecondare il mio istinto e il mio gusto e favorire numerosi pezzi degli anni Novanta e soprattutto Duemila, sino alle grandi installazioni ‘Tutti sullo stesso piano’ e ‘Fili’, che trovo particolarmente importanti ed esemplificative la poetica dell’autore”.

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Renato Mambor, Airone ferito, 1966

La mostra è arricchita da un volume monografico bilingue (italiano e inglese) edito da Forma e curato da Federico Sardella con testi dello stesso Sardella, di Sara Uboldi e Patrizia Speciale Mambor, oltre una conversazione con Gianna Mazzini.

(Immagini tratte da StudioEsseci: si ringrazia)

Nicola D’Agostino

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