QUANDO SAPERE È UN REATO

E’ passato più di un mese dal sequestro delle liceali nigeriane rapite

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Quello che per noi occidentali sembra essere un diritto oltre che una cosa normalissima, un qualcosa che ci accompagna sin da piccoli e in alcuni casi non ci abbandona mai, in diversi Paesi come India, Etiopia, Nigeria e Pakistan è un reato. Si parla di istruzione, un diritto che non dovrebbe essere negato in un paese civile e moderno. Un diritto che è funzionale ad altri diritti umani, un diritto che serve a rendere le persone consapevoli di ciò che si è e di ciò che non si deve essere. Nei paesi più poveri e più arretrati del terzo mondo il diritto all’istruzione è vietato. Il tasso di analfabetismo è altissimo, in particolar modo tra le bambine. Una bambina che nasce e cresce in un paese di questo tipo non ha la possibilità di sognare, di sviluppare le proprie capacità intellettive e di formarsi, di creare il proprio “bagaglio culturale”. L’istruzione viene vista come un peccato. Tutte le bambine che provano a sottrarsi a tale destino subiscono delle punizioni corporali, vessazioni psicologiche e torture di vario genere.

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Quello che è successo il 14 maggio in Nigeria è inammissibile. Oltre 200 ragazze di età compresa tra i 12 e i 18 anni sono state prelevate con l’inganno e la forza dai loro dormitori di Chibock (Borno State) dal gruppo estremista Boko Haram. Questo solo perché le ragazze si erano ribellate al sistema vigente e avevano rivendicato il diritto all’istruzione.

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I terroristi che hanno rapito le giovani studentesse hanno reso nota l’intenzione di venderle come schiave. L’annuncio, divulgato sul web, ha fatto scattare immediatamente una campagna di sensibilizzazione trasversale che è iniziata dalla studentessa pakistana Malala Yousafzai, ferita nel 2012 da due uomini armati mentre ritornava da scuola, e che è stata rilanciata dal governo inglese e americano. Sono stati coinvolti anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e l’Università del Cairo di al Azhar, la più ascoltata istituzione dell’universo musulmano sunnita.

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Ma i mostri non si fermano. Secondo il quotidiano nigeriano The Trent, il sequestro delle ragazze è solo uno degli attacchi di Boko Hara nel nord-est della Nigeria. Il gruppo terrorista attacca tutto ciò che considera contrario alle idee islamiche, incluso i bambini che ricevono un’istruzione occidentale. Si pensi solo che lo scorso 24 febbraio sostenitori del gruppo Boko Haram sono entrati nelle scuole maschili a Yobe e hanno ucciso 59 ragazzi. Nel 2011, l’ex ambasciatore americano in Nigeria, John Campbell, ha avvertito dalle pagine della rivista Foreign Affairs dell’aumento della pericolosità di Boko Haram. L’obiettivo, secondo il diplomatico, “va dalla liberazione dei simpatizzanti in carcere fino al rafforzamento della sharia in alcune zone, oltre alla distruzione dello Stato attuale per sostituirlo con uno Stato islamico”.

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Il presidente Goodluck Jonathan ha escluso qualsiasi possibilità di uno scambio di prigionieri, di rilasciare cioè detenuti islamici contro la liberazione delle ragazze, come richiesto qualche tempo fa dal capo di Boko Haram, Abubakar Shekau. Dopo il video che aveva mostrato le adolescenti coperte dal velo, il governo nigeriano si era detto aperto al dialogo ma "non ci saranno negoziati con Boko Haram che includano uno scambio" ha riferito il sottosegretario britannico per l’Africa, Mark Simmonds in visita ad Abuja.

cms_719/abubakar_(1).jpgIl gruppo estremista islamico Boko Haram sarebbe pronto a rinunciare alla richiesta di liberazione dei suoi comandanti militari, e sarebbe disposto a rilasciare la metà delle oltre duecento studentesse rapite. Lo scrive il britannico Daily Telegraph, citando fonti vicine al gruppo islamista. I Boko Haram sarebbero pronti ad avviare già nei prossimi giorni un rilascio graduale delle ragazze in cambio della liberazione di alcuni appartenenti al gruppo islamico che si trovano nelle prigioni nigeriane, ma non di alti comandanti del gruppo, scrive il quotidiano. Se confermata, la decisione costituirebbe una notevole ’concessione’, cui il gruppo terroristico è giunto in seguito alla consapevolezza che il rilascio di alti comandanti islamisti sarebbe politicamente impossibile per il governo nigeriano. Tra i prigionieri che potrebbero essere liberati ci sarebbero mogli e familiari di combattenti di Boko Haram. "Il gruppo ha inoltre compilato una lista di figure di più basso profilo per cui chiede la liberazione", precisano ancora le fonti citate dal Daily Telegraph. Se quest’ultima proposta dovesse andare in porto quindi i Boko Haram rilascerebbero fino a 100 delle ragazze, forse già a partire dall’inizio della settimana, che verrebbero lasciate "in un luogo s icuro e le autorità verrebbero avvertite con indicazioni su dove trovarle".

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A Ginevra, il comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne ha invitato la Nigeria a "utilizzare tutti gli strumenti necessari per ottenere la liberazione delle ragazze". Obama ha già fatto arrivare in Nigeria esperti dei servizi segreti, Hollande promette una squadra specializzata e gli inglesi manderanno delle teste di cuoio. Il gruppo oltranzista islamico è stato "messo al bando come organizzazione terroristica" anche dall’Australia, in accordo con la Nigeria e i partner internazionali, ha annunciato il primo ministro Tony Abbott.

cms_719/Michelle_Obama(1).jpgNel mondo sono in corso manifestazioni e cortei per chiedere la liberazione delle ragazze rapite ormai da più di un mese nelle mani dei fanatici di Boko Haram che hanno prima minacciato di venderle come schiave e poi proposto lo scambio. Nei mercati del Ciad o del Camerun si vendono effettivamente ragazze, a 12 dollari l’una. Ragazze nigeriane non siete sole. Il nostro cuore è con voi, in tutto il mondo”: è l’appello lanciato da Kerry Kennedy figlia di Bob Fitzgerald Kennedy e nipote di JFK, in un video messaggio, rilasciato in esclusiva alla web radio di attualità internazionale Oltreradio.La Nigeria è diventata nel frattempo la prima economia africana, superando anche il Sudafrica: ma le ricchezze sono nelle mani di pochi fortunati, sul resto regna la miseria.

Giacomo Giuseppe Marcario

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