QUEL DANNATO MONDO DEL ROCK!

FARE I MUSICISTI E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

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Quando si parla del mito del Rock, non quello patinato e un tantino grottesco alla Elvis Presley, non si può fare a meno di pensare al concetto di Morte.

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Da Brian Jones (fondatore dei Rolling Stones) a Jimi Hendrix, passando da Janis Joplin a Jim Morrison, arrivando fino ai giorni nostri con Kurt Kobain, il comune denominatore di questi “mostri sacri” della musica, è il certificato di morte.

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Favole e miti metropolitani a parte (vedi Jim Morrison avvistato nel paradiso terrestre delle Seychelles), questi artisti sono tutti deceduti alla tenera età di 27 anni, entrando a far parte del “Club dei 27” (termine giornalistico coniato in seguito alla loro morte). Su questo “fenomeno” e sul forte legame tra Rock e Morte, fiumi d’inchiostro sono stati buttati, riempiendo spesso pagine di giornale e di libri con strani riti vudù e magia nera alla quale i rocker sembrano molto attratti; destando, così, l’attenzione di tutti quelli affascinati dal lato oscuro della vita di questi personaggi famosi, avvenuta di solito in modo tragico. A parte questo, interessa oggi il lavoro della Psicologa Theodora Kenny, dell’Università di Sydney, che finalmente analizza la questione dal punto di vista più scientifico.

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Lo studio della ricercatrice australiana, riportato in una serie di articoli, prende in considerazione le cause di decesso dei musicisti. Nel suo primo articolo, analizza la morte di oltre 12mila musicisti scomparsi dal 1950 fino al 2014; estrapolando, da questo campione, i dati riguardanti la longevità e le cause della dipartita. Nel secondo, invece, ha esaminato in maniera approfondita i “membri” del “Club dei 27”, portando alla luce il risultato che l’età media di morte non è di 27, bensì di 56 anni. E per dare maggiore riscontro e validità a questo studio, la psicologa, oltre al Rock, è riuscita a catalogare un campione ben più ampio di generi musicali, focalizzando l’attenzione su quei generi con un maggior rischio di decesso. Il risultato è che gli artisti Hip Hop rischiano di morire più spesso rispetto agli altri per omicidio; per quelli Blues e Jazz, le cause più frequenti sono le malattie cardiache e i tumori; mentre i metallari e i punk, sono quelli più a rischio se consideriamo la morte per abuso di droghe, alcol o suicidio.

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A questo punto, e grazie all’attenta disamina della professoressa Kenny, è stato evidente che, del “Club of 27”, a suscitare interesse non è tanto il decesso degli artisti all’età di 27 anni (sono molto più numerosi quelli deceduti a 28), ma il fatto che a quell’età sono morti solo dei musicisti molto famosi. Insomma, siamo ancora lontani dal dimostrare che quello del musicista è il mestiere più pericoloso del mondo; però le statistiche mostrano in maniera esplicita l’elevata mortalità in questo settore professionale al pari di tanti altri che con la “Ribalta” non hanno nulla a che fare. “C’è il sacro terrore della morte, ma la morte è un fatto naturale, credo che la morte sia una amica dell’uomo, perché mette fine a quel grande dolore che è la vita.” Jim Morrison.

Umberto De Giosa

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