QUALCHE CENNO SULL’ECONOMIA ITALIANA

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Il termine economia ha un significato profondamente esplicativo, poiché indica un modo di utilizzare il denaro diretto ad ottenere il massimo vantaggio con il minimo dispendio di risorse. Denota, dunque, una maniera oculata e responsabile di maneggio del denaro. Ciò implica la creazione di un sistema fatto di relazioni economiche parsimoniose e intelligenti. Ecco, dunque, il punto del problema. La maggior parte delle persone non possiede una educazione finanziaria, perciò cade nel tranello del “facile e subito” finanziato a rate. Così comincia l’indebitamento - mutuo di casa, rate della macchina, smartphone e quant’altro - che, poi, non consente di usare il denaro per necessità impellenti, e neanche per dare uno slancio al paese. Se il bisogno è fondamentale, come ad esempio il dentista, ci si indebita ulteriormente. Finché ci si accorge di aver l’acqua alla gola. Oppure si scelgono mete diverse da quelle italiane quale può essere, nel caso del dentista, la Croazia.

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Nel frattempo il regime fiscale italiano, a fronte di una chiusura mentale in fatto di crescita e sviluppo, blocca la possibilità di riuscita ed espansione industriale e finanziaria. Insomma, una sorta di autogoal. Per non parlare dei danni creati da coloro che evadono il fisco e gravano su chi, invece, paga fino all’ultimo centesimo. Certamente, così, la forbice tra ricchi e poveri si allarga investendo, soprattutto, la classe media. A risentirne, però, sono tutti perché il motore dell’economia non riguarda la piccola percentuale di ricchi ma il restante, ossia la misura maggioritaria che chiede mutui, prestiti, compra appartamenti, viaggia in treno ecc… sicuramente il perno della crescita economica. Inoltre, l’Italia si scontra con un ulteriore problema, quello della distanza sempre più sentita tra Nord e Sud. Un peccato a priori in quanto il turismo italiano e straniero si ciba delle bellezze artistiche, della meraviglia marittima e delle gustose prelibatezze del Mezzogiorno. Un paradiso non sfruttato in maniera adeguata. Eppure il denaro non manca e neppure le risorse, semmai (tornando alla definizione di economia) scarseggia la capacità di razionalizzare il denaro con il fine di smuovere il paese e non semplicemente sopravvivere, rilanciando il marchio made in Italy e l’Italia stessa. Senza contare un altro cruccio che mette alle strette l’Italia, ardentemente desiderata all’interno dell’unione e, al contempo, temuta per le sue potenzialità quindi frenata.

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Che fare allora? Occorre rinnovare l’intero sistema di gestione del denaro a partire dalle piccole realtà, diminuire l’evasione fiscale di piccoli e grandi, sfoltire la corruzione, modificare l’orientamento al lavoro dei giovani, facilitare lo spostamento lavorativo degli occupati e preservare il marchio italiano, purtroppo ultimamente svenduto al resto del mondo. Il lavoro c’è, il denaro pure. Sono gli ingranaggi che vanno sbloccati.

Alessia Gerletti

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