Puccini non ha paura

Baciami_Ancora.jpg

cms_183/N.jpgAccetto ben volentieri l’invito rivoltomi dall’“International Post” e per esso dal Direttore, il giornalista , Attilio miani, a pubblicare uno dei miei romanzi su questo formidabile ed Internazionale strumento d’informazione. Tutta la Redazione e migliaia di lettori, mi hanno detto d’essere rimasti “estasiati” dalla lettura di questo libro.Non so se dar credito a chi si innamora di un intreccio narrativo, perché non è obiettivo. E poi, lo sanno tutti che chi apprezza ciò che scrivo è matto da legare. E quindi decido di legare il Direttore al suo scranno con pesanti gomene, e mentre lo faccio, penso: però, è vero che una iniziativa del genere è un po’ retrò ed anche pericolosa, visto che il romanzo d’appendice, altrimenti detto feuilleton, s’è usato da metà ottocento ai primi decenni del novecento per promuovere le vendite dei giornali con prodotti letterari mediamente di basso profilo per coinvolgere le masse meno acculturate, ma in questo caso, forse, mi proteggerà da un simile accostamento il tempo e, soprattutto, “lui”. Lui chi? Sempre curiosi, eh? Ma lui, il mitico Giacomo Puccini!

cms_183/Baciami_Ancora.jpgE già, perché è lui che sostiene il mio “Baciami ancora – thriller d’amore e musica”, che troverete pubblicato a puntate sull’International Post. È Giacomo, e non io, ad animare Athor Zikowsky, affascinante artista di strada-tenore, ed è sempre il compositore a dare vita alla splendida Caterina Vinci, al sordido Mario Tosches, al controverso Sostituto Procuratore Conte, insomma a tutti i personaggi che avrete modo di conoscere man mano che vi farete catturare dalle spire dei sentimenti (positivi e non), di questo mio racconto. E proprio mentre termino di immobilizzare il Direttore (che adesso riesce a malapena a muovere le palpebre gridando che almeno gli si dia una copia di questo mio libro da leggere sfogliando le pagine con la lingua che non ho imbrigliato), mi viene in mente che in Italia il patrimonio artistico che più ci distingue è costituito dalla pittura, dalla scultura, dalle architetture e dalla lirica; in particolare, quest’ultima, nelle forme del melodramma ottocentesco e di quello dei primi del novecento. Eppure quando si terminano le scuole (e spesso molto più oltre) è difficile che i più sappiano se la cappella sistina è stata affrescata da Michelangelo o da Raffaello o se la Tosca l’ha musicata Puccini piuttosto che Verdi (perché nell’immaginario di molti il duello è confinato a questi due geni del pentagramma). Chissà perché un Paese investe meno proprio su ciò che più conta per la propria riscossa, dedicando un tempo prossimo alla zero allo studio di quello che altri popoli anelano di ammirare, di avere a portata di mano, di studiare, invidiando i connazionali degli autori di simili bellezze. Anche un suicidio è meno masochistico di siffatto atteggiamento che è frutto di politiche strabiche, distorte, che però (temo) affondano le radici nell’intimo convincimento da parte dei più circa il fatto che scuola ed università servono ad avere pezzi di carta buoni forse ad alimentare per pochi attimi la fiamma del “caminetto ingannatore” del poeta Rodolfo (v. La Bohème). Volete che dica proprio come la penso? Ebbene, con la cultura si mangia, ed è un asino matricolato chi pensa il contrario! Ma poi va’ a capire la cultura che cos’è. Se è quella che fece diventare così acida la mia Professoressa di Italiano dei primi anni Italiano del Liceo o quella che alimentò la spocchia del Professore di Italiano degli anni successivi, meglio restare ignoranti. Ma se è un’altra cosa… Ma cosa? E siete sempre curiosi, non vi sopporto quasi più. Forse la cultura è semplicemente una disposizione dell’anima. A guardare, a capire, a incuriosirsi. Il resto viene da sé. Il Direttore sta slinguacciando sul mio libro. Ora lo libero, sennò quella copia dovrò gettarla nel solito caminetto ingannatore del poeta Rodolfo e, umidiccia come sarà, nemmeno prenderà fuoco. Povero Rodolfo, povera Mimì. Beh, s’è fatto tardi, devo andare. Vi saluto con affetto. Ci scriviamo presto. E fatemi sapere se il romanzo vi intriga. A proposito, una breve precisazione: questo mio thriller precede, come idea e pubblicazione, il “Baciami ancora” prodotto dalla cinematografia nostrana, e non ha nulla che vedere con essa. Ma proprio nulla di nulla. E tornerò a breve a parlare di cinema e di cultura. E saranno dolori per molti. Il “cobra” non perdona. Beh, ora vado proprio. Nei cieli bigi vedo fumar dai mille comignoli Parigi…

Nicola D’Agostino

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