REATO DI TORTURA, UN PASSO AVANTI NECESSARIO

reato_di_tortura.jpg

Finalmente abbiamo la legge. Abbiamo nel codice penale italiano un reato che si chiama “tortura” e serve a punire adeguatamente un crimine orrendo. Il ddl – di iniziativa parlamentare e a prima firma di Luigi Manconi del Partito Democratico – erastato approvato dal Senato con lo stesso testo lo scorso 17 maggio e quindi è diventato legge: prevede per i responsabili dai 4 ai 10 anni di carcere, che salgono a un massimo di 12 se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri. La nuova legge vieta inoltre le espulsioni, i respingimenti e le estradizioni quando c’è motivo di credere che nel paese di destinazione la persona sottoposta al provvedimento rischi di subire violazioni “sistematiche e gravi” dei diritti umani. E’ anche previsto l’obbligo di estradizione verso lo stato richiedente dello straniero indagato o condannato per il reato di tortura. La legge sul reato di tortura è stata sostenuta dal PD e da Alternativa Popolare, il partito di Angelino Alfano, mentre hanno votato contro Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia; si sono astenuti il M5S, Sinistra Italiana, Scelta civica e Articolo 1.

cms_6674/2.jpg

Con questo provvedimento l’Italia si allinea agli altri Paesi europei e al grado di civiltà degli stessi. E questa legge viene approvata dopo fatti, richiami, prese di posizione, di tante associazioni, di familiari, degli stessi sindacati di polizia più sensibili e più accorti, di autorità istituzionali. A favore di questo provvedimento, si vogliono ricordare, in ordine di tempo, le prese di posizione di personalità di grande valore mondiale, come Papa Francesco oppure il richiamo e l’auspicio del Presidente Mattarella della settimana scorsa. Una legge necessaria, che riempie un vuoto normativo. Si tratta di una legge dall’iter tormentatissimo. Ci sono voluti quattro anni perché il Parlamento arrivasse al voto conclusivo. Quattro anni di stop, di divisioni tra le forze politiche e di tentativi di insabbiamento. Si era iniziato a esaminare il provvedimento al Senato il 22 luglio del 2013, per poi essere licenziato un anno dopo, è approdato alla Camera nel 2015 per poi tornare nuovamente all’esame di palazzo Madama e, infine, essere licenziato da Montecitorio. Più volte modificato nei passaggi tra i due rami del Parlamento, il testo non ha subito ulteriori modifiche durante l’ultimo esame.

cms_6674/3.jpg

Per quasi tre decenni è stata vincente la posizione di chi voleva mantenere il silenzio del codice penale sulla tortura, rimuoverla come mezzo per escludere la possibilità che questa avesse mai luogo nel nostro paese. Oggi il reato di tortura c’è ed è legge, una legge che colpisce comportamenti individuali, non è una legge contro le forze di polizia. È una legge che aiuta, semmai, a fare crescere sempre di più la professionalità, di chi ogni giorno si batte contro il terrorismo, contro la criminalità e contro la delinquenza. Certo, ha molti punti critici - come il riferimento a un“verificabile trauma psichico”, che esprime una diffidenza verso le conseguenze della tortura sull’integrità psichica della vittima o come i passaggi da cui emerge una possibile limitazione della fattispecie a comportamenti ripetuti più volte - che non favoriranno certo la sua applicazione, madire oggi, a priori, che sarà una legge inapplicabile pare un’affermazione eccessiva.

cms_6674/4.jpg

La speranza è che in poco tempo il brutto dibattito di questi mesi sarà dimenticato. Resta la legge. Una legge che avremmo voluto ben differente, ma che adesso c’è. Molti di noi avrebbero forse voluto qualcosa di più, qualcosa di diverso. Ma l’importante è aver portato a casa, nel nostro ordinamento, per la prima volta, dopo tanti anni, il reato di tortura.

Mary Divella

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su